Diciotti, Avramopoulos: “L'Italia non giochi sui migranti. Chi accusa l'Ue si spara sui piedi”
Alberto D’ArgenioIl commissario all'Immigrazione: "Le minacce all’Ue? Spero siano state dettate da una reazione d’istinto. Sul bilancio esistono obblighi di tipo giuridico, politico e morale"
"I politici italiani devono mettere fine al gioco delle accuse, attaccare l'Ue significa spararsi nei piedi. Alcuni responsabili di governo per ragioni di politica e consenso interno si comportano in modo poco responsabile mentre sui migranti è necessario andare avanti tutti insieme, oppure il progetto europeo è a rischio". Il commissario Ue alle Migrazioni, Dimitri Avramopoulos, al telefono non fa mai i nomi di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Gioca di equilibrismo vista la delicatezza della situazione in Italia e in Europa. Ma, seppur indirettamente, il politico espressione del centrodestra greco non rinuncia a lanciare messaggi forti. Primo, "non c'è nessuna crisi migratoria in corso". Secondo, "la priorità per tutti, Italia inclusa, dovrebbe essere quella di assicurare che le persone sulle navi siano sbarcate".
Commissario, in casi come quello della Diciotti, un governo dovrebbe dare ordine immediato di sbarco?
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Commissario, in casi come quello della Diciotti, un governo dovrebbe dare ordine immediato di sbarco?
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"I politici italiani devono mettere fine al gioco delle accuse, attaccare l'Ue significa spararsi nei piedi. Alcuni responsabili di governo per ragioni di politica e consenso interno si comportano in modo poco responsabile mentre sui migranti è necessario andare avanti tutti insieme, oppure il progetto europeo è a rischio". Il commissario Ue alle Migrazioni, Dimitri Avramopoulos, al telefono non fa mai i nomi di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Gioca di equilibrismo vista la delicatezza della situazione in Italia e in Europa. Ma, seppur indirettamente, il politico espressione del centrodestra greco non rinuncia a lanciare messaggi forti. Primo, "non c'è nessuna crisi migratoria in corso". Secondo, "la priorità per tutti, Italia inclusa, dovrebbe essere quella di assicurare che le persone sulle navi siano sbarcate".
Commissario, in casi come quello della Diciotti, un governo dovrebbe dare ordine immediato di sbarco?
"Non spetta alla Commissione dire dove vadano sbarcati, lo stabiliscono il diritto internazionale e la legge del mare, ma certamente bisogna trovare il modo di farli scendere subito a terra. Non sono nemici, non sono una minaccia per la sicurezza nazionale, sono solo persone vulnerabili e i governi hanno un imperativo umanitario ed etico da rispettare: bisogna sbarcarli e offrire loro assistenza e supporto".
Ma perché venerdì scorso la riunione degli sherpa a Bruxelles non è stata risolutiva?
"Il meeting era solo un primo passo, sono state discusse una rapida soluzione per la Diciotti e più in generale un meccanismo strutturale, sostenibile e permanente per gli sbarchi. Tutti i governi, tra l'altro, hanno sostenuto la necessità di un sistema di solidarietà che metta fine a queste situazioni".
Eppure è stato un flop e ci ritroviamo al punto di partenza.
"Le discussioni continuano a tutti i livelli, la Commissione continuerà a facilitare il dialogo in vista del summit europeo del 20 settembre".
Ma diversi governi sembrano avere perso la pazienza, non appaiono più intenzionati ad accettare che a ogni salvataggio l'Italia prenda in ostaggio i migranti incolpando l'Europa.
"Conosciamo bene le posizioni del governo italiano, credo che i politici del vostro Paese dovrebbero capire che in questo momento non siete soli, che l'Europa cerca di aiutarvi. Al contrario, chi attacca l'Unione si spara sui piedi".
Invece Salvini e Di Maio minacciano di sospendere i pagamenti al bilancio Ue.
"Penso e spero sia stata solo una reazione politica dettata dall'istinto. La Commissione dice chiaramente "no" alle minacce, non sono accettabili. Tutti i governi sono legalmente tenuti a rispettare gli obblighi che derivano dalla membership all'Unione. Obblighi giuridici, politici e morali. Il gioco delle accuse non porta da nessuna parte, non possiamo andare avanti con rimedi ad hoc per ogni nave. Il fenomeno migratorio non si fermerà a breve e quindi dobbiamo gestirlo tutti insieme come un'unica famiglia europea poiché le soluzioni nazionali non portano a niente se non al mancato rispetto della Convenzione di Ginevra".
Si riferisce alla dichiarazione di Salvini che ha minacciato di fare da solo se l'Europa non aiuterà l'Italia?
"Vorrei rassicurare i vostri cittadini che il numero dei migranti oggi è molto più basso rispetto al 2015, l'Europa e l'Italia hanno fatto molto e dobbiamo proseguire su questa strada, tenendo conto che al momento non stiamo vivendo una crisi. Anzi, ci troviamo in una fase assolutamente gestibile a patto ci sia la volontà politica di farlo".
Come? L'Italia sostiene che le conclusioni del summit di giugno prevedono di aprire tutti i porti europei e la ripartizione immediata di tutti i migranti, economici e rifugiati. Interpretazione corretta?
