Nessuno tocchi la nostra maestra Storia
di MICHELA BOMPANI, UMBERTO GENTILONI, ILARIA VENTURILa traccia tradizionale abolita dal nuovo esame di maturità La riduzione dell'insegnamento a un'ora negli istituti professionali. La perdita delle cattedre all'università. Così la disciplina che studia il passato è sotto attacco
Dalla maturità all'università, una disciplina sotto attacco
di ILARIA VENTURIL'ideale di cooperazione internazionale sostenuto da De Gasperi e Moro dopo la seconda guerra mondiale. Un bel tema. Era la traccia di argomento storico uscita alla scorsa maturità. Per l'ultima volta. La riforma dello scritto di italiano ha cancellato il tradizionale tema storico tra le tipologie di prove offerte agli studenti, pur preservando la Storia tra gli ambiti delle tracce, accanto a quello artistico, letterario, filosofico, scientifico, economico, sociale. Una revisione che ha fatto infuriare gli storici. "È un'immotivata novità che riduce di fatto la rilevanza della Storia come disciplina di studio in grado di orientare i giovani nelle loro scelte culturali e di vita", scrivono in un documento comune tutte le società degli studiosi di Storia, l'associazione di Public History, il centro per la ricerca storico-educativa e la re…
Dalla maturità all'università, una disciplina sotto attacco
di ILARIA VENTURIL'ideale di cooperazione internazionale sostenuto da De Gasperi e Moro dopo la seconda guerra mondiale. Un bel tema. Era la traccia di argomento storico uscita alla scorsa maturità. Per l'ultima volta. La riforma dello scritto di italiano ha cancellato il tradizionale tema storico tra le tipologie di prove offerte agli studenti, pur preservando la Storia tra gli ambiti delle tracce, accanto a quello artistico, letterario, filosofico, scientifico, economico, sociale. Una revisione che ha fatto infuriare gli storici. "È un'immotivata novità che riduce di fatto la rilevanza della Storia come disciplina di studio in grado di orientare i giovani nelle loro scelte culturali e di vita", scrivono in un documento comune tutte le società degli studiosi di Storia, l'associazione di Public History, il centro per la ricerca storico-educativa e la rete degli istituti per la storia della Resistenza. Al ministro all'Istruzione Marco Bussetti gli storici chiedono di rivedere la scelta operata dal gruppo di lavoro guidato dal linguista Luca Serianni, che in realtà non ha mai messo in discussione l'importanza della disciplina ("mi aspetto che venga dato un tema di ambito storico, che rimane rilevante"). Ma la scomparsa della traccia specifica di Storia fa comunque discutere, ha acceso il dibattito perché interpretata come un segnale allarmante in tempi di memoria corta. "La preoccupazione è inevitabile perché lo spazio nelle scuole è stato molto eroso negli ultimi anni", osserva Andrea Giardina, ordinario di Storia romana, alla guida della Giunta centrale per gli studi storici. Il ritocco nell'esame di Stato non è che la punta dell'iceberg di una progressiva marginalizzazione della Storia tra i banchi.
La recente riforma degli istituti professionali consente al collegio dei docenti di ridurre ad una sola ora l'insegnamento della Storia nel biennio. "All'università non va meglio, negli ultimi dieci anni abbiamo perso il 30% delle cattedre", spiega Fulvio Cammarano, presidente degli storici contemporanei. "È da tempo che assistiamo a un attacco alla Storia - continua il professore dell'Alma Mater - non a quella di intrattenimento, sempre più in auge, ma alla disciplina che ricerca una "verità". Il motivo? La Storia per sua natura complica la vita: è l'opposto della semplificazione, la nemica delle fake news. Per questo non piace, non fa parte nemmeno più della formazione della classe dirigente, quasi ce ne vergogniamo: avete notato che nei talk show gli storici sono presentati come politologi?". Massimo Salvadori taglia corto: "Non c'è cultura senza conoscenza storica, l'idea che parlare del passato sia un lusso, quasi una forma di curiosità è misera. Si vive nel presente senza capire che i passi che compiamo nelle nostre esistenze vengono dall'esperienza del passato". A ben guardare, osserva Emanuela Scarpellini, storica alla Statale di Milano, "c'è una richiesta di storia fortissima, ma quello che si è perso è la concezione della Storia come maestra di vita, come strumento scientifico per capire la realtà d'oggi. Non solo, i risultati raggiunti dalla storiografia contemporanea che ha dato voce alle minoranze, alle donne, a coloro che prima non l'avevano, consente di avere uno sguardo più tollerante sulle tensioni del presente, come quelle che viviamo sull'immigrazione".
