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(ansa)

Liti su Rai, Tav e conti: il grande stallo d'agosto

La Vigilanza al cda di Viale Mazzini: "Indicate un nuovo presidente". Oggi vertice sulla manovra. Di Maio: reddito di cittadinanza al Senato. Ma è tutto un rinvio
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La tregua di Ferragosto tra Di Maio e Salvini viene siglata tra tensioni, scintille a distanza e un fascio di nervi tesi. E passa attraverso il congelamento di fatto del contratto di governo.
Troppe le divergenze e i nodi irrisolti per trovare una soluzione prima del rompete le righe: manovra d'autunno, presidenza (e future direzioni) Rai, i cantieri aperti e sospesi delle grandi opere, dalla Tav alla Tap. Per non dire di Ilva e Alitalia. Su tutto il "governo del cambiamento" ha issato una momentanea bandiera bianca, rinviando alla ripresa di settembre. L'irritazione del ministro dell'Economia Giovanni Tria raccontano sia palpabile, così la preoccupazione del premier Giuseppe Conte che in queste ore sta cercando di mediare su più fronti, sulla Rai in particolare. A fare da sottofondo, i campanelli d'allarme suonati da giorni dal sottosegretario leghista alla Presidenza Giancarlo Giorgetti.

Uno spaccato del clima e degli equilibri precari lo off…
La tregua di Ferragosto tra Di Maio e Salvini viene siglata tra tensioni, scintille a distanza e un fascio di nervi tesi. E passa attraverso il congelamento di fatto del contratto di governo.
Troppe le divergenze e i nodi irrisolti per trovare una soluzione prima del rompete le righe: manovra d'autunno, presidenza (e future direzioni) Rai, i cantieri aperti e sospesi delle grandi opere, dalla Tav alla Tap. Per non dire di Ilva e Alitalia. Su tutto il "governo del cambiamento" ha issato una momentanea bandiera bianca, rinviando alla ripresa di settembre. L'irritazione del ministro dell'Economia Giovanni Tria raccontano sia palpabile, così la preoccupazione del premier Giuseppe Conte che in queste ore sta cercando di mediare su più fronti, sulla Rai in particolare. A fare da sottofondo, i campanelli d'allarme suonati da giorni dal sottosegretario leghista alla Presidenza Giancarlo Giorgetti.

Uno spaccato del clima e degli equilibri precari lo offre quanto accade quando alle 16 il decreto dignità diventa legge in via definitiva al Senato. Nella stanza del governo a Palazzo Madama si ritrovano per festeggiare il successo il presidente del Consiglio con il suo vice 5stelle e i ministri Bonafede, Toninelli e Fraccaro: nel selfie di esultanza non compare alcun collega di governo leghista, non a caso. Tanto meno Salvini, volato a Foggia per un vertice dopo la strage dei 12 immigrati, che del resto aveva già disertato il cdm di approvazione del decreto. Con gli imprenditori del Nord in rivolta contro la stretta sui contratti a termine ha davvero poco da festeggiare.

Se è per questo, il capo della Lega si farà rappresentare da Giorgetti anche stasera quando si terrà un nuovo vertice di maggioranza sulla legge di stabilità, con Conte, Di Maio e Tria. Sarà interlocutorio, mettono già tutti le mani avanti, consapevoli che ci saranno pochi margini per i cavalli di battaglia, anche se Salvini insiste su Flat tax e Fornero, Di Maio ancora ieri sera ai gruppi sul reddito di cittadinanza: "I soldi ci sono, ora proposta di legge al Senato". Quel che è certo è che entro il 27 settembre il governo dovrà presentare la nota di aggiornamento e allora dovrà scoprire le sue carte. A cominciare dal rispetto o meno del vincolo europeo del 3 per cento debito/Pil, quello che per Salvini ormai "non è una Bibbia". E chissà se nella trattativa col M5S sull'eventuale strappo non entri il braccio di ferro sulle grandi opere, come la Tav in Piemonte e il gasdotto Tap in Puglia.

Possibile che a Palazzo Chigi oggi si torni a parlare del macigno Rai. Ma per Salvini e Giorgetti il presidente "bocciato" in Vigilanza, Marcello Foa, resta "il migliore possibile". Il vicepremier 5stelle ha già fatto sapere che in queste condizioni non si procederà alle nomine dei direttori. Nemmeno delle postazioni lasciate vacanti (Tgr, Raisport, RadioRai e ad di Rai pubblicità), coperte al più ad interim dai vice. Il nome tornato a circolare di Antonio Di Bella (oggi Rainews) al posto di Foa non viene preso in considerazione dalla Lega. E il cda Rai di oggi si limiterà a siglare i contratti per "90' Minuto" e la soap "Un posto al sole". Ma questo cda potrà occuparsi solo di "ordinaria amministrazione, serve un presidente legittimato", scrive in una lettera-monito la Vigilanza presieduta da Alberto Barachini. I leghisti guidati da Massimiliano Capitanio prendono le distanze dal documento: "Non ha rispettato l'esito della discussione", nei confronti del cda "nessuna inibizione". Sarà pure tregua d'agosto, ma dietro c'è l'impasse su tutto.