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(ansa)

Salvini frena sui pm ma vuole l'Europa. Duello con Di Maio

Il leader leghista: nessun golpe sui giudici. Poi rilancia il listone populista: “Saremo il primo gruppo a Strasburgo”. Asse con Bannon
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Matteo Salvini rivendica il legame con Steve Bannon e l'adesione al suo The Movement, il fronte dei populisti europei cui l'ex stratega di Trump lavora da qualche mese. A tal punto da dire, davanti alla platea del Workshop Ambrosetti di Cernobbio, "stiamo lavorando per essere il primo gruppo del Parlamento europeo e dimenticare la triste parabola socialista che ha portato disoccupazione e insicurezza".

L'operazione è benedetta, sullo stesso lago di Como, dal leader del Partito per la Libertà olandese Geert Wilders. E a lavorarci sono ovviamente anche i lepenisti francesi e il Partito della Libertà austriaco. Ma ieri, davanti a una platea di industriali che aveva già sfidato l'anno scorso ("Quando tornerò sarò al governo", era stata la sua previsione), Salvini non voleva minacciare o spaventare. Il vicepremier ha piuttosto indossato il volto rassicurante dell'uomo che cerca "la pace e l'inclusio…
Matteo Salvini rivendica il legame con Steve Bannon e l'adesione al suo The Movement, il fronte dei populisti europei cui l'ex stratega di Trump lavora da qualche mese. A tal punto da dire, davanti alla platea del Workshop Ambrosetti di Cernobbio, "stiamo lavorando per essere il primo gruppo del Parlamento europeo e dimenticare la triste parabola socialista che ha portato disoccupazione e insicurezza".

L'operazione è benedetta, sullo stesso lago di Como, dal leader del Partito per la Libertà olandese Geert Wilders. E a lavorarci sono ovviamente anche i lepenisti francesi e il Partito della Libertà austriaco. Ma ieri, davanti a una platea di industriali che aveva già sfidato l'anno scorso ("Quando tornerò sarò al governo", era stata la sua previsione), Salvini non voleva minacciare o spaventare. Il vicepremier ha piuttosto indossato il volto rassicurante dell'uomo che cerca "la pace e l'inclusione" ("Sull'immigrazione sono d'accordo con tutto quello che ha detto Papa Francesco. Lavoro perché partano e muoiano meno persone, in modo da integrare bene le altre"). Soprattutto, ha tranquillizzato gli alleati dopo aver alzato i toni oltre il livello di guardia sulle indagini che lo riguardano, chiamando gli elettori a dirsi suoi "complici" e attaccando i giudici perché "non eletti dal popolo"."Non c'è nessun golpe giudiziario - ha corretto il tiro il ministro dell'Interno, con una sequenza comunicativa ormai consueta - ci sono delle inchieste. Spero che facciano bene e facciano in fretta".

Quanto ai sondaggi che vedono in vantaggio la Lega, e che tanto stanno spaventando il M5S: "Non mi interessa andare all'incasso, farò tutto quello che umanamente e politicamente è possibile perché questo governo esaurisca il contratto firmato con gli italiani per i prossimi 5 anni". Anche se poi, in conferenza stampa, davanti a chi gli ricordava le prese di distanza dei 5 Stelle dicendo: "Le sue parole non sono piaciute", ha ribattuto: "Sapesse quante cose sento ogni giorno che non mi piacciono, ma le tengo per me". Come a dire, era meglio tacessero. Facendo anche capire di non aver gradito il riferimento alla Seconda Repubblica del ministro della Giustizia Bonafede.

Non tutto è sopito e non tutto è sanato. E anche se la versione ufficiale concordata ieri sera smentiva un incontro notturno tra i due vicepremier per chiarire la questione, quel che certo è che quella di venerdì è stata una notte tribolata. Con il premier Conte che - nel dire "se fossi avvocato lo difenderei" - intendeva anche ricordare al leghista che dai processi ci si difende nei processi. E con una discussione accesa tra Salvini e Di Maio: "Sei andato troppo oltre. Così non la reggiamo, non puoi usare parole che ti mettono al di sopra della legge, come faccio con i miei?", gli ha rimproverato l'alleato. Sancendo il primo vero scontro nella maggioranza su una materia delicatissima per il Movimento, quella della legalità. Quella da cui tutto è cominciato.

A Conte, che Salvini ha sentito ieri pomeriggio, il leader leghista avrebbe espresso "gratitudine" per la vicinanza espressa in queste ore. Durante la sua relazione al workshop, però, pur rassicurando tutti sulla questione dei vincoli europei ("Faremo il possibile e l'impossibile per rispettarli, ormai ho capito che la mattina prima di chiamare i miei figli devo controllare lo spread"), il ministro dell'Interno ha lanciato non pochi messaggi di sfida al Movimento. "La politica del Mediterraneo è una politica energetica - ha detto in un passaggio sulla Tap - non possiamo permetterci di perdere treni che non passano più nel nome di uno stop al progresso o di una decrescita felice. Non ho mai conosciuto qualcuno felice di decrescere". La stoccata agli alleati è manifesta. Così com'è manifesta la voglia di destabilizzare l'Europa con un nuovo asse "sovranista" che - secondo Salvini - rispecchia più delle attuali leadership lo spirito originario dell'Unione. Non a caso ieri il New York Times definiva il suo "acquisto" da parte di Bannon il primo grande colpo dello stratega americano in Europa.