Di Maio: lo spread non cambierà il Def. Ma nel governo c'è chi pensa a un ritocco
Tommaso Ciriaco , Carmelo Lopapa , di Tommaso Ciriaco e Carmelo Lopapa
Roma. A mercati ancora chiusi ci ha pensato Luigi Di Maio a destabilizzare il governo. «Pd e Forza Italia non riescono a fare un’opposizione politica - ha dichiarato ieri il vicepremier - e quindi con i loro giornali creano terrorismo mediatico per far schizzare lo spread sperando in un altro colpo di stato finanziario». Una mossa avventata che ha spiazzato intanto gli alleati della Lega e lo stesso premier Conte. Già tutti col fiato sospeso per quel che può accadere a Piazza Affari nelle prossime ore e nei giorni a seguire.
Ma l’esternazione serve al capo politico 5S soprattutto a prevenire il rischio che l’avvitamento della crisi finanziaria costringa l’esecutivo a ridurre il maxi deficit del 2,4% previsto per il Def. È quello che spera tra l’altro il Colle, e che Giancarlo Giorgetti non esclude nell’intervista a Repubblica. Ne farebbe le spese tanto per cominciare il reddito di cittadinanza. Ipotesi «sciagu…
Ma l’esternazione serve al capo politico 5S soprattutto a prevenire il rischio che l’avvitamento della crisi finanziaria costringa l’esecutivo a ridurre il maxi deficit del 2,4% previsto per il Def. È quello che spera tra l’altro il Colle, e che Giancarlo Giorgetti non esclude nell’intervista a Repubblica. Ne farebbe le spese tanto per cominciare il reddito di cittadinanza. Ipotesi «sciagu…
Roma. A mercati ancora chiusi ci ha pensato Luigi Di Maio a destabilizzare il governo. «Pd e Forza Italia non riescono a fare un’opposizione politica - ha dichiarato ieri il vicepremier - e quindi con i loro giornali creano terrorismo mediatico per far schizzare lo spread sperando in un altro colpo di stato finanziario». Una mossa avventata che ha spiazzato intanto gli alleati della Lega e lo stesso premier Conte. Già tutti col fiato sospeso per quel che può accadere a Piazza Affari nelle prossime ore e nei giorni a seguire.
Ma l’esternazione serve al capo politico 5S soprattutto a prevenire il rischio che l’avvitamento della crisi finanziaria costringa l’esecutivo a ridurre il maxi deficit del 2,4% previsto per il Def. È quello che spera tra l’altro il Colle, e che Giancarlo Giorgetti non esclude nell’intervista a Repubblica. Ne farebbe le spese tanto per cominciare il reddito di cittadinanza. Ipotesi «sciagurata» che il grillino, come dice ai suoi collaboratori, non vuole prendere nemmeno in considerazione. Al punto che nel Movimento c’è chi inizia a parlare di nuovo di minaccia di impeachment, se l’obiettivo venisse caldeggiato anche sottotraccia dal Colle. Mentre i leghisti predicano cautela e stanno a guardare quel che accadrà a partire da oggi. Del resto, ragionano, «la manovra non è stata ancora scritta».
La giornata del 28 settembre ha lasciato cicatrici lungo il corpaccione gialloverde. Le Borse hanno lanciato un segnale. E i tecnici del governo hanno stimato che quel venerdì nero diverrebbe insostenibile se replicato per dieci sedute ravvicinate. Per oggi, a dire il vero, al ministero dell’Economia sperano addirittura in un “rimbalzo” positivo. Il problema sarà la tenuta dello spread e quindi degli interessi sui nostri titoli. In particolare domani, dato che solo oggi pomeriggio a mercati chiusi la nota di aggiornamento al Def dovrebbe essere trasmessa in Parlamento, con tanto di stime, cifre e sforamenti finalmente a disposizione degli investitori e degli osservatori.
A quale ombrello pensa il governo? L’unica contromisura a un’eventuale tempesta al momento sarebbe la riduzione del deficit oggi al 2,4 per cento. Sulla carta si può intervenire al ribasso - lo fece il governo Gentiloni nell’ottobre 2017 facendo votare a maggioranza assoluta uno scostamento rispetto al Def - con un voto parlamentare, prima dell’approvazione della legge di bilancio. L’ipotesi, una sorta di piano B, prevede il taglio del budget destinato al reddito di cittadinanza (al netto del Rei) dagli attuali 7 a 4 miliardi, dimezzando tempi di attuazione e platea dei beneficiari.
Altrettanti, ovvio, verrebbero ridotti dalla quota reclamata dalla Lega per Fornero e mini Flat tax. Di Maio sa che anche il Colle reclama stabilità nei conti e non esclude nulla, dai messaggi alle Camere fino al rinvio della legge. Il grillino è pronto a tutto pur di difendere la manovra, non ancora scritta ma già festeggiata dal balcone di Chigi. Fino al punto da non escludere la soluzione estrema della riedizione della richiesta di impeachment. Palazzo Chigi è in allerta. Se dovesse risultare necessario, il premier Conte è pronto a volare in settimana a Bruxelles per illustrare il Def ai vertici Ue. Nei prossimi giorni anche il ministro per gli Affari europei Paolo Savona è atteso dai colleghi di altri governi.
