Sorpresa Pd, la festa nazionale dell'Unità tiene. Malumore di Martina per l'assenza dei dirigenti alla serata finale
Giovanna Casadio
Il confronto tra Martina e l'ex presidente dell'Uruguay Mujica alla festa dell'Unità di Ravenna
Oltre 300mila visitatori, mille volontari, 319 tra relatori e moderatori, incassi in crescita: +30 per cento. Il partito democratico mette in ordine le cifre dell'ultima manifestazione nazionale (compresi i 30 quintali di cappelletti fatti a mano consumati). Nonostante i sondaggi, i dati sono in positivo rispetto allo scorso anno, quando pesava la recente scissione di Leu. Ma ci sono anche ombre, come il passivo di Bologna. E gli screzi tra i leader
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Lo stress test che la Festa dell'Unità rappresenta per il Pd sembra riuscito. Per il segretario Maurizio Martina parlano le cifre. E per i dem di Ravenna, che quest'anno hanno ospitato la Festa nazionale, i numeri sono "tutti di segno più", a cominciare da quei 30 quintali di cappelletti consumati (e tutti fatti a mano). Tradotto in visitatori fanno oltre 300 mila, in partecipanti ai dibattiti 30 mila, e poi mille i volontari, 82 le discussioni e 319 tra relatori e moderatori. Ma il dato più interessante sono gli utili: non c'è ancora la cifra assoluta (forse oggi, forse domani), ma una valutazione è sicura: +30% di incassi rispetto alle previsioni e allo scorso anno.
Nonostante il cattivo risultato elettorale con il Pd al lumicino dal punto di vista dei consensi, le Feste dell'Unità in giro per l'Italia sono state affollate. Soprattutto in Emilia Romagna, dove la tradizione di "falce e tortello" - come l'ha ribattezzata la storica Anna Tonelli - ogni anno si rinnova. Certo con luci e ombre. Se la Festa regionale emiliano-romagnola di Casalgrande Villalunga, ha guadagnato il 4% in più rispetto al milione di euro di utili dell'anno scorso, a Bologna la Festa, che ha cambiato location, fino a qualche giorno fa era in rosso per 150 mila euro. E poi c'è il dato politico: l'irritazione del segretario dem, Maurizio Martina, per l'assenza dei dirigenti alla serata conclusiva. Mancavano Paolo Gentiloni, Marco Minniti, Dario Franceschini. Matteo Renzi addirittura organizzava una controprogrammazione, intervenendo a una festa a Firenze, con la frase chiave: "Si sbaglia chi pensa di essersi sbarazzato di me...".
Tornando ai dati, lo scorso anno si era avuta una flessione delle Feste, dopo la scissione di Bersani e dei suoi che hanno lasciato il partito per fondare Leu. Una ferita non rimarginata. A Ravenna lo stand dove Pierangelo Orselli e i suoi volontari da 40 anni friggevano il pesce per la Festa anche quest'anno non c'era. Pierangelo si è accasato con Leu. Nel 2018, stesso numero di Feste dell'Unità, dell'anno precedente, lontano da quelle decine di centinaia dei tempi d'oro, però nel trend "Considerando la débacle elettorale, il risultato positivo delle Feste in Emilia Romagna è stato inatteso, soprattutto in termini di persone, sia di visitatori che di volontari che sono tornati nelle cucine, mentre avevano preso le distanze", commenta Paolo Calvano il segretario regionale dem.
Andrea De Maria, che ha organizzato la Festa nazionale, è più che soddisfatto: "C'è stato un grande sforzo da parte di tutti, ma ripagato". Il top delle presenze a Ravenna si è avuto con Josè Mujica, l'ex presidente contadino uruguaiano, quindi con Matteo Renzi, l'ex segretario dem, nel confronto tra Roberto Fico, il presidente della Camera grillino e Graziano Delrio, poi nel dibattito tra Antonio Costa, il premier portoghese e Paolo Gentiloni, oltre all'evento affollato che ha visto il ritorno di Pierluigi Bersani per poche ore a dialogo con la "ditta". I leader dei 5Stelle hanno dato forfait, preferendo evitare le Feste dell'Unità. La Lega invece - che aveva detto di sì con il sottosegretario Giancarlo Giorgetti atteso a Ravenna per un dibattito con Matteo Orfini - si è sottratta alla fine per gli attacchi dem a "Lega ladrona" sui 49 milioni di rimborsi da restituire.