Nomine Rai, Grillo vuole un esterno al Tg1. Foa deluso per lo stipendio
Annalisa Cuzzocrea , Giovanna Vitale , di ANNALISA CUZZOCREA e GIOVANNA VITALEAl neo presidente di Viale Mazzini 80 mila euro meno di Maggioni. I 5S corteggiano Mentana ma pesa il tetto sui compensi. La Lega punta su Del Debbio
C'è una lista di nomi che fa la spola ogni giorno tra Palazzo Chigi e viale Mazzini. Una lista di giornalisti papabili per le direzioni dei tg che la politica tratta con Fabrizio Salini, pur dichiarando ufficialmente - lo ha fatto ancora ieri il senatore M5S Gianluigi Paragone - che le scelte saranno solo del direttore generale. Le nomine sono rimandate di almeno una settimana: si cercano nomi esterni forti, su un input che arriva direttamente da Beppe Grillo. E si apre una nuova grana per il presidente Marcello Foa, che mostra serenità, ma è a dir poco irritato: era certo che avrebbe guadagnato 240mila euro come Monica Maggioni ma per lui, che non è stato direttore prima di essere promosso, la cifra si aggirerebbe intorno ai 160mila.
Al dossier Rai per Luigi Di Maio stanno lavorando i sottosegretari Stefano Buffagni e Vincenzo Spadafora. Nell'ombra, però, continuando a limare un elenco che si accorcia a ogni rifiuto. Perché il tetto …
Al dossier Rai per Luigi Di Maio stanno lavorando i sottosegretari Stefano Buffagni e Vincenzo Spadafora. Nell'ombra, però, continuando a limare un elenco che si accorcia a ogni rifiuto. Perché il tetto …
C'è una lista di nomi che fa la spola ogni giorno tra Palazzo Chigi e viale Mazzini. Una lista di giornalisti papabili per le direzioni dei tg che la politica tratta con Fabrizio Salini, pur dichiarando ufficialmente - lo ha fatto ancora ieri il senatore M5S Gianluigi Paragone - che le scelte saranno solo del direttore generale. Le nomine sono rimandate di almeno una settimana: si cercano nomi esterni forti, su un input che arriva direttamente da Beppe Grillo. E si apre una nuova grana per il presidente Marcello Foa, che mostra serenità, ma è a dir poco irritato: era certo che avrebbe guadagnato 240mila euro come Monica Maggioni ma per lui, che non è stato direttore prima di essere promosso, la cifra si aggirerebbe intorno ai 160mila.
Al dossier Rai per Luigi Di Maio stanno lavorando i sottosegretari Stefano Buffagni e Vincenzo Spadafora. Nell'ombra, però, continuando a limare un elenco che si accorcia a ogni rifiuto. Perché il tetto dei 240mila euro è un problema non da poco in un mercato che - a livelli alti - viaggia spesso sopra quelle cifre. Che non ci si possa accontentare, è imperativo categorico arrivato al vicepremier direttamente dal fondatore. Grillo interviene ormai su poche cose, ma sulla Rai ha chiarito - in perfetta sintonia con il presidente della Camera Roberto Fico - che non ci si possono permettere figuracce. "Servono nomi alti", continua a chiedere per paura che alla fine dei giochi proprio al Movimento possa imputarsi quella lottizzazione selvaggia contro cui ha lanciato invettive per più di vent'anni.
Il sogno proibito di Di Maio è Enrico Mentana. Che ancora nelle ultime ore veniva tentato con una proposta rafforzata: quella di fare il direttore del Tg1 con la possibilità, per contratto, di condurre anche programmi, venendo quindi pagato a parte. Non a caso ieri l'Usigrai, il sindacato interno di viale Mazzini, ha emanato una nota in cui definisce "inaccettabile" l'idea di prendere direttori dall'esterno, spiegando che potrebbe configurarsi un "danno erariale". Questo potrebbe valere anche per Paolo Del Debbio, la figura esterna cui avrebbe invece pensato la Lega (sulla direzione del Tg1 la battaglia tra i due alleati di governo è aperta, quel che è certo è lo schema: se a un partito va il tg, all'altro va la direzione di rete, un manuale Cencelli studiato fin nel dettaglio).
