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(ansa)

Manovra, perché l'Europa è un falso bersaglio

Il leader della Lega e quello dei Cinquestelle si rappresentano in servizio permanente contro l'Unione. È la tattica più antica quella di additare un "nemico esterno". Le parole che arrivano dal Colle svelano questo trucco retorico
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Lo stentoreo "me ne frego dell'Europa" pronunciato ieri da Matteo Salvini - a parte il richiamo a un passato di balconi e baionette che la maggioranza coltiva con sospetta assiduità - cozza in modo sonoro con il monito del Presidente della Repubblica sul rischio di violare spirito e principi della Costituzione. Il leader della Lega, e in misura appena ridotta anche quello dei Cinque Stelle, sono e si rappresentano oggi in servizio permanente contro l'Europa. Anche la nota di aggiornamento al Def che il consiglio dei ministri ha approvato giovedì (a proposito, dove è finito il testo di quel documento che dovrebbe uscire dal Tesoro?) è stata presentata all'opinione pubblica come il guanto di sfida gettato a una Commissione europea che impone vincoli insopportabili di finanza pubblica e, impedendo di fare deficit a piacimento, frena la crescita. Una crescita che invece verrà adottando la tattica opposta a quella finora prescritta d…
Lo stentoreo "me ne frego dell'Europa" pronunciato ieri da Matteo Salvini - a parte il richiamo a un passato di balconi e baionette che la maggioranza coltiva con sospetta assiduità - cozza in modo sonoro con il monito del Presidente della Repubblica sul rischio di violare spirito e principi della Costituzione. Il leader della Lega, e in misura appena ridotta anche quello dei Cinque Stelle, sono e si rappresentano oggi in servizio permanente contro l'Europa. Anche la nota di aggiornamento al Def che il consiglio dei ministri ha approvato giovedì (a proposito, dove è finito il testo di quel documento che dovrebbe uscire dal Tesoro?) è stata presentata all'opinione pubblica come il guanto di sfida gettato a una Commissione europea che impone vincoli insopportabili di finanza pubblica e, impedendo di fare deficit a piacimento, frena la crescita. Una crescita che invece verrà adottando la tattica opposta a quella finora prescritta dall'Ue: ossia facendo maggiori debiti. Non è una tattica nuova, anzi è la più antica che esista, quella di additare un "nemico esterno" contro il quale si chiede una mobilitazione generale: nella loro battaglia contro un'Europa molto indebolita Salvini e Di Maio hanno ovviamente buon gioco.

Le parole che arrivano dal Quirinale svelano questo trucco retorico. Se "l'equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico" richiamati nell'articolo 97 della Carta servono, come dice Mattarella, a "tutelare i risparmi dei nostri concittadini" e ad avere le risorse per una serie di interventi necessari; se i "conti pubblici solidi e in ordine" sono necessari soprattutto "per i giovani e per il loro futuro", allora la posta in gioco non è il "noi contro loro" caro a chi attacca l'Europa. È invece una partita in primo luogo interna al Paese e che si svolge sulle due dimensioni indicate dal Presidente: la prima è quella della solidarietà e della coesione sociale immediata, dove non si possono esporre ai rischi di una politica economica avventuristica i risparmi degli italiani, le prestazioni del welfare state e il funzionamento dell'economia.

La seconda dimensione è quella della prospettiva: i giovani e il futuro di cui parla Mattarella sono clamorosamente assenti dai provvedimenti del governo, a meno che non si voglia considerare un interesse verso i giovani la promessa del reddito di cittadinanza. Non una mossa liberatoria del governo contro l'Europa, dunque, ma uno scrollone che rischia di far male all'Italia.