ROMA. Avanti tutta. Almeno ufficialmente, nessun passo indietro sulla nota di aggiornamento al Def. Quantomeno per il 2019. Il vertice sul Def a Palazzo Chigi si è svolto mentre volavano gli strali di molti esponenti del governo nei confronti di Bruxelles. Con lo spread oltre quota 300. Dopo un prevertice politico tra Conte, Di Maio e Salvini. Al tavolo il presidente del Consiglio, i due vicepremier, il ministro dell'Economia Giovanni Tria, il ministro degli Esteri Moavero Milanesi, il sottosegretario Giorgetti. Il tutto tra messaggi rassicuranti, foto sorridenti e dichiarazioni sulla volontà di confermare tutti gli impegni presi. Nonostante le dure critiche arrivate da Bruxelles. Ma i dettagli non sono ancora definiti. E domani in mattinata ci sarà un nuovo vertice.
"Confermiamo - continua Conte - il programma delle riforme annunciate che partiranno già nel prossimo anno. Abbiamo lavorato per accelerare la discesa del rapporto debito/Pil in modo consistente nell’arco del triennio".
Stessa linea da Luigi Di Maio: "Confermiamo il 2,4% e si punta a una diminuzione del debito negli anni successivi grazie alla crescita che ci sarà e ai tagli agli sprechi prodotti dal lavoro del nostro team "mani di forbici", ha detto il ministro dello Sviluppo. Che, a Di Martedì risponde così a una domanda sul presidente della Repubblica: "Cosa faremo se Mattarella non firma la manovra? Non abbiamo nessun sentore di questa azione. Io sono contento di aver cambiato idea sull'impeachment". E Matteo Salvini: "Confermato: puntiamo tutto sul lavoro e sulla crescita, via la Fornero e meno tasse alle partite iva, in Europa se ne faranno una ragione, gli italiani sono stufi di precarietà e insicurezza". Nessuna citazione, anche stavolta, del reddito di cittadinanza.
Il governo conferma la scelta del deficit al 2,4
Il governo sembra intenzionato a resistere sulla linea del deficit al 2,4 per cento del Pil per il 2019. "Confermiamo le anticipazioni che ci avevano indotto a definire la manovra seria, razionale e coraggiosa", si legge nella nota finale del premier Giuseppe Conte, che durante i lavori, ha postato un'immagine con Di Maio, Salvini e Tria. Tutti sorridenti."Confermiamo - continua Conte - il programma delle riforme annunciate che partiranno già nel prossimo anno. Abbiamo lavorato per accelerare la discesa del rapporto debito/Pil in modo consistente nell’arco del triennio".
Stessa linea da Luigi Di Maio: "Confermiamo il 2,4% e si punta a una diminuzione del debito negli anni successivi grazie alla crescita che ci sarà e ai tagli agli sprechi prodotti dal lavoro del nostro team "mani di forbici", ha detto il ministro dello Sviluppo. Che, a Di Martedì risponde così a una domanda sul presidente della Repubblica: "Cosa faremo se Mattarella non firma la manovra? Non abbiamo nessun sentore di questa azione. Io sono contento di aver cambiato idea sull'impeachment". E Matteo Salvini: "Confermato: puntiamo tutto sul lavoro e sulla crescita, via la Fornero e meno tasse alle partite iva, in Europa se ne faranno una ragione, gli italiani sono stufi di precarietà e insicurezza". Nessuna citazione, anche stavolta, del reddito di cittadinanza.