Decreto sicurezza, Massimo Luciani: “Il Colle preoccupato per l'applicazione più che per il testo”
Maria Berlinguer , di MARIA BERLINGUERIl costituzionalista: "Il presidente cita solo l'articolo 10 della Carta ma credo che abbia voluto richiamare anche il 117 che impone alle leggi ordinarie, e dunque anche ai decreti legge, il rispetto dei trattati"
Perché il capo dello Stato ha sentito il bisogno di scrivere a Giuseppe Conte? È la prima volta che accade?
"È accaduto altre volte in passato che il capo dello Stato accompagnasse la firma di una legge con un richiamo al governo o al Parlamento. Soprattutto durante la presidenza di Giorgio Napolitano. Quello di Sergio Mattarella, più che un pesante monito, che non sarebbe nel suo stile, improntato alla saggezza, è un invito al rispetto delle regole costituzionali e dei trattati. Credo che più che dal testo del decreto il capo dello Stato sia preoccupato dalla sua applicazione. Per questo ha scritto che restano "fermi gli obblighi costituzionali e internazionali" facendo un esplicito riferimento all'articolo 10 della Carta che riguarda la condizione dello straniero e in particolare il diritto di asilo".
Cosa dice l'articolo 10?
"L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazio…
"È accaduto altre volte in passato che il capo dello Stato accompagnasse la firma di una legge con un richiamo al governo o al Parlamento. Soprattutto durante la presidenza di Giorgio Napolitano. Quello di Sergio Mattarella, più che un pesante monito, che non sarebbe nel suo stile, improntato alla saggezza, è un invito al rispetto delle regole costituzionali e dei trattati. Credo che più che dal testo del decreto il capo dello Stato sia preoccupato dalla sua applicazione. Per questo ha scritto che restano "fermi gli obblighi costituzionali e internazionali" facendo un esplicito riferimento all'articolo 10 della Carta che riguarda la condizione dello straniero e in particolare il diritto di asilo".
Cosa dice l'articolo 10?
"L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazio…
Perché il capo dello Stato ha sentito il bisogno di scrivere a Giuseppe Conte? È la prima volta che accade?
"È accaduto altre volte in passato che il capo dello Stato accompagnasse la firma di una legge con un richiamo al governo o al Parlamento. Soprattutto durante la presidenza di Giorgio Napolitano. Quello di Sergio Mattarella, più che un pesante monito, che non sarebbe nel suo stile, improntato alla saggezza, è un invito al rispetto delle regole costituzionali e dei trattati. Credo che più che dal testo del decreto il capo dello Stato sia preoccupato dalla sua applicazione. Per questo ha scritto che restano "fermi gli obblighi costituzionali e internazionali" facendo un esplicito riferimento all'articolo 10 della Carta che riguarda la condizione dello straniero e in particolare il diritto di asilo".
Cosa dice l'articolo 10?
"L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. E poi c'è un passaggio fondamentale. Lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto all'asilo nel territorio italiano".
E poi?
"Il Presidente non lo cita ma credo che l'altro articolo della Carta che ha voluto richiamare al governo sia il 117, primo comma, che impone alle leggi ordinarie, e dunque anche ai decreti legge, il rispetto dei trattati. Essi vanno osservati, altrimenti, indirettamente, si viola la Costituzione".
Perché Mattarella ha sentito il bisogno, pur avendo firmato il decreto sicurezza e immigrazione, di scrivere al premier?
"Il presidente della Repubblica non è il controllore della legittimità delle leggi. Come spesso si dimentica. Per quello c'è la Corte costituzionale. È possibile che le polemiche e le discussioni, anche a livello europeo, lo abbiamo preoccupato. Per questo ha voluto sottolineare che l'Italia rispetterà la Carta e i Trattati. Cosa che, nella sua qualità di rappresentante dell'unità nazionale, ben poteva fare".
"È accaduto altre volte in passato che il capo dello Stato accompagnasse la firma di una legge con un richiamo al governo o al Parlamento. Soprattutto durante la presidenza di Giorgio Napolitano. Quello di Sergio Mattarella, più che un pesante monito, che non sarebbe nel suo stile, improntato alla saggezza, è un invito al rispetto delle regole costituzionali e dei trattati. Credo che più che dal testo del decreto il capo dello Stato sia preoccupato dalla sua applicazione. Per questo ha scritto che restano "fermi gli obblighi costituzionali e internazionali" facendo un esplicito riferimento all'articolo 10 della Carta che riguarda la condizione dello straniero e in particolare il diritto di asilo".
Cosa dice l'articolo 10?
"L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. E poi c'è un passaggio fondamentale. Lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto all'asilo nel territorio italiano".
E poi?
"Il Presidente non lo cita ma credo che l'altro articolo della Carta che ha voluto richiamare al governo sia il 117, primo comma, che impone alle leggi ordinarie, e dunque anche ai decreti legge, il rispetto dei trattati. Essi vanno osservati, altrimenti, indirettamente, si viola la Costituzione".
Perché Mattarella ha sentito il bisogno, pur avendo firmato il decreto sicurezza e immigrazione, di scrivere al premier?
"Il presidente della Repubblica non è il controllore della legittimità delle leggi. Come spesso si dimentica. Per quello c'è la Corte costituzionale. È possibile che le polemiche e le discussioni, anche a livello europeo, lo abbiamo preoccupato. Per questo ha voluto sottolineare che l'Italia rispetterà la Carta e i Trattati. Cosa che, nella sua qualità di rappresentante dell'unità nazionale, ben poteva fare".