Governo, Giorgetti: “Bene il deficit ma non festeggio, la manovra può cambiare”
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAIl sottosegretario alla presidenza del Consiglio: "Abbiamo il mandato di rompere con il passato, ma con il Colle ci sarà dialogo. Lo spread è un'arma politica ma ricordiamoci che sui mercati dobbiamo vendere i nostri titoli di Stato e possibilmente a interessi accettabili"
"Dall'esperienza dobbiamo trarre insegnamenti. Nel 2011 abbiamo assistito a una sorta di complotto contro il nostro Paese, un'azione convergente per provocare la crisi finanziaria. Se questo governo è inviso a certi ambienti può darsi che qualcuno lo voglia mettere in difficoltà, a prescindere dal 2,4 per cento. E allora ricordiamoci che dobbiamo pur andare sui mercati, a vendere i titoli di Stato. Possibilmente con interessi accettabili. E dobbiamo fare in modo che qualcuno, quei titoli, li compri". Invita tutti alla calma, predica prudenza, ancora una volta, Giancarlo Giorgetti. Parla dal suo "rifugio" in montagna, al termine di una settimana a dir poco tempestosa per il governo, conclusasi ieri col monito del capo dello Stato. Il sottosegretario alla Presidenza ricorda però che la manovra non è ancora scritta. Che certe misure potranno anche essere riviste, se sarà necessario. Meglio non cantare già vittor…
"Dall'esperienza dobbiamo trarre insegnamenti. Nel 2011 abbiamo assistito a una sorta di complotto contro il nostro Paese, un'azione convergente per provocare la crisi finanziaria. Se questo governo è inviso a certi ambienti può darsi che qualcuno lo voglia mettere in difficoltà, a prescindere dal 2,4 per cento. E allora ricordiamoci che dobbiamo pur andare sui mercati, a vendere i titoli di Stato. Possibilmente con interessi accettabili. E dobbiamo fare in modo che qualcuno, quei titoli, li compri". Invita tutti alla calma, predica prudenza, ancora una volta, Giancarlo Giorgetti. Parla dal suo "rifugio" in montagna, al termine di una settimana a dir poco tempestosa per il governo, conclusasi ieri col monito del capo dello Stato. Il sottosegretario alla Presidenza ricorda però che la manovra non è ancora scritta. Che certe misure potranno anche essere riviste, se sarà necessario. Meglio non cantare già vittoria, come hanno fatto i 5stelle dai balconi di Palazzo Chigi. "La partita ancora è lunga".
Occorre assicurare equilibrio di bilancio e conti in ordine, vi ricorda il capo dello Stato. C'è parecchia preoccupazione per la tenuta, dopo l'exploit del 2,4.
"Il presidente fa riferimento alla Costituzione che non a caso parla di equilibrio e non di pareggio di bilancio. Proprio per dare un margine di manovra alla politica sul terreno economico. Piaccia o no, questo governo ha raccolto i voti per impostare una politica di un certo tipo, di rottura con il passato".
E questo deve passare per la forzatura dei conti pubblici?
"Nessuna forzatura, sono sicuro che con il Quirinale ci sarà un dialogo e un'interlocuzione continua da parte del presidente Conte. Ma è anche giusto che il primo Def proietti quelle scelte innovative sulla prossima legge di bilancio. Dopo di che, se qualcosa non funzionerà, saremo pronti a intervenire anche prima della stesura definitiva della manovra e della sua approvazione. Ci è chiara l'esigenza della sostenibilità del debito, ma pensiamo che lo si possa sostenere solo se si creano più che in passato ricchezza e sviluppo".
Pensa che il reddito e la pensione di cittadinanza creeranno sviluppo?
"È una misura finalizzata a promuovere e alimentare il mercato del lavoro, almeno nelle modalità in cui è stata definita dal contratto di governo. La grande sfida sarà generare la domanda e l'offerta di occupazione".
Come spiegherete ai vostri elettori del Nord quel fiume di miliardi destinato a milioni di disoccupati, per lo più al Sud?
