Caso Diciotti, altri due reati contestati a Salvini
Salvo Palazzolo , di SALVO PALAZZOLODomani le carte dei pm al Tribunale dei ministri. Ipotizzati "sequestro a scopo di coazione" per forzare la mano alla Ue e omissione di atti di ufficio
Si aggrava l'atto d'accusa del procuratore Luigi Patronaggio contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini. L'ordine di bloccare i 177 migranti per dieci giorni sulla nave Diciotti ha fatto scattare altri due reati nel fascicolo che da sabato vede indagati il responsabile del Viminale e il suo capo di gabinetto. Non solo sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio. Al vaglio della magistratura c'è anche il "sequestro di persona a scopo di coazione": l'articolo 289 ter del codice penale cita chi vuole "costringere un terzo, sia questi uno Stato, un'organizzazione (...) a compiere un atto". È punito "con la reclusione da 25 e 30 anni", invece dei 10 del sequestro "semplice".
Nella ricostruzione della procura, Salvini ha tenuto in ostaggio 177 persone per costringere l'Unione Europea alla redistribuzione dei migranti contro la convenzione di Dublino. E poi c'è "l'o…
Nella ricostruzione della procura, Salvini ha tenuto in ostaggio 177 persone per costringere l'Unione Europea alla redistribuzione dei migranti contro la convenzione di Dublino. E poi c'è "l'o…
Si aggrava l'atto d'accusa del procuratore Luigi Patronaggio contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini. L'ordine di bloccare i 177 migranti per dieci giorni sulla nave Diciotti ha fatto scattare altri due reati nel fascicolo che da sabato vede indagati il responsabile del Viminale e il suo capo di gabinetto. Non solo sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio. Al vaglio della magistratura c'è anche il "sequestro di persona a scopo di coazione": l'articolo 289 ter del codice penale cita chi vuole "costringere un terzo, sia questi uno Stato, un'organizzazione (...) a compiere un atto". È punito "con la reclusione da 25 e 30 anni", invece dei 10 del sequestro "semplice".
Nella ricostruzione della procura, Salvini ha tenuto in ostaggio 177 persone per costringere l'Unione Europea alla redistribuzione dei migranti contro la convenzione di Dublino. E poi c'è "l'omissione d'atti d'ufficio", articolo 328, per la mancata risposta alla Guardia Costiera, che chiedeva il "Pos" (Place of Safety), il porto di sbarco dopo l'operazione di salvataggio. Catania era solo uno scalo tecnico. Domani Patronaggio manderà il suo atto d'accusa alla procura di Palermo, perché lo giri al tribunale dei ministri. Ma prima il procuratore chiede di conoscere i nomi di tutti i migranti rimasti sulla Diciotti, perché li considera "parti offese". La legge sul tribunale dei ministri prevede che venga data "immediata comunicazione ai soggetti interessati perché possano presentare memorie o chiedere di essere ascoltati". Potrebbero costituirsi contro Salvini anche associazioni a tutela degli immigrati, Legambiente si è già fatta avanti.
È davvero lungo l'elenco delle contestazioni per il ministro dell'Interno al vaglio del procuratore. Cinque reati, e uno di questi - l'abuso d'ufficio - per la violazione di otto norme. La prima: articolo 5 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. "Nessuno può essere privato della sua libertà". Peraltro nel nostro ordinamento non è previsto l'arresto dell'immigrato clandestino. Due. Salvini avrebbe violato l'articolo 13 della Costituzione ("La libertà personale è inviolabile"). Tre. Sarebbe stato violato l'articolo 10 comma tre della Costituzione, sul diritto di asilo allo straniero "al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche". Quattro. Si ipotizza che il ministro abbia violato il Regolamento di Dublino del 2013 sui criteri per le richieste di "protezione internazionale". Sulla Diciotti, questo diritto è rimasto sospeso persino per i minori non accompagnati e per le donne vittime di stupri. Cinque. Contestata la violazione dell'articolo 10 ter del Testo unico sull'immigrazione: prevede che i migranti vengano "tempestivamente informati" del diritto all'asilo. Sei. Salvini avrebbe violato l'articolo 47 della legge 7 aprile 2017 (Legge Zampa), che prevede il rilascio del permesso di soggiorno ai minori non accompagnati. I 29 della Diciotti hanno potuto lasciare la nave solo dopo l'ispezione del procuratore. Sette. Per la procura, il ministro dell'Interno ha violato l'articolo 60 della Convenzione di Istanbul e l'articolo 7 del decreto legislativo del 19/11/2007, numero 251: norme che prevedono la massima tutela per le donne che hanno subito violenza. Le 11 eritree abusate nei campi libici potevano avere subito lo status di rifugiati. Infine, l'ottava violazione contestata a Salvini: non aver indicato subito il porto di sbarco. È previsto da norme internazionali, come il "Safety of life" del 1974, ma anche dalla procedura di coordinamento fra Viminale e Guardia costiera (la "Sop 009/2015").
