Migranti, la stretta di Salvini sull'asilo: record di rifiuti anche prima del decreto
Vladimiro Polchi , di VLADIMIRO POLCHIIl Viminale si era già mosso per via amministrativa. Riuscendo, con le sue circolari, a far diventare un miraggio la concessione della protezione umanitaria
Scatta la stretta sui rifugiati. Oltre 6mila le domande d'asilo cestinate in un mese: una valanga. Crollano anche le concessioni di permessi umanitari: a settembre passano dal 26% al 17%. Le commissioni territoriali per l'asilo si allineano alle circolari estive del Viminale. E così, ben prima che il "decreto Salvini" sia convertito in legge, la protezione umanitaria diventa un miraggio.
Un passo indietro. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari, forma residuale di protezione per quanti non hanno diritto allo status di rifugiato né alla protezione sussidiaria, ha fatto fino ad oggi la parte del leone: nel 2017, su 130mila richiedenti asilo, il 58% ha visto respinta la domanda, l'8% ha ottenuto lo status di rifugiato, l'8% la protezione sussidiaria e ben il 25% quella umanitaria. Numeri troppo alti per il ministro dell'Interno, tanto che nel decreto immigrazione e sicurezza la protezione umanitaria viene addirittura cancellata.
Prima,…
Un passo indietro. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari, forma residuale di protezione per quanti non hanno diritto allo status di rifugiato né alla protezione sussidiaria, ha fatto fino ad oggi la parte del leone: nel 2017, su 130mila richiedenti asilo, il 58% ha visto respinta la domanda, l'8% ha ottenuto lo status di rifugiato, l'8% la protezione sussidiaria e ben il 25% quella umanitaria. Numeri troppo alti per il ministro dell'Interno, tanto che nel decreto immigrazione e sicurezza la protezione umanitaria viene addirittura cancellata.
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Scatta la stretta sui rifugiati. Oltre 6mila le domande d'asilo cestinate in un mese: una valanga. Crollano anche le concessioni di permessi umanitari: a settembre passano dal 26% al 17%. Le commissioni territoriali per l'asilo si allineano alle circolari estive del Viminale. E così, ben prima che il "decreto Salvini" sia convertito in legge, la protezione umanitaria diventa un miraggio.
Un passo indietro. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari, forma residuale di protezione per quanti non hanno diritto allo status di rifugiato né alla protezione sussidiaria, ha fatto fino ad oggi la parte del leone: nel 2017, su 130mila richiedenti asilo, il 58% ha visto respinta la domanda, l'8% ha ottenuto lo status di rifugiato, l'8% la protezione sussidiaria e ben il 25% quella umanitaria. Numeri troppo alti per il ministro dell'Interno, tanto che nel decreto immigrazione e sicurezza la protezione umanitaria viene addirittura cancellata.
Prima, però, il Viminale si era già mosso per via amministrativa. Il 4 luglio Matteo Salvini aveva firmato una direttiva per chiedere una stretta proprio dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. Ma le cose all'inizio non erano andate come sperato. E così il ministero era dovuto intervenire nuovamente. In una email inviata il 16 luglio dalla presidente della commissione nazionale per il diritto d'asilo alle varie commissioni territoriali si faceva notare che "dalla percentuale delle protezioni umanitarie, ferma al 28%, emerge che la direttiva del ministro non ha ancora trovato attuazione e che anzi il dato numerico è addirittura aumentato da 14.032 a 14.471". Da qui la richiesta di una "doverosa modifica". Che puntualmente è arrivata.
I dati di settembre 2018 fotografano bene l'inversione di rotta. Su oltre 9mila domande esaminate, la concessione della protezione umanitaria crolla dal 26% di agosto scorso al 17%. Non solo. Si registra un record assoluto di dinieghi. Ben il 72% di chi ha chiesto una qualche forma di protezione se l'è vista rifiutare (ad agosto le domande cestinate erano state "solo" il 59%, in linea coi mesi precedenti). Un giro di vite che non è passato inosservato. Dura la reazione dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione: "Tenuto conto che in questa fase la platea dei richiedenti asilo non è sostanzialmente cambiata - sostiene il vicepresidente Gianfranco Schiavone - questa inversione di tendenza a legislazione invariata è davvero allarmante. Significa che le commissioni territoriali per l'asilo non sono indipendenti. Non operano cioè solo in base al dettato normativo, come dovrebbero, ma obbediscono a degli ordini di servizio".
Un passo indietro. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari, forma residuale di protezione per quanti non hanno diritto allo status di rifugiato né alla protezione sussidiaria, ha fatto fino ad oggi la parte del leone: nel 2017, su 130mila richiedenti asilo, il 58% ha visto respinta la domanda, l'8% ha ottenuto lo status di rifugiato, l'8% la protezione sussidiaria e ben il 25% quella umanitaria. Numeri troppo alti per il ministro dell'Interno, tanto che nel decreto immigrazione e sicurezza la protezione umanitaria viene addirittura cancellata.
Prima, però, il Viminale si era già mosso per via amministrativa. Il 4 luglio Matteo Salvini aveva firmato una direttiva per chiedere una stretta proprio dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. Ma le cose all'inizio non erano andate come sperato. E così il ministero era dovuto intervenire nuovamente. In una email inviata il 16 luglio dalla presidente della commissione nazionale per il diritto d'asilo alle varie commissioni territoriali si faceva notare che "dalla percentuale delle protezioni umanitarie, ferma al 28%, emerge che la direttiva del ministro non ha ancora trovato attuazione e che anzi il dato numerico è addirittura aumentato da 14.032 a 14.471". Da qui la richiesta di una "doverosa modifica". Che puntualmente è arrivata.
I dati di settembre 2018 fotografano bene l'inversione di rotta. Su oltre 9mila domande esaminate, la concessione della protezione umanitaria crolla dal 26% di agosto scorso al 17%. Non solo. Si registra un record assoluto di dinieghi. Ben il 72% di chi ha chiesto una qualche forma di protezione se l'è vista rifiutare (ad agosto le domande cestinate erano state "solo" il 59%, in linea coi mesi precedenti). Un giro di vite che non è passato inosservato. Dura la reazione dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione: "Tenuto conto che in questa fase la platea dei richiedenti asilo non è sostanzialmente cambiata - sostiene il vicepresidente Gianfranco Schiavone - questa inversione di tendenza a legislazione invariata è davvero allarmante. Significa che le commissioni territoriali per l'asilo non sono indipendenti. Non operano cioè solo in base al dettato normativo, come dovrebbero, ma obbediscono a degli ordini di servizio".