"Qualche dubbio ci può essere e c'è. Ma è la natura stessa di questo governo di coalizione a richiedere che le due forze politiche si accettino a vicenda. Il M5S avrà un po' di mal di pancia per alcune scelte politiche di Salvini sull'immigrazione e noi su altre misure che tuttavia, ripeto, sono meno assistenzialistiche di quanto sembri".
Non teme che l'azzardo del 2,4 alla fine sarà bruciato dallo spread?
"Non è un mistero che l'Italia sia un osservato speciale. Le decisioni che verranno prese passeranno anche, inevitabilmente, dalle valutazioni che faranno le agenzie di rating nelle prossime settimane".
E lei è preoccupato per le ripercussioni sui mercati, da domani?
"Sappiamo bene che un rischio c'è. Ma è stato ponderato. E contemperato con la fiducia degli elettori".
Bisognava proprio fissare quel 2,4 per tre anni?
"Risponde a una logica di contenimento del debito. È una scommessa. Vedremo i risultati. Se non saranno positivi, potrebbero essere adottati dei meccanismi di correzione automatica sulla spesa, per non scardinare i conti pubblici".
Anche il 2,4 di deficit potrebbe essere rivisto?
"La mossa è di politica economica, certamente innovativa. Se qualcosa non funzionerà, ripeto, interverremo".
Giovanni Tria resterà ministro dell'Economia?
"Sì, penso che resterà al suo posto. Chi ha esperienza accademica di un certo tipo, probabilmente ha un approccio diverso ai problemi, lo capisco. Alla fine siamo arrivati a un ragionevole compromesso".
Salvini insiste: di Bruxelles lui se ne frega. Scommettete sulla vittoria dei sovranisti alle Europee del 2019 per riscrivere regole e vincoli?
"È indubbio che rispetto all'approccio che la Commissione aveva in passato già oggi sono riscontrabili dei cambiamenti. Ortodossia non è più la parola d'ordine. Se poi ci fosse una Ue con altro approccio, le cose potrebbero cambiare solo in meglio".
Cosa ha pensato quando ha visto Di Maio e i suoi sul balcone e in piazza l'altra sera?
"Mah, confesso che lì per lì non mi ero nemmeno accorto di quel che stava avvenendo. Diciamo che l'unica immagine che voglio conservare di quella sera è la processione dei fedeli di Santa Maria in Via, la chiesetta di fronte Palazzo Chigi, con le candele e la banda. Mi ha fatto pensare alle processioni di quand'ero bambino, al mio paese".
L'esultanza però l'avrà vista in tv, sui social, ovunque.
"Non gli do peso, posso dire che non avrei fatto la stessa cosa. Ma per un semplice motivo: abbiamo concluso il primo tempo. Ora c'è il secondo, la manovra, ci sarà la sessione di bilancio. Non era forse il caso di esultare fin d'ora. Ma ognuno fa quel che ritiene".
Dal M5S continuano ad accusarla di essere paladino dei poteri forti, uomo del "sistema", oltre che difensore di Tria.
"Troppo spesso vengo disegnato a sproposito in molteplici versioni. Buona regola generale vuole che si faccia quel che si ritiene giusto. Io so perché siamo lì, perché la gente ci ha votato. E ho la mia storia. Io a dieci anni lavoravo il pesce con mio padre, altro che poteri forti. Il mio è spirito di collaborazione: voglio solo evitare che si commettano gli errori che altri hanno commesso in passato. Dall'esperienza e dal buon senso dobbiamo imparare".
Occorre assicurare equilibrio di bilancio e conti in ordine, vi ricorda il capo dello Stato. C'è parecchia preoccupazione per la tenuta, dopo l'exploit del 2,4.
"Il presidente fa riferimento alla Costituzione che non a caso parla di equilibrio e non di pareggio di bilancio. Proprio per dare un margine di manovra alla politica sul terreno economico. Piaccia o no, questo governo ha raccolto i voti per impostare una politica di un certo tipo, di rottura con il passato".
E questo deve passare per la forzatura dei conti pubblici?
"Nessuna forzatura, sono sicuro che con il Quirinale ci sarà un dialogo e un'interlocuzione continua da parte del presidente Conte. Ma è anche giusto che il primo Def proietti quelle scelte innovative sulla prossima legge di bilancio. Dopo di che, se qualcosa non funzionerà, saremo pronti a intervenire anche prima della stesura definitiva della manovra e della sua approvazione. Ci è chiara l'esigenza della sostenibilità del debito, ma pensiamo che lo si possa sostenere solo se si creano più che in passato ricchezza e sviluppo".
