I soliti giornaloni pagati coi contributi di Stato, intrisi fino al midollo di falso buonismo, continuano a elucubrare su isolati episodi ai danni di clandestini per attaccare il Governo del cambiamento. In particolare, si concentrano sul Capitano Matteo Salvini, che nel giorno di Genova aveva contrapposto esultante la tragedia del Morandi al respingimento di alcuni irregolari, certamente migranti economici, per cui la pacchia è giustamente finita.
Ipocriti. Come se il presunto clima ostile verso i neri fosse colpa sua, o di Giorgia Meloni, che ieri ha additato due sinti di etnia torinese che sciacallavano a Genova e ha raccolto le solite offese radical chic di chi non ha capito il punto: ce l’aveva coi torinesi, mica coi sinti.
Ma il popolo si è svegliato, siamo incazzati come bestie e tutto questo non lo accetteremo più. Vorrebbero farci credere - pfui - che i cinque minori menati ieri a Partinico, il nero pestato a Lamezia, le fucilate contro un camerunense ad Aprilia, siano legate tra loro solo perché, per pura coincidenza, sono avvenute a poche ore di distanza. Mentre si tratta con ogni evidenza di sana, salutare, italianissima goliardia. E invece di combatterla, basterebbe studiare la storia di chi è già caduto nello stesso errore. Con esiti controproducenti.
Come Rosa Parks, che nel ’55 rifiutò i posti a lei riservati in autobus e diede inizio alla discriminazione di cui i suoi fratelli neri sono vittime ancora oggi da parte dei mezzi di trasporto del Pd. E viaggiano in piedi. O come Malcolm Little, fratello minore di Stuart, che abbandonò una carriera certa nei disegni animati per assumere il buffo cognome di X. Che corrisponde a un bersaglio. Infatti gli spararono. O come Martin Luther King, che poteva starsene zitto e buono, vergognarsi a casetta sua di quel nome eretico, invece fu convinto dai progressisti a rendersi impopolare e pagò un terribile fio. E come Aretha Franklin, il cui celebre brano Respect, nel ’68, divenne l’inno di una sordida ma fortunata speculazione secondo cui i nostri amici meno fortunati venivano trattati malamente solo perché più scuri.
Avete notato una cosa? Sono tutti morti. Se non vi basta il buonsenso per capire cosa sia la goliardia, prendete almeno atto di un dato incontrovertibile: confutarla porta una sfiga terribile.
Ipocriti. Come se il presunto clima ostile verso i neri fosse colpa sua, o di Giorgia Meloni, che ieri ha additato due sinti di etnia torinese che sciacallavano a Genova e ha raccolto le solite offese radical chic di chi non ha capito il punto: ce l’aveva coi torinesi, mica coi sinti.
Ma il popolo si è svegliato, siamo incazzati come bestie e tutto questo non lo accetteremo più. Vorrebbero farci credere - pfui - che i cinque minori menati ieri a Partinico, il nero pestato a Lamezia, le fucilate contro un camerunense ad Aprilia, siano legate tra loro solo perché, per pura coincidenza, sono avvenute a poche ore di distanza. Mentre si tratta con ogni evidenza di sana, salutare, italianissima goliardia. E invece di combatterla, basterebbe studiare la storia di chi è già caduto nello stesso errore. Con esiti controproducenti.
Come Rosa Parks, che nel ’55 rifiutò i posti a lei riservati in autobus e diede inizio alla discriminazione di cui i suoi fratelli neri sono vittime ancora oggi da parte dei mezzi di trasporto del Pd. E viaggiano in piedi. O come Malcolm Little, fratello minore di Stuart, che abbandonò una carriera certa nei disegni animati per assumere il buffo cognome di X. Che corrisponde a un bersaglio. Infatti gli spararono. O come Martin Luther King, che poteva starsene zitto e buono, vergognarsi a casetta sua di quel nome eretico, invece fu convinto dai progressisti a rendersi impopolare e pagò un terribile fio. E come Aretha Franklin, il cui celebre brano Respect, nel ’68, divenne l’inno di una sordida ma fortunata speculazione secondo cui i nostri amici meno fortunati venivano trattati malamente solo perché più scuri.
Avete notato una cosa? Sono tutti morti. Se non vi basta il buonsenso per capire cosa sia la goliardia, prendete almeno atto di un dato incontrovertibile: confutarla porta una sfiga terribile.