Il giorno dopo la manifestazione di Roma il Pd tira un respiro di sollievo e prova a capitalizzare il successo di piazza. Maurizio Martina ha di fatto archiviato la stagione renziana. "Abbiamo capito la lezione del 4 marzo", ha scandito il segretario in un passaggio del discorso a braccio in cui ha citato Corbyn e ha riportato il Pd nel suo tradizionale campo di gioco, quello di un centrosinistra allargato e plurale.
I militanti dem hanno chiesto unità al gruppo dirigente. Ma la pace interna tra le varie anime potrà essere siglata solo alla fine di un vero confronto che faccia anche i conti con il passato e una stagione che ha portato il Pd al suo minimo storico. Quindi con la segreteria di Matteo Renzi. Non la pensa così Graziano Delrio convinto che al congresso che si aprirà a fine ottobre si debba arrivare con una proposta unitaria. "Matteo Renzi non vuole essere in campo in questo momento, la sua è una scelta definitiva, non &egra…
I militanti dem hanno chiesto unità al gruppo dirigente. Ma la pace interna tra le varie anime potrà essere siglata solo alla fine di un vero confronto che faccia anche i conti con il passato e una stagione che ha portato il Pd al suo minimo storico. Quindi con la segreteria di Matteo Renzi. Non la pensa così Graziano Delrio convinto che al congresso che si aprirà a fine ottobre si debba arrivare con una proposta unitaria. "Matteo Renzi non vuole essere in campo in questo momento, la sua è una scelta definitiva, non &egra…
Il giorno dopo la manifestazione di Roma il Pd tira un respiro di sollievo e prova a capitalizzare il successo di piazza. Maurizio Martina ha di fatto archiviato la stagione renziana. "Abbiamo capito la lezione del 4 marzo", ha scandito il segretario in un passaggio del discorso a braccio in cui ha citato Corbyn e ha riportato il Pd nel suo tradizionale campo di gioco, quello di un centrosinistra allargato e plurale.
I militanti dem hanno chiesto unità al gruppo dirigente. Ma la pace interna tra le varie anime potrà essere siglata solo alla fine di un vero confronto che faccia anche i conti con il passato e una stagione che ha portato il Pd al suo minimo storico. Quindi con la segreteria di Matteo Renzi. Non la pensa così Graziano Delrio convinto che al congresso che si aprirà a fine ottobre si debba arrivare con una proposta unitaria. "Matteo Renzi non vuole essere in campo in questo momento, la sua è una scelta definitiva, non è in campo ma vuole aiutare una soluzione che sia unitaria, questo lo so perché siamo amici", spiega Delrio, confermando che non sarà lui il candidato dell'ex segretario al congresso. "Non sono adatto al ruolo come non lo era Bersani", spiega l'ex ministro delle Infrastrutture.
Dunque l'area renziana potrebbe convergere su un candidato forte e unitario. Quale? Per ora l'unico candidato ufficiale resta Nicola Zingaretti che a fare un passo indietro non ci pensa nemmeno. La macchina organizzativa si è già messa in moto e il governatore del Lazio, l'unico ad avere vinto le elezioni a marzo, sta per partire per il suo tour in giro per le piazze italiane. E del resto anche Martina è convinto che la possibilità di avere più candidature al congresso sia una risorsa e non un problema per il partito. "È giusto che ci siano tante candidature. Non possiamo assomigliare a forze in cui comanda qualcuno magari raccomandato da una Srl", dice Martina che non esclude a priori di essere della partita. "Ieri c'è stata la manifestazione, ora abbiamo il Forum a fine ottobre, poi comincerà il percorso congressuale, non metto il mio destino davanti al progetto. Ragionerò, ci penserò", aggiunge.
La mossa di Delrio, non concordata con Renzi che resta contrarissimo alla candidatura di Zingaretti, potrebbe però consentire a una parte dei renziani di spostarsi sul nome del governatore del Lazio, o anche eventualmente di Martina. In nome dell'unità bene supremo. Fallito il pressing su Delrio, continua quello per convincere Marco Minniti a correre al congresso. Il problema è che i renziani rischiano di arrivare al congresso senza un candidato forte. E del resto non c'è una visione unitaria su come procedere. Si sa che Luca Lotti e una parte dei renziani della prima ora potrebbero trovare conveniente evitare la conta al congresso e persino convergere su Zingaretti, il candidato al momento più forte.