Ora, la legge prevede che Patronaggio mandi tutto ai colleghi di Palermo. E la procura guidata da Francesco Lo Voi rivaluterà l'impianto accusatorio, potrebbe anche ridimensionarlo, prima ancora di mandare il fascicolo al tribunale dei ministri. Suonerebbe come una sconfessione per Patronaggio, che a quel punto potrebbe anche sollevare un "conflitto positivo di competenza" davanti al procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, per chiedere di esserci anche lui nella squadra dell'accusa contro Salvini. Un modo per blindare l'atto d'incolpazione.
Nella ricostruzione della procura, Salvini ha tenuto in ostaggio 177 persone per costringere l'Unione Europea alla redistribuzione dei migranti contro la convenzione di Dublino. E poi c'è "l'omissione d'atti d'ufficio", articolo 328, per la mancata risposta alla Guardia Costiera, che chiedeva il "Pos" (Place of Safety), il porto di sbarco dopo l'operazione di salvataggio. Catania era solo uno scalo tecnico. Domani Patronaggio manderà il suo atto d'accusa alla procura di Palermo, perché lo giri al tribunale dei ministri. Ma prima il procuratore chiede di conoscere i nomi di tutti i migranti rimasti sulla Diciotti, perché li considera "parti offese". La legge sul tribunale dei ministri prevede che venga data "immediata comunicazione ai soggetti interessati perché possano presentare memorie o chiedere di essere ascoltati". Potrebbero costituirsi contro Salvini anche associazioni a tutela degli immigrati, Legambiente si è già fatta avanti.
È davvero lungo l'elenco delle contestazioni per il ministro dell'Interno al vaglio del procuratore. Cinque reati, e uno di questi - l'abuso d'ufficio - per la violazione di otto norme. La prima: articolo 5 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. "Nessuno può essere privato della sua libertà". Peraltro nel nostro ordinamento non è previsto l'arresto dell'immigrato clandestino. Due. Salvini avrebbe violato l'articolo 13 della Costituzione ("La libertà personale è inviolabile"). Tre. Sarebbe stato violato l'articolo 10 comma tre della Costituzione, sul diritto di asilo allo straniero "al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche". Quattro. Si ipotizza che il ministro abbia violato il Regolamento di Dublino del 2013 sui criteri per le richieste di "protezione internazionale". Sulla Diciotti, questo diritto è rimasto sospeso persino per i minori non accompagnati e per le donne vittime di stupri. Cinque. Contestata la violazione dell'articolo 10 ter del Testo unico sull'immigrazione: prevede che i migranti vengano "tempestivamente informati" del diritto all'asilo. Sei. Salvini avrebbe violato l'articolo 47 della legge 7 aprile 2017 (Legge Zampa), che prevede il rilascio del permesso di soggiorno ai minori non accompagnati. I 29 della Diciotti hanno potuto lasciare la nave solo dopo l'ispezione del procuratore. Sette. Per la procura, il ministro dell'Interno ha violato l'articolo 60 della Convenzione di Istanbul e l'articolo 7 del decreto legislativo del 19/11/2007, numero 251: norme che prevedono la massima tutela per le donne che hanno subito violenza. Le 11 eritree abusate nei campi libici potevano avere subito lo status di rifugiati. Infine, l'ottava violazione contestata a Salvini: non aver indicato subito il porto di sbarco. È previsto da norme internazionali, come il "Safety of life" del 1974, ma anche dalla procedura di coordinamento fra Viminale e Guardia costiera (la "Sop 009/2015").
Ora, la legge prevede che Patronaggio mandi tutto ai colleghi di Palermo. E la procura guidata da Francesco Lo Voi rivaluterà l'impianto accusatorio, potrebbe anche ridimensionarlo, prima ancora di mandare il fascicolo al tribunale dei ministri. Suonerebbe come una sconfessione per Patronaggio, che a quel punto potrebbe anche sollevare un "conflitto positivo di competenza" davanti al procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, per chiedere di esserci anche lui nella squadra dell'accusa contro Salvini. Un modo per blindare l'atto d'incolpazione.