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(agf)

M5S, Di Battista scavalca Di Maio: “Salvini restituisca il maltolto”

L'ex deputato delegittima il vicepremier grillino che aveva derubricato a "vecchia storia" la truffa dei 49 milioni della Lega. Spiazzata l'area governativa: "Non è questa la linea"
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Alessandro Di Battista è andato talmente oltre, nei suoi attacchi alla Lega di Matteo Salvini ("Deve restituire il maltolto!"), che alla fine del collegamento con Otto e mezzo, ieri sera, cercava di rassicurare: "Se a dicembre dovessi tornare in politica sarei come sempre indissolubilmente legato a Luigi, noi la pensiamo nello stesso identico modo, eh".

Ma se anche fosse vero che l'ex deputato dice quel che il vicepremier non può permettersi di dire, per tenere fermi i valori e le ragioni del Movimento 5 stelle nel complicato rapporto con il Carroccio, di certo il suo exploit di ieri dalla comunità guatemalteca in cui sta vivendo con il figlio e la compagna non aiuta l'amico di mille battaglie. Perché di fatto sconfessa tutto quello che fin qui i ministri e i parlamentari M5S si erano spinti a dire sulla vicenda dei 49milioni della truffa per cui la Lega è finita a processo: e cioè che sono questioni che riguardano…
Alessandro Di Battista è andato talmente oltre, nei suoi attacchi alla Lega di Matteo Salvini ("Deve restituire il maltolto!"), che alla fine del collegamento con Otto e mezzo, ieri sera, cercava di rassicurare: "Se a dicembre dovessi tornare in politica sarei come sempre indissolubilmente legato a Luigi, noi la pensiamo nello stesso identico modo, eh".

Ma se anche fosse vero che l'ex deputato dice quel che il vicepremier non può permettersi di dire, per tenere fermi i valori e le ragioni del Movimento 5 stelle nel complicato rapporto con il Carroccio, di certo il suo exploit di ieri dalla comunità guatemalteca in cui sta vivendo con il figlio e la compagna non aiuta l'amico di mille battaglie. Perché di fatto sconfessa tutto quello che fin qui i ministri e i parlamentari M5S si erano spinti a dire sulla vicenda dei 49milioni della truffa per cui la Lega è finita a processo: e cioè che sono questioni che riguardano il passato, Umberto Bossi, una gestione del tutto diversa da quella attuale. "È stata una sorpresa - rivela uno dei dirigenti grillini - perché non è affatto la linea che abbiamo tenuto finora. E nessuno è mai stato in grado di dire ad Alessandro cosa deve dire o fare".

"Io non devo difendere il governo per forza, sono un libero cittadino", esordisce Dibba. E quindi: "Salvini è pompato dal sistema mediatico", "se la Lega si tirasse indietro dalla nazionalizzazione di Autostrade, se desse retta a quello, come si chiama, Giorgetti, dell'ala maroniana e governista, si sputtanerebbe". Stesso discorso sull'anticorruzione: "Non dobbiamo mai mai mai permettere che lo annacquino". Ma soprattutto, i soldi contestati dai giudici di Genova: Salvini "li deve restituire fino all'ultimo centesimo. Ci mancherebbe altro. Non c'entra nulla il processo politico, ma quando mai?".

Di Battista invita i leghisti a "fare come il Movimento": si può fare politica con le donazioni, "ma le sentenze si rispettano". Anche se a chiederlo non devono essere i partiti come il Pd, a suo dire ipocriti e colpevoli per i finanziamenti (legalmente) presi in passato.

Ripete più volte e a freddo che una delle leggi ineludibili per il Movimento è il conflitto di interessi. Lamenta: "Fa comodo descriverci come 4 sfigatelli che si fanno dettare la linea da Salvini". Dice - non a caso - che i 5 stelle hanno "il 37 per cento dei deputati alla Camera". Il sottinteso è che i numeri che contano non sono quelli dei sondaggi, ma quelli utili a far passare i provvedimenti.

Così, anche se dai vertici non trapela alcuna irritazione e si cerca di fare buon viso a cattivo gioco, il risultato è che l'unico che nel M5S sembra in grado di contrastare la forza mediatica di Salvini con messaggi tranchant e in linea con la storia dei 5 stelle non è il capo politico e vicepremier, ma qualcuno che - per ora - manda reportage dal Centro America. E che però a fine anno sarà di nuovo qui e ammette di sentirsi, a volte, "come un leone in gabbia". Di avere voglia di essere "in primissima linea".

L'ex deputato è distante dal presidente della Camera Roberto Fico: sull'immigrazione "non sono d'accordo con lui - spiega - l'accoglienza ha fallito, la risposta per l'Africa come per il Sud America non è l'assistenzialismo, ma la sovranità". Una linea dura che gli permette di avere un seguito molto più largo di quello del leader dell'ala ortodossa, per i canoni M5S troppo schiacciato a sinistra.

Matteo Salvini cerca di buttare la palla dall'altra parte del campo: "Fossi in Guatemala passerei il tempo in maniera più ludica - dice il vicepremier leghista - mi sa che è una roba interna ai 5stelle". Il capogruppo del Carroccio alla Camera Massimiliano Romeo è ancora pià diretto: "Di Battista parla come Renzi e Saviano. Attacca Salvini per colpire Di Maio", È probabile non sia così, l'amicizia tra i due è sempre rimasta salda. Ma l'uscita non era concordata. E agli equilibri già precari del governo, non giova di certo.