La crociata anti M5S dei giornali di destra
Luca Bottura , di LUCA BOTTURAI quotidiani di Feltri e Sallusti si muovono all'unisono contro il Movimento. Come se Berlusconi, o chi per lui, credesse davvero alla favola di una coalizione ancora vigente con la Lega
Che la carta stampata sia morta è una notizia fortemente esagerata, ma certo avanza con dinamiche infinitamente più lente rispetto alla rete. Mentre sul web la saldatura del popolo di Destra è plastica, con le bandierine tricolori che affollano sia i profili leghisti che quelli grillini, i troll pentastellati che intervengono in difesa del Capitano, le argomentazioni correlate da generico antagonismo gentista, i quotidiani tradizionali si muovono ancora con modalità antiche, come se il 60 per cento giallo-bruno non si fosse plasmato reciprocamente ben prima dei propri leader.
La prova (l'indizio, va') sono il Giornale e Libero che da qualche tempo, dopo una lunga equivicinanza, si muovono all'unisono per mazzuolare il MoVimento. Come se Berlusconi, o chi per lui, credesse davvero alla favola di una coalizione ancora vigente con la Lega. O si fosse convinto che il fuoco amico salviniano presto abbatterà i flebili alleati, spalancando la p…
La prova (l'indizio, va') sono il Giornale e Libero che da qualche tempo, dopo una lunga equivicinanza, si muovono all'unisono per mazzuolare il MoVimento. Come se Berlusconi, o chi per lui, credesse davvero alla favola di una coalizione ancora vigente con la Lega. O si fosse convinto che il fuoco amico salviniano presto abbatterà i flebili alleati, spalancando la p…
Che la carta stampata sia morta è una notizia fortemente esagerata, ma certo avanza con dinamiche infinitamente più lente rispetto alla rete. Mentre sul web la saldatura del popolo di Destra è plastica, con le bandierine tricolori che affollano sia i profili leghisti che quelli grillini, i troll pentastellati che intervengono in difesa del Capitano, le argomentazioni correlate da generico antagonismo gentista, i quotidiani tradizionali si muovono ancora con modalità antiche, come se il 60 per cento giallo-bruno non si fosse plasmato reciprocamente ben prima dei propri leader.
La prova (l'indizio, va') sono il Giornale e Libero che da qualche tempo, dopo una lunga equivicinanza, si muovono all'unisono per mazzuolare il MoVimento. Come se Berlusconi, o chi per lui, credesse davvero alla favola di una coalizione ancora vigente con la Lega. O si fosse convinto che il fuoco amico salviniano presto abbatterà i flebili alleati, spalancando la porta a nuove elezioni nelle quali poter andare all'incasso, portando in dote il suo "poco per cento" che però potrebbe fare la differenza nel consegnare il Paese all'esercito del selfie.
Così, mentre La Verità e il GdG, più giovani e dunque più reattivi, si giostrano con sagacia nel campo del benaltrismo aggressivo, Sallusti e Feltri imbracciano il fucile a pallini. Il Giornale, ieri, ha aperto con sobrietà sul possibile taglio delle cosiddette "pensioni d'oro": "I ladri confessano". A centro pagina, sopra uno sbarazzino riquadro che commemorava il volo di Gabriele D'Annunzio su Fiume, un bell'attacco all'"ombra di un accordo coi rom" sulla "spiaggia Spelacchio" della Raggi. A pagina 2, la brillante intervista a Francesco Alberoni: "Il M5S odia chi ha successo", in cui il noto sociologo non parlava di se stesso. A taglio basso, M. Barone - curiosamente privo del nome di battesimo - attaccava Di Maio "che non ha mai lavorato" ma vuole scipparlo dei contributi. E poi Tajani che conta i posti di lavoro messi a rischio dai pentastellati, un pezzone sui grillini anti-Tav e vicini ai centri sociali, a pagina 6 l'accusa alla Lega di piegarsi alla linea Cinque Stelle sui vaccini...
Libero, sullo stesso tema, portava un'apertura prettamente satirica - "Ma vaccinatevi il cervello" - sormontante un editoriale di Feltri, al solito, particolarmente pacato: "Chi non vuole i vaccini obbligatori è ignorante come un tamburo rotto". A pagina 2, l'apertura: "Il virus M5S colpisce ancora". Pagina 4, attacco alzo zero al ministro contro la Sanità, Giulia Grillo: "Che disastro le nomine all'agenzia del farmaco". Pagina 5: foto di Di Maio e titolo soft: "Tagliate le vostre lingue, non le nostre pensioni". Il tutto badando bene a scindere Salvini dai grillini, con tanto di "intervento" firmato dal leader leghista in prima pagina, prelevato in realtà dalla prefazione da un libro di Paolo "boom boom" Becchi.