"Abbiamo già proposto una riforma del sistema di asilo e misure per coordinare gli sbarchi, ora tocca ai governi decidere ma dobbiamo restare uniti in quanto stiamo vivendo un momento critico per il futuro dell'Unione: abbiamo nelle nostre mani la salvaguardia del progetto europeo e i politici di tutti i Paesi, anche di quelli ai quali è chiesta solidarietà, devono essere responsabili altrimenti nei prossimi anni ne risponderanno di fronte ai cittadini. In sostanza, l'Italia deve accettare di sbarcare e identificare i migranti, anche con l'aiuto finanziario della Commissione e il pieno sostegno di Easo (ufficio europeo di sostegno per l'asilo, ndr) e gli altri governi non devono lasciare Roma da sola, devono farsi carico dei richiedenti asilo".
E i migranti economici che sono in numero maggiore?
"Devono essere rimpatriati e a settembre proporremo di aumentare i poteri della Guardia costiera Ue e di rinforzare le regole europee sui ritorni proprio per rimandare subito gli illegali nel Paese di origine".
Li accetteranno?
"Ci sono buoni segnali e proprio per questa ragione i governi devono capire che è loro interesse sostenere l'Europa".
E invece Salvini si dice pronto a rimandare i naufraghi in Libia.
"In questo momento non consideriamo che la Libia sia in condizione di essere considerate sicura per i ritorni".
Commissario, in casi come quello della Diciotti, un governo dovrebbe dare ordine immediato di sbarco?
"Non spetta alla Commissione dire dove vadano sbarcati, lo stabiliscono il diritto internazionale e la legge del mare, ma certamente bisogna trovare il modo di farli scendere subito a terra. Non sono nemici, non sono una minaccia per la sicurezza nazionale, sono solo persone vulnerabili e i governi hanno un imperativo umanitario ed etico da rispettare: bisogna sbarcarli e offrire loro assistenza e supporto".
Ma perché venerdì scorso la riunione degli sherpa a Bruxelles non è stata risolutiva?
"Il meeting era solo un primo passo, sono state discusse una rapida soluzione per la Diciotti e più in generale un meccanismo strutturale, sostenibile e permanente per gli sbarchi. Tutti i governi, tra l'altro, hanno sostenuto la necessità di un sistema di solidarietà che metta fine a queste situazioni".
Eppure è stato un flop e ci ritroviamo al punto di partenza.
"Le discussioni continuano a tutti i livelli, la Commissione continuerà a facilitare il dialogo in vista del summit europeo del 20 settembre".
Ma diversi governi sembrano avere perso la pazienza, non appaiono più intenzionati ad accettare che a ogni salvataggio l'Italia prenda in ostaggio i migranti incolpando l'Europa.
"Conosciamo bene le posizioni del governo italiano, credo che i politici del vostro Paese dovrebbero capire che in questo momento non siete soli, che l'Europa cerca di aiutarvi. Al contrario, chi attacca l'Unione si spara sui piedi".
Invece Salvini e Di Maio minacciano di sospendere i pagamenti al bilancio Ue.
"Penso e spero sia stata solo una reazione politica dettata dall'istinto. La Commissione dice chiaramente "no" alle minacce, non sono accettabili. Tutti i governi sono legalmente tenuti a rispettare gli obblighi che derivano dalla membership all'Unione. Obblighi giuridici, politici e morali. Il gioco delle accuse non porta da nessuna parte, non possiamo andare avanti con rimedi ad hoc per ogni nave. Il fenomeno migratorio non si fermerà a breve e quindi dobbiamo gestirlo tutti insieme come un'unica famiglia europea poiché le soluzioni nazionali non portano a niente se non al mancato rispetto della Convenzione di Ginevra".
Si riferisce alla dichiarazione di Salvini che ha minacciato di fare da solo se l'Europa non aiuterà l'Italia?
"Vorrei rassicurare i vostri cittadini che il numero dei migranti oggi è molto più basso rispetto al 2015, l'Europa e l'Italia hanno fatto molto e dobbiamo proseguire su questa strada, tenendo conto che al momento non stiamo vivendo una crisi. Anzi, ci troviamo in una fase assolutamente gestibile a patto ci sia la volontà politica di farlo".
Come? L'Italia sostiene che le conclusioni del summit di giugno prevedono di aprire tutti i porti europei e la ripartizione immediata di tutti i migranti, economici e rifugiati. Interpretazione corretta?
"Abbiamo già proposto una riforma del sistema di asilo e misure per coordinare gli sbarchi, ora tocca ai governi decidere ma dobbiamo restare uniti in quanto stiamo vivendo un momento critico per il futuro dell'Unione: abbiamo nelle nostre mani la salvaguardia del progetto europeo e i politici di tutti i Paesi, anche di quelli ai quali è chiesta solidarietà, devono essere responsabili altrimenti nei prossimi anni ne risponderanno di fronte ai cittadini. In sostanza, l'Italia deve accettare di sbarcare e identificare i migranti, anche con l'aiuto finanziario della Commissione e il pieno sostegno di Easo (ufficio europeo di sostegno per l'asilo, ndr) e gli altri governi non devono lasciare Roma da sola, devono farsi carico dei richiedenti asilo".
E i migranti economici che sono in numero maggiore?
"Devono essere rimpatriati e a settembre proporremo di aumentare i poteri della Guardia costiera Ue e di rinforzare le regole europee sui ritorni proprio per rimandare subito gli illegali nel Paese di origine".
Li accetteranno?
"Ci sono buoni segnali e proprio per questa ragione i governi devono capire che è loro interesse sostenere l'Europa".
E invece Salvini si dice pronto a rimandare i naufraghi in Libia.
"In questo momento non consideriamo che la Libia sia in condizione di essere considerate sicura per i ritorni".