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Manovra, il libro dei sogni gialloverdi costa dai 23 ai 28 miliardi

Nelle richieste di Lega e Cinquestelle per la legge di Bilancio il contratto di governo, da 100 miliardi, è stato archiviato. Ma l'obiettivo di realizzare flat tax, Fornero e reddito di cittadinanza resta. E Salvini e Di Maio hanno ripreso ad alzare il tiro
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L'incubo e il sogno. Il primo, nel più tradizionale dei modi si è dissolto tra la fine di agosto e i primi di settembre quando lo spread ha cominciato a picchiare: il contatore della spesa per interessi segnava un miliardo in più, uno studio riservato indicava che ad ogni uscita dei vicepremier gialloverdi i tassi aumentavano e così Tria ha condiviso con Bruxelles una linea di ragionevolezza sui conti pubblici. Conte-Di Maio e Salvini si sono affrettati a dichiarare che non è nostra intenzione sfidare l'Europa e che ci atterremo alle regole. Lo spread è sceso e l'incubo del contratto di governo, che costava 100 miliardi, è stato sepolto definitivamente.Ma il sogno di realizzare le tre misure promesse in campagna elettorale, la flat tax, lo smontaggio della Fornero e il reddito di cittadinanza è rimasto. Coltivato in meno tormentati sonnellini pomeridiani: mantenere gli stessi nomi alle misure ma cambiarne la sostanza,…
L'incubo e il sogno. Il primo, nel più tradizionale dei modi si è dissolto tra la fine di agosto e i primi di settembre quando lo spread ha cominciato a picchiare: il contatore della spesa per interessi segnava un miliardo in più, uno studio riservato indicava che ad ogni uscita dei vicepremier gialloverdi i tassi aumentavano e così Tria ha condiviso con Bruxelles una linea di ragionevolezza sui conti pubblici. Conte-Di Maio e Salvini si sono affrettati a dichiarare che non è nostra intenzione sfidare l'Europa e che ci atterremo alle regole. Lo spread è sceso e l'incubo del contratto di governo, che costava 100 miliardi, è stato sepolto definitivamente.Ma il sogno di realizzare le tre misure promesse in campagna elettorale, la flat tax, lo smontaggio della Fornero e il reddito di cittadinanza è rimasto. Coltivato in meno tormentati sonnellini pomeridiani: mantenere gli stessi nomi alle misure ma cambiarne la sostanza, parlare di avvio delle nuove norme e avvertire che si spalmeranno per la legislatura. Così dopo poche ore Salvini e Di Maio hanno ricominciato ad alzare il tiro, uno contro l'altro ed entrambi contro i numeri che ha in testa Tria.
I due vicepremier rilanciano le misure, non indicano i costi e nemmeno le coperture. Al Tesoro tuttavia fanno i conti e ormai centri di ricerca e osservatori indipendenti sono in grado di valutare l'impatto finanziario di ogni annuncio. Così i Cinque stelle pretendono 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, invece dei 17 del progetto originario da loro stessi calcolati, e se dall'Università di Modena si nota che in questo modo la platea si restringe da 2,8 milioni di famiglie e relativi 8 milioni di individui a 1,75 milioni di famiglie e 5 milioni di individui, si irritano. Salvini va in tv, incurante delle compatibilità di bilancio, abbassa da 64 a 62 anni la soglia minima per andare in pensione con quota 100: non dice che l'operazione, come ha calcolato il centro studi "Tabula", costa 13 miliardi, assai vicini alla somma prevista per lo smontaggio definitivo della Fornero.

Sulla flat tax, un sistema che favorisce i redditi più alti, facendo pagare solo due aliquote del 15 e del 20 per cento, è emersa più ragionevolezza. I leghisti, che ne hanno sempre fatto una bandiera, in un primo momento hanno cercato di contrabbandare l'allargamento del regime forfettario per professionisti e artigiani come un embrione della "tassa piatta". Ma poi è prevalsa una realistica indicazione, ufficializzata dal gruppo di lavoro della Lega, di ridurre l'aliquota più bassa di un punto: costa 4 miliardi, si può discutere, ma resta nell'ambito del possibile.

Non siamo più ai 100 miliardi del contratto, ma se si fa la somma i grillini mettono sul tavolo di Tria un conto da 28,3 miliardi, mentre la Lega risponde con un menù, alternativo, di 23 miliardi. Ancora troppo, perché il ministro dell'Economia continua ad invocare "gradualità" "rispetto dei vincoli di bilancio" e a circoscrivere i rilanci gialloverdi nel perimetro delle "riforme" e delle "transizioni". Il rischio è che anche questi sogni si infrangano sui mercati.