Fondi della Lega, sì al sequestro dei 49 milioni: sotto tiro anche le casse regionali
Marco Lignana , Marco Preve , di MARCO LIGNANA e MARCO PREVEPrimo obiettivo dei pm, i 5,6 milioni della tesoreria nazionale. Sarà confiscato ogni nuovo versamento
Non ci sono più vie di fuga, né scappatoie. Il tribunale del Riesame di Genova ha disposto il sequestro "anche delle somme di denaro che sono state depositate o verranno depositate sui conti correnti e depositi bancari intestati o comunque riferibili alla Lega Nord" fino a raggiungere quei 49 milioni di euro divenuti ormai un incubo per il Carroccio. Soldi, secondo la sentenza che ha condannato l'ex leader Bossi, l'ex tesoriere Belsito e tre ex revisori dei conti, ricevuti come rimborsi elettorali ma figli di rendicontazioni fasulle fra il 2008 e il 2010.
Un colpo che, per usare le parole del sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, può significare la fine del partito. E un colpo che rafforza, pure, un altro filone di indagine, quello che ipotizza il riciclaggio di denaro nel periodo di Roberto Maroni e Matteo Salvini alla guida del partito.
Ieri il tribunale di Riesame ha seguito i paletti che la Cassazione aveva fissato su ricorso della …
Un colpo che, per usare le parole del sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, può significare la fine del partito. E un colpo che rafforza, pure, un altro filone di indagine, quello che ipotizza il riciclaggio di denaro nel periodo di Roberto Maroni e Matteo Salvini alla guida del partito.
Ieri il tribunale di Riesame ha seguito i paletti che la Cassazione aveva fissato su ricorso della …
Non ci sono più vie di fuga, né scappatoie. Il tribunale del Riesame di Genova ha disposto il sequestro "anche delle somme di denaro che sono state depositate o verranno depositate sui conti correnti e depositi bancari intestati o comunque riferibili alla Lega Nord" fino a raggiungere quei 49 milioni di euro divenuti ormai un incubo per il Carroccio. Soldi, secondo la sentenza che ha condannato l'ex leader Bossi, l'ex tesoriere Belsito e tre ex revisori dei conti, ricevuti come rimborsi elettorali ma figli di rendicontazioni fasulle fra il 2008 e il 2010.
Un colpo che, per usare le parole del sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, può significare la fine del partito. E un colpo che rafforza, pure, un altro filone di indagine, quello che ipotizza il riciclaggio di denaro nel periodo di Roberto Maroni e Matteo Salvini alla guida del partito.
Ieri il tribunale di Riesame ha seguito i paletti che la Cassazione aveva fissato su ricorso della procura di Genova: sequestrare "ovunque e presso chiunque siano custoditi" i 49 milioni, visto che finora la Guardia di Finanza ne ha trovati poco più di 3. I sequestri sono previsti dall'articolo 640 quater del codice penale, che punisce la truffa anche per erogazioni di denaro pubblico, e combinato con l'articolo 322 stabilisce la confisca dell'intero finanziamento. Il Riesame ha cassato punto per punto tutte le eccezioni presentate dagli avvocati leghisti Giovanni Ponti e Roberto Zingari.
Ora che succede? Nonostante la Lega entro i prossimi dieci giorni presenterà l'ennesimo ricorso, la Guardia di Finanza può partire immediatamente con i sequestri. Prima resta solo da definire una questione procedurale, ovvero se sia il tribunale o la Procura a dare materialmente la delega alle Fiamme Gialle.
La sentenza parla di soldi "comunque riferibili alla Lega Nord". Si partirà con la cassa centrale del partito nella quale gli stessi avvocati hanno certificato che dal settembre 2017 al luglio di quest'anno sono stati versati 5 milioni e 600mila euro fra donazioni di privati cittadini e versamenti dei parlamentari. Ma saranno aggredibili anche le diramazioni locali del partito. Anche perché lo scorso luglio sempre il tribunale del Riesame, dopo un'altra battaglia in Cassazione, aveva stabilito che esiste continuità patrimoniale tra la Lega Nord centrale e la Lega Toscana, creando un principio a cui ispirarsi per i sequestri futuri. Poi la "caccia" proseguirà anche nella galassia leghista: onlus, gruppi e associazioni come la "Più Voci", costituita nel 2015 dal tesoriere della Lega Giulio Centemero e dagli altri commercialisti Alberto di Rubba e Andrea Manzoni.
Tutto quel che la Finanza troverà, così come i 3 milioni già sequestrati, sarà "congelato" nel Fondo unico della giustizia, in attesa che la sentenza su Bossi e Belsito affronti nuovi gradi di giudizio (a Genova è in corso l'appello). Esiste un'alternativa: la Lega potrebbe chiedere alla procura una sorta di rateizzazione, anche per una cifra inferiore ai 49 milioni.