L’Italia resta osservato molto speciale. E l’incognita è ancora una volta lo spread. Anche per le conseguenze che un’impennata potrebbe provocare sulla tenuta dei titoli bancari, vero tallone d’Achille. Ci sono le quotazioni degli istituti - che molto hanno investito sul nostro debito - in cima alle preoccupazioni del Tesoro: un tracollo esporrebbe le grandi banche a facili scalate. «E non è escluso che oltreconfine qualcuno soffi sulla speculazione proprio per approfittarne», spiega un esponente di governo. Mercati ma non solo. La tenuta della manovra dipenderà in buona parte dal giudizio delle agenzie di rating che, da Moody’s a S&P hanno fissato per fine ottobre la valutazione sui conti italiani, proprio alla luce del Def. Saranno il vero banco di prova.
Ma l’esternazione serve al capo politico 5S soprattutto a prevenire il rischio che l’avvitamento della crisi finanziaria costringa l’esecutivo a ridurre il maxi deficit del 2,4% previsto per il Def. È quello che spera tra l’altro il Colle, e che Giancarlo Giorgetti non esclude nell’intervista a Repubblica. Ne farebbe le spese tanto per cominciare il reddito di cittadinanza. Ipotesi «sciagurata» che il grillino, come dice ai suoi collaboratori, non vuole prendere nemmeno in considerazione. Al punto che nel Movimento c’è chi inizia a parlare di nuovo di minaccia di impeachment, se l’obiettivo venisse caldeggiato anche sottotraccia dal Colle. Mentre i leghisti predicano cautela e stanno a guardare quel che accadrà a partire da oggi. Del resto, ragionano, «la manovra non è stata ancora scritta».
La giornata del 28 settembre ha lasciato cicatrici lungo il corpaccione gialloverde. Le Borse hanno lanciato un segnale. E i tecnici del governo hanno stimato che quel venerdì nero diverrebbe insostenibile se replicato per dieci sedute ravvicinate. Per oggi, a dire il vero, al ministero dell’Economia sperano addirittura in un “rimbalzo” positivo. Il problema sarà la tenuta dello spread e quindi degli interessi sui nostri titoli. In particolare domani, dato che solo oggi pomeriggio a mercati chiusi la nota di aggiornamento al Def dovrebbe essere trasmessa in Parlamento, con tanto di stime, cifre e sforamenti finalmente a disposizione degli investitori e degli osservatori.
A quale ombrello pensa il governo? L’unica contromisura a un’eventuale tempesta al momento sarebbe la riduzione del deficit oggi al 2,4 per cento. Sulla carta si può intervenire al ribasso - lo fece il governo Gentiloni nell’ottobre 2017 facendo votare a maggioranza assoluta uno scostamento rispetto al Def - con un voto parlamentare, prima dell’approvazione della legge di bilancio. L’ipotesi, una sorta di piano B, prevede il taglio del budget destinato al reddito di cittadinanza (al netto del Rei) dagli attuali 7 a 4 miliardi, dimezzando tempi di attuazione e platea dei beneficiari.
Altrettanti, ovvio, verrebbero ridotti dalla quota reclamata dalla Lega per Fornero e mini Flat tax. Di Maio sa che anche il Colle reclama stabilità nei conti e non esclude nulla, dai messaggi alle Camere fino al rinvio della legge. Il grillino è pronto a tutto pur di difendere la manovra, non ancora scritta ma già festeggiata dal balcone di Chigi. Fino al punto da non escludere la soluzione estrema della riedizione della richiesta di impeachment. Palazzo Chigi è in allerta. Se dovesse risultare necessario, il premier Conte è pronto a volare in settimana a Bruxelles per illustrare il Def ai vertici Ue. Nei prossimi giorni anche il ministro per gli Affari europei Paolo Savona è atteso dai colleghi di altri governi.
L’Italia resta osservato molto speciale. E l’incognita è ancora una volta lo spread. Anche per le conseguenze che un’impennata potrebbe provocare sulla tenuta dei titoli bancari, vero tallone d’Achille. Ci sono le quotazioni degli istituti - che molto hanno investito sul nostro debito - in cima alle preoccupazioni del Tesoro: un tracollo esporrebbe le grandi banche a facili scalate. «E non è escluso che oltreconfine qualcuno soffi sulla speculazione proprio per approfittarne», spiega un esponente di governo. Mercati ma non solo. La tenuta della manovra dipenderà in buona parte dal giudizio delle agenzie di rating che, da Moody’s a S&P hanno fissato per fine ottobre la valutazione sui conti italiani, proprio alla luce del Def. Saranno il vero banco di prova.