Lunedì l'editoriale di Libero ("Dai soldi alla salute: le boiate del governo grillino") aveva supplicato il lìder leghista di commissariare anche la politica grillina, visto che "sull'immigrazione non sbaglia un colpo". Bum. Dentro, un colossale "M5S inaffidabile", per cui "Forza Italia pensa a una denuncia penale". E via di questo passo. In un gioco comunque utile alla Destra cartacea, storica e recente, per continuare a giocare all'opposizione anche stando al Governo. Le tirature ringraziano.
A quel che resta dell'opposizione rimane ora una sola speranza: che i vertici grilloleghisti si divarichino come i loro giornali di area, pensando di rappresentare realmente elettorati diversi. E si cannibalizzino. Sulla base di un grosso equivoco. Perché per la base, quella vera, non saranno certo un vaccino, una Tav in più o in meno, o un editoriale puntuto a fare la benché minima differenza.
La prova (l'indizio, va') sono il Giornale e Libero che da qualche tempo, dopo una lunga equivicinanza, si muovono all'unisono per mazzuolare il MoVimento. Come se Berlusconi, o chi per lui, credesse davvero alla favola di una coalizione ancora vigente con la Lega. O si fosse convinto che il fuoco amico salviniano presto abbatterà i flebili alleati, spalancando la porta a nuove elezioni nelle quali poter andare all'incasso, portando in dote il suo "poco per cento" che però potrebbe fare la differenza nel consegnare il Paese all'esercito del selfie.
Così, mentre La Verità e il GdG, più giovani e dunque più reattivi, si giostrano con sagacia nel campo del benaltrismo aggressivo, Sallusti e Feltri imbracciano il fucile a pallini. Il Giornale, ieri, ha aperto con sobrietà sul possibile taglio delle cosiddette "pensioni d'oro": "I ladri confessano". A centro pagina, sopra uno sbarazzino riquadro che commemorava il volo di Gabriele D'Annunzio su Fiume, un bell'attacco all'"ombra di un accordo coi rom" sulla "spiaggia Spelacchio" della Raggi. A pagina 2, la brillante intervista a Francesco Alberoni: "Il M5S odia chi ha successo", in cui il noto sociologo non parlava di se stesso. A taglio basso, M. Barone - curiosamente privo del nome di battesimo - attaccava Di Maio "che non ha mai lavorato" ma vuole scipparlo dei contributi. E poi Tajani che conta i posti di lavoro messi a rischio dai pentastellati, un pezzone sui grillini anti-Tav e vicini ai centri sociali, a pagina 6 l'accusa alla Lega di piegarsi alla linea Cinque Stelle sui vaccini...
Libero, sullo stesso tema, portava un'apertura prettamente satirica - "Ma vaccinatevi il cervello" - sormontante un editoriale di Feltri, al solito, particolarmente pacato: "Chi non vuole i vaccini obbligatori è ignorante come un tamburo rotto". A pagina 2, l'apertura: "Il virus M5S colpisce ancora". Pagina 4, attacco alzo zero al ministro contro la Sanità, Giulia Grillo: "Che disastro le nomine all'agenzia del farmaco". Pagina 5: foto di Di Maio e titolo soft: "Tagliate le vostre lingue, non le nostre pensioni". Il tutto badando bene a scindere Salvini dai grillini, con tanto di "intervento" firmato dal leader leghista in prima pagina, prelevato in realtà dalla prefazione da un libro di Paolo "boom boom" Becchi.
Lunedì l'editoriale di Libero ("Dai soldi alla salute: le boiate del governo grillino") aveva supplicato il lìder leghista di commissariare anche la politica grillina, visto che "sull'immigrazione non sbaglia un colpo". Bum. Dentro, un colossale "M5S inaffidabile", per cui "Forza Italia pensa a una denuncia penale". E via di questo passo. In un gioco comunque utile alla Destra cartacea, storica e recente, per continuare a giocare all'opposizione anche stando al Governo. Le tirature ringraziano.
A quel che resta dell'opposizione rimane ora una sola speranza: che i vertici grilloleghisti si divarichino come i loro giornali di area, pensando di rappresentare realmente elettorati diversi. E si cannibalizzino. Sulla base di un grosso equivoco. Perché per la base, quella vera, non saranno certo un vaccino, una Tav in più o in meno, o un editoriale puntuto a fare la benché minima differenza.