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(ansa)

Pd, Zingaretti in “Piazza” porta un nuovo partito. E Gentiloni si schiera

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L’ex premier sul palco della convention che apre la battaglia per il Congresso. Martina blocca il partito del rinvio
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Un solo leader del Pd chiamato a parlare dal palco: Paolo Gentiloni. All'ex premier viene affidato il ruolo di garante dell'unità del partito a sostegno di Nicola Zingaretti. Punto di riferimento di una comunità divisa in due (a parte l'immagine di Piazza del Popolo) che non è affatto detto sia destinata a stare ancora insieme.

Per paradosso Gentiloni dovrà anche intepretare la discontinuità rispetto alla vecchia stagione. Oggi è l'anti-Renzi più credibile e meno astioso. Ha preso le distanze da un bel pezzo. Non personali, ma nelle forme e nella sostanza. Lo si capisce da quello che ormai dice in ogni occasione: "L'idea che abbiamo coltivato della disintermediazione fa a pugni con il tessuto sociale del Paese. Abbiamo invece bisogno delle associazioni, delle inziative, degli atti di volontà singoli e collettivi". Più rapporti con la gente, meno uomo solo al comando.

Dunque, Gentiloni ha sce…
Un solo leader del Pd chiamato a parlare dal palco: Paolo Gentiloni. All'ex premier viene affidato il ruolo di garante dell'unità del partito a sostegno di Nicola Zingaretti. Punto di riferimento di una comunità divisa in due (a parte l'immagine di Piazza del Popolo) che non è affatto detto sia destinata a stare ancora insieme.

Per paradosso Gentiloni dovrà anche intepretare la discontinuità rispetto alla vecchia stagione. Oggi è l'anti-Renzi più credibile e meno astioso. Ha preso le distanze da un bel pezzo. Non personali, ma nelle forme e nella sostanza. Lo si capisce da quello che ormai dice in ogni occasione: "L'idea che abbiamo coltivato della disintermediazione fa a pugni con il tessuto sociale del Paese. Abbiamo invece bisogno delle associazioni, delle inziative, degli atti di volontà singoli e collettivi". Più rapporti con la gente, meno uomo solo al comando.

Dunque, Gentiloni ha scelto il governatore del Lazio per affidargli la guida del Partito democratico. Domenica mattina, alla manifestazione organizzata a Roma, prenderà la parola e ufficialmente indicherà il "suo" candidato. Era nell'aria, ma non c'erano stati atti pubblici.

Nel weekend Zingaretti tiene la kermesse di inizio della campagna congressuale: si chiama Piazza Grande. Assomiglierà alla Leopolda, ma i simboli del Pd non verranno tenuti fuori per forza. L'obiettivo è mostrare un'Italia diversa dalla maggioranza gialloverde, disegnare a grandi linee un nuovo Pd, puntare sui giovani. Sempre che il bersaglio venga colpito. Ci saranno i tavoli tematici il sabato, come avviene nell'appuntamento di Renzi. Ci saranno però gli amministratori locali della sinistra in tutte le sue forme, le associazioni, il volontariato, le sigle di un mondo disperso.

Funzionerà? È solo l'inizio di un lungo cammino. Zingaretti sta preparando il terreno con un'escalation di dichiarazioni contro il governo. Quella di ieri è un affondo ultimativo: "La manovra è sbagliata e così l'Italia muore". Prevede tagli selvaggi agli enti locali e la rivolta dei territori. Partire presto con la sua campagna, anche senza una data del congresso, significa anche mettere nell'angolo tutti quelli che tifano per un rinvio e sono parecchi, soprattutto nella corrente renziana. Maurizio Martina però continua a ripetere che le primarie non si toccano e saranno al massimo entro i primi 15 giorni di febbraio.

La kermesse di sabato e domenica avrà un'ospite straniera: Bernice King. È la figlia di Martin Luther King, presidente della sua Fondazione. Ricorderà la battaglia per i diritti civili e umani a cinquant'anni dalla morte del padre, nel momento in cui il governo ne sta mutando i confini che conosciamo e che sono stati conquistati allora.

Le iscrizioni, dicono gli organizzatori, hanno superato le 2000 persone. La cabina di regia è affidata a Massimiliano Smeriglio, Antonio Misiani, Paola De Micheli, David Sassoli, Michele Meta.

Il problema di Zingaretti, che ha costruito gran parte della sua carriera politica a Roma, è sprovincializzarsi, uscire dal recinto della Capitale. Tra i sindaci solo un laziale prenderà la parola, quello di Latina. Si è stati ben attenti a calibrare le presenze: il 30 per cento verrà da Roma, il 70 dal resto d'Italia. Parleranno disoccupati, rider, operai, studenti e molti under 35. Rappresentanti di una generazione dimenticata a cui il governatore aveva promesso una cena da contrappore a quella delle élite (saltata) promossa da Calenda. Alla fine, il pranzo c'è stato, senza darne pubblicità.

I capicorrente, per un giorno, faranno un passo indietro. Gentiloni serve anche a questo. Farà da ala ai numerosi dirigenti che hanno scelto di sostenere Zingaretti e li rappresenterà tutti. Poi, però, il congresso vive di voti sul territorio. Una lotta per la quale Dario Franceschini ha messo a disposizione la sua rete: Giuseppe Lupo in Sicilia, Teresa Armato in Campania, Alberto Lo Sacco in Puglia, Franco Mirabelli a Milano. Sono anche questi i compagni di viaggio utili per le primarie.