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Governo, sanzioni a Orbán: M5S verso il sì. Il rischio dello strappo anche in Europa

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Eurodeputati domani al voto sul premier amico di Salvini. I 5S favorevoli a punirlo ma Di Maio ha dei dubbi per i contraccolpi in Italia
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L'appuntamento è alle 9. Nel chiuso di una stanzetta dell'Europarlamento, la delegazione grilina a Bruxelles darà stamane il via libera alla sfida finale alla Lega. Vogliono schierarsi contro Viktor Orbán. Sostenere domani in Aula le sanzioni contro l'Ungheria. Sfidando, nel modo più clamoroso, anche il suo amico Matteo Salvini. Nulla può frenare l'escalation. Nulla, ad eccezione dei dubbi di Luigi Di Maio.

Praticamente alla stessa ora, a Roma, il vicepremier cinquestelle si prepara a ricevere i suoi consiglieri. Sul tavolo ha proprio il dossier su Orbán. Sa che il gruppo pentastellato a Bruxelles ha già scelto di seguire le indicazioni di Laura Ferrara, l'eurodeputata che lo scorso 7 giugno in commissione parlamentare ha votato a favore delle sanzioni contro l'Ungheria, accusata di violare - con norme che vanno dall'università ai giudici ai media - principi fondamentali della Ue in materia di stato d…
L'appuntamento è alle 9. Nel chiuso di una stanzetta dell'Europarlamento, la delegazione grilina a Bruxelles darà stamane il via libera alla sfida finale alla Lega. Vogliono schierarsi contro Viktor Orbán. Sostenere domani in Aula le sanzioni contro l'Ungheria. Sfidando, nel modo più clamoroso, anche il suo amico Matteo Salvini. Nulla può frenare l'escalation. Nulla, ad eccezione dei dubbi di Luigi Di Maio.

Praticamente alla stessa ora, a Roma, il vicepremier cinquestelle si prepara a ricevere i suoi consiglieri. Sul tavolo ha proprio il dossier su Orbán. Sa che il gruppo pentastellato a Bruxelles ha già scelto di seguire le indicazioni di Laura Ferrara, l'eurodeputata che lo scorso 7 giugno in commissione parlamentare ha votato a favore delle sanzioni contro l'Ungheria, accusata di violare - con norme che vanno dall'università ai giudici ai media - principi fondamentali della Ue in materia di stato di diritto. Il capo del Movimento, però, è tormentato. Ha chiesto di riflettere. Vuole colpire Salvini, ma sa che da una sfida come questa non si torna indietro. Il tempo dell'attesa, comunque, è scaduto. Oggi in Aula interviene proprio Orbán, domani si vota. L'ultima volta che hanno affrontato la questione, Salvini è stato netto: "Se sostenete le sanzioni - il senso del ragionamento - non potrò fare niente per farvi entrare nel gruppo degli euroscettici". Ha messo il dito nella piaga, perché il Movimento in vista delle Europee di maggio non ha alleati. Respinto da Macron, rifiutato dai Verdi, non sa con chi fare gruppo nel Parlamento Ue del 2019. Ci sarebbero gli euroscettici di destra, quelli che sta radunando Salvini. Ma rompere con Orbán - che milita nel Ppe, ma tratta con i populisti - significa tagliarsi i ponti alle spalle.

I rapporti tra Di Maio e Salvini, d'altra parte, sono ormai ai minimi storici. Per il ministro dell'Interno, lo sgarbo ricevuto dal capo del Movimento non si può cancellare con un sms di scuse. Sentirsi bacchettare in diretta Facebook per aver attaccato i magistrati, vedersi richiamato come uno scolaro beccato con le mani nella marmellata - "ho spiegato a Matteo che i magistrati non si attaccano!" - ha congelato i rapporti. Zero telefonate, zero incontri. E adesso arriva lo scoglio delle sanzioni al populista dell'Est.

In palio c'è la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani in Ungheria. "Questo voto - ricorda l'eurodeputato dem David Sassoli - è la cartina di tornasole per capire chi vuole ancora scommettere sull'Europa delle libertà". Gli eurodeputati del Carroccio si schiereranno contro l'attivazione dell'articolo 7 del trattato di Lisbona nei confronti di Budapest. Un voto in realtà non vincolante, perché l'ultima parola spetterà comunque ai capi di Stato e di governo, ma dal valore politico deflagrante. Se i grillini faranno come promesso, la spaccatura dei gialloverdi diventerà palese. E anche la possibile mediazione, un'astensione, rischia di servire a poco: l'ultimo parere giuridico sostiene che abbassa comunque il quorum dei due terzi richiesto per le sanzioni. Il Movimento cederebbe alla Lega, insomma, senza neanche aiutare Orbán.

Il vicepremier grillino ha voglia di rischiare. Sa che Salvini lavora assieme all'ungherese a un'intesa per governare l'Unione dopo le Europee tra un Ppe che pende a destra e la sua internazionale populista. Peccato che proprio l'Ungheria guidi la pattuglia dei Paesi dell'Est, quelli contrari alla cooperazione obbligatoria nella redistribuzione dei migranti, reclamata invece da Palazzo Chigi. Anche ieri a Roma Giuseppe Conte - mai tenero con Orbán - ha ribadito le richieste di solidarietà al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. E nulla di buono per l'Italia dovrebbe arrivare dal consiglio informale dell'Unione del 20 settembre. Di Maio lo sa, ed è pronto a sfidare Orbán. Anche a costo di strappare ancora con Salvini.