✕
(ansa)

Manovra, la risalita di Savona: “La Ue? Il bravo chirurgo ha sempre un piano B”

Il ministro degli Affari europei si è ripreso un posto centrale nella politica economica italiana. Con un ruolo di tutor nei confronti di Di Maio e Salvini
2 minuti di lettura
Come recita una frase celebre della serie Gomorra, Paolo Savona si è ripreso tutto quello che era suo: il posto centrale nella politica economica italiana, il deficit, la sfida all'Europa che ormai al Quirinale hanno capito essere una sfida diretta ancora più alta e più pericolosa alla Germania.

Ha fatto da tutor a Di Maio e Salvini nella partita del Def, gli ha dato quello che lui chiama "sostegno intellettuale". I ragazzi del resto sono quello che sono. Lo pensa anche lui. "Chiste so' 'e carte, con chiste sa' da jucà", è la metafora ripresa dallo storico governatore di Bankitalia Menichella per definire i due vicepremier. Lo stesso sostegno ha garantito a Giuseppe Conte che "è digiuno di economia. Infatti quando faccio il professore coi miei colleghi di governo tutti ascoltano con interesse a partire dal premier", ha spiegato il ministro degli Affari Europei.

Dopo mesi di silenzio, Savona dunqu…
Come recita una frase celebre della serie Gomorra, Paolo Savona si è ripreso tutto quello che era suo: il posto centrale nella politica economica italiana, il deficit, la sfida all'Europa che ormai al Quirinale hanno capito essere una sfida diretta ancora più alta e più pericolosa alla Germania.

Ha fatto da tutor a Di Maio e Salvini nella partita del Def, gli ha dato quello che lui chiama "sostegno intellettuale". I ragazzi del resto sono quello che sono. Lo pensa anche lui. "Chiste so' 'e carte, con chiste sa' da jucà", è la metafora ripresa dallo storico governatore di Bankitalia Menichella per definire i due vicepremier. Lo stesso sostegno ha garantito a Giuseppe Conte che "è digiuno di economia. Infatti quando faccio il professore coi miei colleghi di governo tutti ascoltano con interesse a partire dal premier", ha spiegato il ministro degli Affari Europei.

Dopo mesi di silenzio, Savona dunque riemerge e c'è sempre tra martedì e giovedì scorsi quando viene scritta la nota di variazione al Def con la soglia del rapporto deficit/Pil fissata al 2,4 per cento. Alle riunioni, a Palazzo Chigi, nei confronti a quattr'occhi con il vero ministro del Tesoro Giovanni Tria. Che forse poteva resistere ai leader di Lega e 5stelle, ma non a lui.

Savona indicò Tria dopo il veto del Colle sul suo nome. Fece due nomi alternativi, due professori. Mattarella disse: "Tria non lo conosco di persona, l'altro invece l'ho incontrato". L'esecutivo scelse Tria, senza nuove opposizioni dal capo dello Stato. All'inizio, racconta il ministro degli Affari Ue, l'obiettivo di entrambi era quello raggiunto nel Def. Ma quando sei a via XX settembre i condizionamenti sono tanti: esterni e interni.

Senza fare nomi Savona pensa a Mario Draghi, alla commissione europea, ai mercati, alle banche, al Quirinale. Perciò il dietrofront di Tria lo ha vissuto come un piccolo tradimento degli accordi raggiunti. Ed è intervenuto. Adesso, grazie agli alleati giallo-verdi non si vuole più fermare. "Senza una forte volontà politica - ha scritto venerdì in un messaggio al think tank di geopolitica il Nodo di Gordio - non si sarebbe potuto fare nulla. Abbiamo lanciato il guanto di sfida alla vecchia Europa, ora dobbiamo vincere la guerra, perché guerra sarà".

Parole forti. Voleva dire "contraccolpo", dicono i collaboratori. Ma il professore è stata abbastanza chiaro così. Cagliaritano, 82 anni, ex ministro dell'Industria nel governo Ciampi, Savona è establishment puro e allo stesso tempo uno degli ispiratori della sedicente "manovra del popolo". Come si concilierà la sua idea di debito a favore degli investimenti con il reddito di cittadinanza e la riforma della legge Fornero bandiere degli alleati, è un mistero. Lui per ora non alimenta il fuoco: "Anche queste misure, apparentemente solo di spesa, hanno una componente di rilancio della domanda e degli investimenti", risponde in un forum di Affari&Finanza che sarà pubblicato domani con Repubblica.

Fra qualche giorno sarà a Strasburgo. Ha già convocato gli eurodeputati italiani. Fra qualche mese, a legge di bilancio conclusa, forse tornerà nella casella dalla quale era partito: il ministero dell'Economia. Quando la maggioranza si sentirà più forte. Ma la guerra è appena cominciata, neanche lui sa cosa porterà in dote. Anche in Italia dove sarà inevitabile una frattura dei sovranisti su una manovra fatta solo di spesa corrente. Per questo, senza problemi, Savona insiste sul piano B, una exit strategy dall'Euro e dall'Europa, di cui l'Italia si deve assolutamente dotare.

"Se la Banca d'Italia non l'avesse sarebbe una colpa grave, da citare nei libri di storia", dice il professore. C'è un malato, l'Unione, e bisogna fare qualcosa. "Guarirlo, certo - ripete spesso Savona - Ma nessun chirurgo entra in sala operatoria per un intervento delicato senza aver pensato a come affrontare una complicanza".