In situazioni analoghe la giustizia italiana, valutando costi - finanzieri impegnati per anni - e benefici, ha siglato accordi in tal senso. La sentenza del Riesame rafforza anche il secondo filone della "ricerca" dei soldi leghisti da parte di procura e finanzieri genovesi. Quella che procede per un'ipotesi di riciclaggio relativa a dieci milioni che dopo una serie di passaggi bancari vennero investiti dalla Sparkasse di Bolzano in un fondo lussemburghese, Pharus Management.
Se gli investigatori trovassero conferme - è stata inoltrata una rogatoria in Lussemburgo - potrebbero essere chiamati a rispondere di quei movimenti gli ex segretari Roberto Maroni e Matteo Salvini. Lo stesso vicepremier ieri ha commentato: "Se vogliono toglierci tutto facciano pure, gli italiani sono con noi. Spero che la procura di Genova si impegni sulla tragedia di Ponte Morandi". Il procuratore capo, Francesco Cozzi, ha replicato: "Non entro nelle polemiche. So solo che dalle 11.40 del 14 agosto stiamo lavorando senza sosta alle indagini per il crollo del ponte". E intanto il deputato Pd Franco Vazio chiede alla Lega: "Restituite il maltolto".
Un colpo che, per usare le parole del sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, può significare la fine del partito. E un colpo che rafforza, pure, un altro filone di indagine, quello che ipotizza il riciclaggio di denaro nel periodo di Roberto Maroni e Matteo Salvini alla guida del partito.
Ieri il tribunale di Riesame ha seguito i paletti che la Cassazione aveva fissato su ricorso della procura di Genova: sequestrare "ovunque e presso chiunque siano custoditi" i 49 milioni, visto che finora la Guardia di Finanza ne ha trovati poco più di 3. I sequestri sono previsti dall'articolo 640 quater del codice penale, che punisce la truffa anche per erogazioni di denaro pubblico, e combinato con l'articolo 322 stabilisce la confisca dell'intero finanziamento. Il Riesame ha cassato punto per punto tutte le eccezioni presentate dagli avvocati leghisti Giovanni Ponti e Roberto Zingari.
Ora che succede? Nonostante la Lega entro i prossimi dieci giorni presenterà l'ennesimo ricorso, la Guardia di Finanza può partire immediatamente con i sequestri. Prima resta solo da definire una questione procedurale, ovvero se sia il tribunale o la Procura a dare materialmente la delega alle Fiamme Gialle.
La sentenza parla di soldi "comunque riferibili alla Lega Nord". Si partirà con la cassa centrale del partito nella quale gli stessi avvocati hanno certificato che dal settembre 2017 al luglio di quest'anno sono stati versati 5 milioni e 600mila euro fra donazioni di privati cittadini e versamenti dei parlamentari. Ma saranno aggredibili anche le diramazioni locali del partito. Anche perché lo scorso luglio sempre il tribunale del Riesame, dopo un'altra battaglia in Cassazione, aveva stabilito che esiste continuità patrimoniale tra la Lega Nord centrale e la Lega Toscana, creando un principio a cui ispirarsi per i sequestri futuri. Poi la "caccia" proseguirà anche nella galassia leghista: onlus, gruppi e associazioni come la "Più Voci", costituita nel 2015 dal tesoriere della Lega Giulio Centemero e dagli altri commercialisti Alberto di Rubba e Andrea Manzoni.
Tutto quel che la Finanza troverà, così come i 3 milioni già sequestrati, sarà "congelato" nel Fondo unico della giustizia, in attesa che la sentenza su Bossi e Belsito affronti nuovi gradi di giudizio (a Genova è in corso l'appello). Esiste un'alternativa: la Lega potrebbe chiedere alla procura una sorta di rateizzazione, anche per una cifra inferiore ai 49 milioni.
In situazioni analoghe la giustizia italiana, valutando costi - finanzieri impegnati per anni - e benefici, ha siglato accordi in tal senso. La sentenza del Riesame rafforza anche il secondo filone della "ricerca" dei soldi leghisti da parte di procura e finanzieri genovesi. Quella che procede per un'ipotesi di riciclaggio relativa a dieci milioni che dopo una serie di passaggi bancari vennero investiti dalla Sparkasse di Bolzano in un fondo lussemburghese, Pharus Management.
Se gli investigatori trovassero conferme - è stata inoltrata una rogatoria in Lussemburgo - potrebbero essere chiamati a rispondere di quei movimenti gli ex segretari Roberto Maroni e Matteo Salvini. Lo stesso vicepremier ieri ha commentato: "Se vogliono toglierci tutto facciano pure, gli italiani sono con noi. Spero che la procura di Genova si impegni sulla tragedia di Ponte Morandi". Il procuratore capo, Francesco Cozzi, ha replicato: "Non entro nelle polemiche. So solo che dalle 11.40 del 14 agosto stiamo lavorando senza sosta alle indagini per il crollo del ponte". E intanto il deputato Pd Franco Vazio chiede alla Lega: "Restituite il maltolto".