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(ansa)

La minaccia di Salvini: torna il centrodestra. “Manovra, si cambia”

Il vicepremier vede Berlusconi e Meloni: “Avanti tutta su flat tax, pensioni e condono”. Il Cavaliere: ti voto i decreti ma dopo le regionali rompi con M5S
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Se manderanno in soffitta i decreti sui quali ha messo la faccia — i provvedimenti-bandiera su immigrazione e sicurezza — se nella manovra non entreranno le misure che la Lega ritiene irrinunciabili, allora per Matteo Salvini non avrà senso portare avanti il governo giallo-verde. È una nuova giornata da montagne russe sull’asse Roma-Salisburgo, dove si trova il premier Conte con gli altri leader europei per parlare proprio di migranti.

Il vicepremier chiede proprio d’urgenza proprio al capo del governo la convocazione immediata di un vertice per stamattina alle 8, poi si riunisce con gli economisti del suo partito e scrive una sorta di manovra targata Lega. Infine riesuma l’alleanza del centrodestra partecipando per quasi quattro ore a un vertice fiume a Palazzo Grazioli con Berlusconi e Meloni. 

La professione di forzato ottimismo nella quale Salvini si esercita in serata sa più di avviso ai naviganti alleati: «Io mi asp…
Se manderanno in soffitta i decreti sui quali ha messo la faccia — i provvedimenti-bandiera su immigrazione e sicurezza — se nella manovra non entreranno le misure che la Lega ritiene irrinunciabili, allora per Matteo Salvini non avrà senso portare avanti il governo giallo-verde. È una nuova giornata da montagne russe sull’asse Roma-Salisburgo, dove si trova il premier Conte con gli altri leader europei per parlare proprio di migranti.

Il vicepremier chiede proprio d’urgenza proprio al capo del governo la convocazione immediata di un vertice per stamattina alle 8, poi si riunisce con gli economisti del suo partito e scrive una sorta di manovra targata Lega. Infine riesuma l’alleanza del centrodestra partecipando per quasi quattro ore a un vertice fiume a Palazzo Grazioli con Berlusconi e Meloni. 

La professione di forzato ottimismo nella quale Salvini si esercita in serata sa più di avviso ai naviganti alleati: «Io mi aspetto che i due decreti vengano approvati dal governo già nel  Consiglio dei ministri di lunedì, fanno parte del contratto, non vedo perché non dovrebbe essere così». Come se i Cinque stelle non si fossero messi di traverso, come se il Quirinale non avesse già sollevato informalmente le sue perplessità.

Certo è che quando ieri mattina nel suo ufficio al Viminale ha appreso della richiesta del capo del M5S Di Maio di rinviare quanto meno il dl immigrazione, quando ha capito che il ritorno domani in Italia del ministro dello Sviluppo impegnato in Cina è stato funzionale allo slittamento del Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio, allora ha perso le staffe. Da lì la telefonata al presidente del Consiglio impegnato nel vertice in Austria (ma non al grillino) e la convocazione del vertice di oggi a Palazzo Chigi. Assente Di Maio. 

Il clima con gli alleati si appesantisce col passare delle ore, soprattutto quando il pranzo a Palazzo Grazioli con Berlusconi e Meloni — dopo la cena di Arcore di domenica — si prolunga per quattro ore. E si chiude con il Cavaliere che esce e spiega ai giornalisti che «in un futuro non lontano il centrodestra tornerà al governo». Coerente, del resto, con quel che il padrone di casa quasi intima a Salvini durante il pranzo a porte chiuse. Ovvero, di rompere l’alleanza di governo subito dopo le regionali di primavera che il centrodestra può vincere e andare al voto e al governo insieme.

Fi e Fdi si impegnano sin d’ora a sostenere i decreti sicurezza e immigrazione. Le regioni sono già “spartite”: Sardegna ed Emilia Romagna alla Lega, Piemonte e Calabria a Forza Italia, Basilicata a un civico di area forzista, infine l’Abruzzo a Fratelli d’Italia. Dopo il braccio di ferro innescato da Giorgia Meloni proprio con Berlusconi che era poco propenso a cedere ai piccoli alleati anche una regione minore. Ma tant’è.

A suggello del patto, arriva il via libera di Forza Italia (la prossima settimana in Vigilanza) al candidato leghista per la presidenza Rai, Marcello Foa, dopo lo stop di agosto. Il vertice, durante il quale Salvini si impegna a informare gli alleati sulle misure del governo, si conclude con una nota congiunta che «rilancia la natura di coalizione politica unita da valori comuni».

Tutto tornato come prima? L’enfasi irrita i Cinque stelle e costringe la Lega a precisare. «Col governo andremo avanti cinque anni» fa sapere il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Il centrodestra resta per le regionali, «ma a livello nazionale l’accordo è col M5S a partire dalla manovra» si legge in una nota del partito. 

Ma proprio sulla legge di stabilità i due alleati sono in alto mare. Salvini più volte ha lasciato il vertice per raggiungere a pochi metri la sua residenza romana, quella privata del capo del Viminale alle spalle di Grazioli, dove erano riuniti i sottosegretari economici della Lega Garavaglia, Bitonci e Duringon. Insieme, scrivono la loro ricetta per la manovra, in termini stringenti e categorici. Pensioni a quota 100 (dai 62 anni), Flat tax per le aziende, pace fiscale «non solo una tantum ma strutturale», cedolare secca sui negozi al 21%, taglio delle accise sulla benzina e turn over per le forze dell’ordine. Escludendo «qualsiasi ipotesi di aumento dell’Iva». Adesso la palla passa al premier e al ministro Tria.