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(ansa)

Manovra, 5S all’assalto del Tesoro. Tria a Conte: basta attacchi o lascio

I grillini temono per il varo del reddito di cittadinanza e contestano il protagonismo del ministro: "Perché parla di Tav?". Fonti del Mef smentiscono ipotesi dimissioni. Tregua fragile
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La levata di scudi dei Cinquestelle sul reddito di cittadinanza costi quel che costi e la velata minaccia di crisi agitata da Luigi Di Maio in tv martedì sera hanno avuto il classico effetto della goccia. All'ora di pranzo, il ministro dell'Economia Giovanni Tria, già da settimane sotto pressione, chiama il capo del governo Giuseppe Conte: "Presidente, se il problema sono io, allora vorrei fosse chiaro che sono pronto a fare un passo indietro anche subito", dice senza girarci molto intorno l'inquilino di via XX Settembre. Forfait virtuale nel momento più delicato per il governo, a pochi giorni dalla presentazione della nota di variazione al Def e proprio mentre la legge di stabilità 2019 staziona in un cantiere assai precario. La notizia trapela da M5S e Lega, in un gioco delle parti tra gli azionisti di maggioranza.

Così, Palazzo Chigi fa una nota per smentire - ufficialmente - le pressioni di Di Maio e dei suoi. E nel colloqu…
La levata di scudi dei Cinquestelle sul reddito di cittadinanza costi quel che costi e la velata minaccia di crisi agitata da Luigi Di Maio in tv martedì sera hanno avuto il classico effetto della goccia. All'ora di pranzo, il ministro dell'Economia Giovanni Tria, già da settimane sotto pressione, chiama il capo del governo Giuseppe Conte: "Presidente, se il problema sono io, allora vorrei fosse chiaro che sono pronto a fare un passo indietro anche subito", dice senza girarci molto intorno l'inquilino di via XX Settembre. Forfait virtuale nel momento più delicato per il governo, a pochi giorni dalla presentazione della nota di variazione al Def e proprio mentre la legge di stabilità 2019 staziona in un cantiere assai precario. La notizia trapela da M5S e Lega, in un gioco delle parti tra gli azionisti di maggioranza.

Così, Palazzo Chigi fa una nota per smentire - ufficialmente - le pressioni di Di Maio e dei suoi. E nel colloquio con Tria, il presidente del Consiglio Conte tende a rassicurarlo, blandirlo, fermarlo: di lui non si può fare a meno e continua a godere della massima fiducia.

Il ministro torna al suo dicastero, la tensione resta altissima. I leghisti stanno a guardare silenti, per non creare altri incidenti. Ma a tarda sera il viceministro Massimo Garavaglia, uomo di Salvini, raggiunge Tria nel suo ufficio: la Lega, è il messaggio, sta dalla sua parte. Anche perché, va detto, il reddito di cittadinanza non è un loro problema.

Eppure, la mattinata era cominciata con un'azione comune. La nota congiunta dei capigruppo di Lega e M5S per chiedere, di nuovo, le dimissioni del presidente della Consob Mario Nava: una sorta di avvertimento a Via XX Settembre, un modo per dar fuoco alle polveri. Ma soprattutto, c'erano state - di primo mattino a Omnibus - le parole del solitamente moderato Stefano Buffagni. "Tria fa parte di un governo che ha firmato un contratto - aveva detto il sottosegretario agli Affari Regionali - rispetto il ministro, ma lui deve rispettare le forze politiche che lo supportano".

A far andare su tutte le furie i vertici del Movimento è il continuo balletto di cifre sulla manovra finanziaria. Il ministro non ha ancora concesso, e non è affatto detto che lo faccia, quei 10 miliardi che Di Maio e compagni considerano essenziali per far partire il reddito di cittadinanza. Continua a dire che le misure promesse nel contratto partiranno poco a poco. Ma chi sta lavorando alla manovra per conto del M5S considera ineludibile un primo segnale nei primi sei mesi del 2019 (soldi per i centri per l'impiego e pensioni di cittadinanza) e l'avvio del reddito nella seconda metà (al limite, inizialmente, con una platea più ristretta degli 8 milioni censiti, ma con la cifra piena di 780 euro).

"O Tria trova quei dieci miliardi o succede un casino", fanno sapere dal Movimento. Chiarendo che il ministro sarebbe andato fuori dalle sue competenze quando ha detto, ad esempio, di sperare che la Tav si faccia. "Prima ci chiede cautela nelle dichiarazioni, promette di dare una mano, e poi si permette di fare il politico. Dev'essere chiaro che non può fare il fenomeno, perché di voto in aula non ha neanche il suo".

La Lega, per una volta, fa da pompiere. "Stiamo lavorando benissimo, anche oggi c'è stato un incontro", conferma il viceministro Garavaglia in Transatlantico. Matteo Salvini sente al telefono Di Maio due volte, mettendo da parte la freddezza creatasi tra i due nell'ultima settimana, dopo gli attacchi del leghista alle toghe e le prese di distanza dei grillini. I due decidono che è il momento di placare gli animi: le pressioni su Tria restano, ma non preludono a un divorzio. Almeno, non nelle intenzioni della maggioranza, che gioca a braccio di ferro per strappare il più possibile alla severità dei conti di Via XX Settembre.

Aggiornamento 13 settembre ore 11. Nella mattinata di giovedì 13 settembre, secondo quanto riporta l'agenzia Ansa, fonti del Ministero dell'Economia hanno fatto sapere che "le indiscrezioni apparse sulla stampa su possibili dimissioni del ministro Tria sono prive di fondamento".