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(ansa)

Genova, ipotesi depistaggio: blitz della Finanza dai consulenti di Autostrade

Il sospetto degli investigatori è che qualcuno abbia tentato di sviare le indagini, spostando l'attenzione dalla scarsa manutenzione all'errore progettuale
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C'è un sospetto nell'inchiesta del crollo di ponte Morandi. Che qualcuno abbia cercato di "depistare" le indagini, spostare l'attenzione dalla scarsa manutenzione all'errore progettuale. Tanto che ieri mattina 20 militari del Primo Gruppo della Gdf di Genova si sono presentati a Milano, nelle sedi del Politecnico e di Cesi, la società che nel 2015 era stata incaricata da Autostrade di compiere uno studio sulle condizioni del viadotto. Medesimo compito toccato all'università milanese nel 2017.

Per capire cosa abbia spinto il blitz di ieri, occorre ricordare quanto accaduto la sera del 14 agosto, appena dopo il disastro che ha fatto 43 morti. Mentre i soccorritori scavavano a mani nude tra le macerie per salvare qualche vita, negli uffici di Aspi e in quelli di Cesi ci si preoccupava di altro. Enrico Valeri, di Autostrade, chiedeva quei documenti, e però Chiara Murano, del Marketing di Cesi, li trasmetteva, allegando una conside…
C'è un sospetto nell'inchiesta del crollo di ponte Morandi. Che qualcuno abbia cercato di "depistare" le indagini, spostare l'attenzione dalla scarsa manutenzione all'errore progettuale. Tanto che ieri mattina 20 militari del Primo Gruppo della Gdf di Genova si sono presentati a Milano, nelle sedi del Politecnico e di Cesi, la società che nel 2015 era stata incaricata da Autostrade di compiere uno studio sulle condizioni del viadotto. Medesimo compito toccato all'università milanese nel 2017.

Per capire cosa abbia spinto il blitz di ieri, occorre ricordare quanto accaduto la sera del 14 agosto, appena dopo il disastro che ha fatto 43 morti. Mentre i soccorritori scavavano a mani nude tra le macerie per salvare qualche vita, negli uffici di Aspi e in quelli di Cesi ci si preoccupava di altro. Enrico Valeri, di Autostrade, chiedeva quei documenti, e però Chiara Murano, del Marketing di Cesi, li trasmetteva, allegando una considerazione che fin dal primo momento è apparsa alquanto strana: "... le ragioni del crollo potrebbero essere ricercate in un errore progettuale...". La società Cesi ha sempre disconosciuto il testo della mail della propria dipendente.

Per accertare cosa hanno raccontato di vero o falso i quattro testimoni ascoltati finora dai pm e per incrociare le loro dichiarazioni con gli eventuali atti custoditi dal Politecnico e da Cesi, ieri i finanzieri sono rimasti chiusi negli uffici fino alle 23 per interrogare in modo serrato gli ingegneri, sentiti per raccogliere "sommarie informazioni testimoniali". In queste ultime gli inquirenti avrebbero riscontrato "elementi di particolare interesse investigativo".

Murano deve spiegare la nota di accompagnamento e da testimone rischia di diventare indagata per falsa testimonianza. Anche se Cesi, con una nota, sottolinea che "la consulenza affidata... prevedeva l'analisi della documentazione... in cui erano descritti il sistema di monitoraggio statico del viadotto e le procedure per la sorveglianza".

Nelle prossime ore l'elenco dei 20 indagati potrebbe lievitare. Potrebbero cambiare le posizioni di alcuni testimoni: di Paolo Costa, presidente di Spea (società delegata al monitoraggio della rete autostradale), e dell'ad Antonino Galatà, che ha detto "mi fidavo dei miei ingegneri"; di Fabio Cerchiai, presidente di Autostrade; e della sua funzionaria che 7 mesi prima del crollo spedì una mail scritta da Paolo Berti (direttore centrale Operazioni, indagato), indirizzata a Galatà. La donna, interrogata, si sarebbe trincerata dietro i "non so" e "non ricordo". Nella lettera per la prima volta sarebbe comparso il termine "rischio" sulle condizioni della struttura.