Manovra, perché l'Europa è un falso bersaglio
Francesco Manacorda , di FRANCESCO MANACORDAIl leader della Lega e quello dei Cinquestelle si rappresentano in servizio permanente contro l'Unione. È la tattica più antica quella di additare un "nemico esterno". Le parole che arrivano dal Colle svelano questo trucco retorico
Lo stentoreo "me ne frego dell'Europa" pronunciato ieri da Matteo Salvini - a parte il richiamo a un passato di balconi e baionette che la maggioranza coltiva con sospetta assiduità - cozza in modo sonoro con il monito del Presidente della Repubblica sul rischio di violare spirito e principi della Costituzione. Il leader della Lega, e in misura appena ridotta anche quello dei Cinque Stelle, sono e si rappresentano oggi in servizio permanente contro l'Europa. Anche la nota di aggiornamento al Def che il consiglio dei ministri ha approvato giovedì (a proposito, dove è finito il testo di quel documento che dovrebbe uscire dal Tesoro?) è stata presentata all'opinione pubblica come il guanto di sfida gettato a una Commissione europea che impone vincoli insopportabili di finanza pubblica e, impedendo di fare deficit a piacimento, frena la crescita. Una crescita che invece verrà adottando la tattica opposta a quella finora prescritta d…
Lo stentoreo "me ne frego dell'Europa" pronunciato ieri da Matteo Salvini - a parte il richiamo a un passato di balconi e baionette che la maggioranza coltiva con sospetta assiduità - cozza in modo sonoro con il monito del Presidente della Repubblica sul rischio di violare spirito e principi della Costituzione. Il leader della Lega, e in misura appena ridotta anche quello dei Cinque Stelle, sono e si rappresentano oggi in servizio permanente contro l'Europa. Anche la nota di aggiornamento al Def che il consiglio dei ministri ha approvato giovedì (a proposito, dove è finito il testo di quel documento che dovrebbe uscire dal Tesoro?) è stata presentata all'opinione pubblica come il guanto di sfida gettato a una Commissione europea che impone vincoli insopportabili di finanza pubblica e, impedendo di fare deficit a piacimento, frena la crescita. Una crescita che invece verrà adottando la tattica opposta a quella finora prescritta dall'Ue: ossia facendo maggiori debiti. Non è una tattica nuova, anzi è la più antica che esista, quella di additare un "nemico esterno" contro il quale si chiede una mobilitazione generale: nella loro battaglia contro un'Europa molto indebolita Salvini e Di Maio hanno ovviamente buon gioco.
Le parole che arrivano dal Quirinale svelano questo trucco retorico. Se "l'equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico" richiamati nell'articolo 97 della Carta servono, come dice Mattarella, a "tutelare i risparmi dei nostri concittadini" e ad avere le risorse per una serie di interventi necessari; se i "conti pubblici solidi e in ordine" sono necessari soprattutto "per i giovani e per il loro futuro", allora la posta in gioco non è il "noi contro loro" caro a chi attacca l'Europa. È invece una partita in primo luogo interna al Paese e che si svolge sulle due dimensioni indicate dal Presidente: la prima è quella della solidarietà e della coesione sociale immediata, dove non si possono esporre ai rischi di una politica economica avventuristica i risparmi degli italiani, le prestazioni del welfare state e il funzionamento dell'economia.
La seconda dimensione è quella della prospettiva: i giovani e il futuro di cui parla Mattarella sono clamorosamente assenti dai provvedimenti del governo, a meno che non si voglia considerare un interesse verso i giovani la promessa del reddito di cittadinanza. Non una mossa liberatoria del governo contro l'Europa, dunque, ma uno scrollone che rischia di far male all'Italia.
Le parole che arrivano dal Quirinale svelano questo trucco retorico. Se "l'equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico" richiamati nell'articolo 97 della Carta servono, come dice Mattarella, a "tutelare i risparmi dei nostri concittadini" e ad avere le risorse per una serie di interventi necessari; se i "conti pubblici solidi e in ordine" sono necessari soprattutto "per i giovani e per il loro futuro", allora la posta in gioco non è il "noi contro loro" caro a chi attacca l'Europa. È invece una partita in primo luogo interna al Paese e che si svolge sulle due dimensioni indicate dal Presidente: la prima è quella della solidarietà e della coesione sociale immediata, dove non si possono esporre ai rischi di una politica economica avventuristica i risparmi degli italiani, le prestazioni del welfare state e il funzionamento dell'economia.
La seconda dimensione è quella della prospettiva: i giovani e il futuro di cui parla Mattarella sono clamorosamente assenti dai provvedimenti del governo, a meno che non si voglia considerare un interesse verso i giovani la promessa del reddito di cittadinanza. Non una mossa liberatoria del governo contro l'Europa, dunque, ma uno scrollone che rischia di far male all'Italia.