Ma tra gli uomini dell'ex segretario-premier c'è chi resta convinto che sia indispensabile arrivare a contarsi al congresso. Una sconfitta annunciata? Può darsi, è il ragionamento che va facendo per esempio Maria Elena Boschi, ma se non presentiamo un nostro candidato rischiamo l'irrilevanza della corrente, il che significa meno potere e meno posti. Quindi è fondamentale trovare un candidato e andare con quello alle primarie. In queste ore si sta facendo strada l'ipotesi di una candidatura di bandiera, come quella dell'ex capogruppo Ettore Rosato, salvo clamorosi ripensamenti di Minniti che finora ha sempre negato di voler correre. Tuttavia c'è un'altra ipotesi in campo e vedrebbe proprio Boschi pronta a scendere in campo per difendere l'orgoglio renziano. Una sua sconfitta, però, in questo caso sarebbe davvero la fine dell'era renziana.
I militanti dem hanno chiesto unità al gruppo dirigente. Ma la pace interna tra le varie anime potrà essere siglata solo alla fine di un vero confronto che faccia anche i conti con il passato e una stagione che ha portato il Pd al suo minimo storico. Quindi con la segreteria di Matteo Renzi. Non la pensa così Graziano Delrio convinto che al congresso che si aprirà a fine ottobre si debba arrivare con una proposta unitaria. "Matteo Renzi non vuole essere in campo in questo momento, la sua è una scelta definitiva, non è in campo ma vuole aiutare una soluzione che sia unitaria, questo lo so perché siamo amici", spiega Delrio, confermando che non sarà lui il candidato dell'ex segretario al congresso. "Non sono adatto al ruolo come non lo era Bersani", spiega l'ex ministro delle Infrastrutture.
Dunque l'area renziana potrebbe convergere su un candidato forte e unitario. Quale? Per ora l'unico candidato ufficiale resta Nicola Zingaretti che a fare un passo indietro non ci pensa nemmeno. La macchina organizzativa si è già messa in moto e il governatore del Lazio, l'unico ad avere vinto le elezioni a marzo, sta per partire per il suo tour in giro per le piazze italiane. E del resto anche Martina è convinto che la possibilità di avere più candidature al congresso sia una risorsa e non un problema per il partito. "È giusto che ci siano tante candidature. Non possiamo assomigliare a forze in cui comanda qualcuno magari raccomandato da una Srl", dice Martina che non esclude a priori di essere della partita. "Ieri c'è stata la manifestazione, ora abbiamo il Forum a fine ottobre, poi comincerà il percorso congressuale, non metto il mio destino davanti al progetto. Ragionerò, ci penserò", aggiunge.
La mossa di Delrio, non concordata con Renzi che resta contrarissimo alla candidatura di Zingaretti, potrebbe però consentire a una parte dei renziani di spostarsi sul nome del governatore del Lazio, o anche eventualmente di Martina. In nome dell'unità bene supremo. Fallito il pressing su Delrio, continua quello per convincere Marco Minniti a correre al congresso. Il problema è che i renziani rischiano di arrivare al congresso senza un candidato forte. E del resto non c'è una visione unitaria su come procedere. Si sa che Luca Lotti e una parte dei renziani della prima ora potrebbero trovare conveniente evitare la conta al congresso e persino convergere su Zingaretti, il candidato al momento più forte.
Ma tra gli uomini dell'ex segretario-premier c'è chi resta convinto che sia indispensabile arrivare a contarsi al congresso. Una sconfitta annunciata? Può darsi, è il ragionamento che va facendo per esempio Maria Elena Boschi, ma se non presentiamo un nostro candidato rischiamo l'irrilevanza della corrente, il che significa meno potere e meno posti. Quindi è fondamentale trovare un candidato e andare con quello alle primarie. In queste ore si sta facendo strada l'ipotesi di una candidatura di bandiera, come quella dell'ex capogruppo Ettore Rosato, salvo clamorosi ripensamenti di Minniti che finora ha sempre negato di voler correre. Tuttavia c'è un'altra ipotesi in campo e vedrebbe proprio Boschi pronta a scendere in campo per difendere l'orgoglio renziano. Una sua sconfitta, però, in questo caso sarebbe davvero la fine dell'era renziana.