Pensa che il reddito e la pensione di cittadinanza creeranno sviluppo?
"È una misura finalizzata a promuovere e alimentare il mercato del lavoro, almeno nelle modalità in cui è stata definita dal contratto di governo. La grande sfida sarà generare la domanda e l'offerta di occupazione".
Come spiegherete ai vostri elettori del Nord quel fiume di miliardi destinato a milioni di disoccupati, per lo più al Sud?
"Qualche dubbio ci può essere e c'è. Ma è la natura stessa di questo governo di coalizione a richiedere che le due forze politiche si accettino a vicenda. Il M5S avrà un po' di mal di pancia per alcune scelte politiche di Salvini sull'immigrazione e noi su altre misure che tuttavia, ripeto, sono meno assistenzialistiche di quanto sembri".
Non teme che l'azzardo del 2,4 alla fine sarà bruciato dallo spread?
"Non è un mistero che l'Italia sia un osservato speciale. Le decisioni che verranno prese passeranno anche, inevitabilmente, dalle valutazioni che faranno le agenzie di rating nelle prossime settimane".
E lei è preoccupato per le ripercussioni sui mercati, da domani?
"Sappiamo bene che un rischio c'è. Ma è stato ponderato. E contemperato con la fiducia degli elettori".
Bisognava proprio fissare quel 2,4 per tre anni?
"Risponde a una logica di contenimento del debito. È una scommessa. Vedremo i risultati. Se non saranno positivi, potrebbero essere adottati dei meccanismi di correzione automatica sulla spesa, per non scardinare i conti pubblici".
Anche il 2,4 di deficit potrebbe essere rivisto?
"La mossa è di politica economica, certamente innovativa. Se qualcosa non funzionerà, ripeto, interverremo".
Giovanni Tria resterà ministro dell'Economia?
"Sì, penso che resterà al suo posto. Chi ha esperienza accademica di un certo tipo, probabilmente ha un approccio diverso ai problemi, lo capisco. Alla fine siamo arrivati a un ragionevole compromesso".
Salvini insiste: di Bruxelles lui se ne frega. Scommettete sulla vittoria dei sovranisti alle Europee del 2019 per riscrivere regole e vincoli?
"È indubbio che rispetto all'approccio che la Commissione aveva in passato già oggi sono riscontrabili dei cambiamenti. Ortodossia non è più la parola d'ordine. Se poi ci fosse una Ue con altro approccio, le cose potrebbero cambiare solo in meglio".
Cosa ha pensato quando ha visto Di Maio e i suoi sul balcone e in piazza l'altra sera?
"Mah, confesso che lì per lì non mi ero nemmeno accorto di quel che stava avvenendo. Diciamo che l'unica immagine che voglio conservare di quella sera è la processione dei fedeli di Santa Maria in Via, la chiesetta di fronte Palazzo Chigi, con le candele e la banda. Mi ha fatto pensare alle processioni di quand'ero bambino, al mio paese".
L'esultanza però l'avrà vista in tv, sui social, ovunque.
"Non gli do peso, posso dire che non avrei fatto la stessa cosa. Ma per un semplice motivo: abbiamo concluso il primo tempo. Ora c'è il secondo, la manovra, ci sarà la sessione di bilancio. Non era forse il caso di esultare fin d'ora. Ma ognuno fa quel che ritiene".
Dal M5S continuano ad accusarla di essere paladino dei poteri forti, uomo del "sistema", oltre che difensore di Tria.
"Troppo spesso vengo disegnato a sproposito in molteplici versioni. Buona regola generale vuole che si faccia quel che si ritiene giusto. Io so perché siamo lì, perché la gente ci ha votato. E ho la mia storia. Io a dieci anni lavoravo il pesce con mio padre, altro che poteri forti. Il mio è spirito di collaborazione: voglio solo evitare che si commettano gli errori che altri hanno commesso in passato. Dall'esperienza e dal buon senso dobbiamo imparare".