Nella lista curata dai sottosegretari M5S era entrato anche Peter Gomez, direttore del Fatto quotidiano on line, che avrebbe però declinato l'offerta. Così com'è entrata, tra gli esterni, la direttrice dell'agenzia Adnkronos Alessia Lautone. Che potrebbe scalzare Luca Mazzà al Tg3, nonostante il giornalista - così come il direttore di rete Stefano Coletta - siano gli unici a poter almeno sperare in una riconferma.
Sempre in lista, quindi papabili per le posizioni più diverse, restano Alberto Matano, Franco Di Mare e Ludovico Di Meo del Tg1; il direttore di RaiNews Antonio Di Bella, per cui spinge la parte del Movimento 5 stelle che vorrebbe nomi il più possibile "terzi"; poi Gennaro Sangiuliano e Paolo Corsini, maggiormente legati al centrodestra. Ma ci sono dei rientri, nei desiderata del Movimento: quello di Carlo Freccero, su cui lo stesso dg Salini ha speso parole di apprezzamento, che a Repubblica dice: "Sono fuori Roma, non so nulla, non sento nessuno, non ho legami con questo governo". E - a sorpresa - quello di Milena Gabanelli, andata via sbattendo la porta quasi un anno fa.
Al dossier Rai per Luigi Di Maio stanno lavorando i sottosegretari Stefano Buffagni e Vincenzo Spadafora. Nell'ombra, però, continuando a limare un elenco che si accorcia a ogni rifiuto. Perché il tetto dei 240mila euro è un problema non da poco in un mercato che - a livelli alti - viaggia spesso sopra quelle cifre. Che non ci si possa accontentare, è imperativo categorico arrivato al vicepremier direttamente dal fondatore. Grillo interviene ormai su poche cose, ma sulla Rai ha chiarito - in perfetta sintonia con il presidente della Camera Roberto Fico - che non ci si possono permettere figuracce. "Servono nomi alti", continua a chiedere per paura che alla fine dei giochi proprio al Movimento possa imputarsi quella lottizzazione selvaggia contro cui ha lanciato invettive per più di vent'anni.
Il sogno proibito di Di Maio è Enrico Mentana. Che ancora nelle ultime ore veniva tentato con una proposta rafforzata: quella di fare il direttore del Tg1 con la possibilità, per contratto, di condurre anche programmi, venendo quindi pagato a parte. Non a caso ieri l'Usigrai, il sindacato interno di viale Mazzini, ha emanato una nota in cui definisce "inaccettabile" l'idea di prendere direttori dall'esterno, spiegando che potrebbe configurarsi un "danno erariale". Questo potrebbe valere anche per Paolo Del Debbio, la figura esterna cui avrebbe invece pensato la Lega (sulla direzione del Tg1 la battaglia tra i due alleati di governo è aperta, quel che è certo è lo schema: se a un partito va il tg, all'altro va la direzione di rete, un manuale Cencelli studiato fin nel dettaglio).
Nella lista curata dai sottosegretari M5S era entrato anche Peter Gomez, direttore del Fatto quotidiano on line, che avrebbe però declinato l'offerta. Così com'è entrata, tra gli esterni, la direttrice dell'agenzia Adnkronos Alessia Lautone. Che potrebbe scalzare Luca Mazzà al Tg3, nonostante il giornalista - così come il direttore di rete Stefano Coletta - siano gli unici a poter almeno sperare in una riconferma.
Sempre in lista, quindi papabili per le posizioni più diverse, restano Alberto Matano, Franco Di Mare e Ludovico Di Meo del Tg1; il direttore di RaiNews Antonio Di Bella, per cui spinge la parte del Movimento 5 stelle che vorrebbe nomi il più possibile "terzi"; poi Gennaro Sangiuliano e Paolo Corsini, maggiormente legati al centrodestra. Ma ci sono dei rientri, nei desiderata del Movimento: quello di Carlo Freccero, su cui lo stesso dg Salini ha speso parole di apprezzamento, che a Repubblica dice: "Sono fuori Roma, non so nulla, non sento nessuno, non ho legami con questo governo". E - a sorpresa - quello di Milena Gabanelli, andata via sbattendo la porta quasi un anno fa.