Il rischio che vede Fulvio Conti, che insegna storia contemporanea all'ateneo di Firenze, "è che in questo modo il Novecento venga studiato ancora meno". Rigettata è anche l'argomentazione che in fondo il tema storico era scelto da pochissimi alla maturità, appena l'1% a giugno scorso. "Non si misura così la qualità della formazione nella scuola superiore - aggiunge Giardina - è comunque va riaffermata la conoscenza storica in un clima di suo indebolimento, altrimenti si aprono praterie per dilettanti e politici che reinventano le loro storie". Il riferimento è alla mozione, poi ritirata, in consiglio regionale della Puglia di istituire la giornata della memoria per le vittime meridionali dell'Unità d'Italia. "Poi non è tutto negativo: la storiografia italiana è ai massimi livelli internazionali e cresce la richiesta di Storia più seria non solo in ambito accademico - conclude Giardina - Siamo tra queste due realtà: il grido rispetto allo svilimento della Storia e il fermento che porta a ben sperare e che la politica non coglie".
Liliana Segre: "Lotterò per cambiare questa riforma"
di MICHELA BOMPANITogliere la traccia di Storia dall'esame di maturità è un modo per cancellare la memoria, per dimenticare": Liliana Segre, senatrice a vita, sopravvissuta ad Auschwitz, dove per un anno è stata solo un numero, il 75190, contesta la decisione del Miur di modificare la prova di italiano. Ieri, a Genova, ha incontrato 3500 studenti, invitata dall'Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, per ricordare gli ottant'anni della promulgazione delle leggi razziali.
Senatrice Segre, perché la preoccupa questa "piccola" riforma della maturità?
"Pensare che volevo proporre al Miur di introdurre approfondimenti sul Novecento nell'ultimo anno delle superiori, invece tolgono proprio la traccia di Storia dall'esame. È un modo per ridimensionarne, anche durante l'anno, lo studio. Ce la metterò tutta per cambiarla".
Ha consigliato un antidoto agli insegnanti?
"Far leggere 1984 di Orwell: a seconda del governo al potere, i libri vengono cambiati. Non si diventa uomini se non si conosce ciò che è successo prima. Nessuno può diventare adulto e scegliere, se non conosce la Storia".
Qual è il rischio?
"Con la morte di noi testimoni, un terribile brano della storia d'Europa rischia di ridursi a una riga sui libri. Dimenticare. Come fa il mare quando affonda un barcone e muoiono le persone e lui si richiude sopra, mentre queste persone rimangono senza nome: dimenticate. Nessuno deve essere trattato come uno Stück, un pezzo. Come hanno trattato me. E milioni di altri come me".
La spaventa l'alleanza antieuropeista e sovranista Salvini-La Pen?
"Un'operazione politica con finalità elettorali, per ora. I rischi, in tempo di crisi, ci sono sempre stati. Quindi, anche adesso".
Cosa raccomanda ai ragazzi?
"Siate diversi: non scegliete il solito iter, l'omologazione, perché allora ci sarà qualcuno che sceglierà per voi. Voi dovete portare avanti la democrazia".
Senza Storia, cosa succede?
"La Storia è magistra vitae: se si elimina la maestra di vita, rimangono, liberi di commettere quello che vogliono, solo i falsi profeti".
IL COMMENTO
Riformare non siginifica cancellare
di UMBERTO GENTILONIRimuovere o cancellare le tracce di passato dal nostro orizzonte. Un esercizio diffuso e ricorrente che privilegia l'immersione in un presente incombente come se non potessero esistere altre dimensioni distanti dalla quotidianità invasiva. E la questione della traccia storica depennata dai temi della maturità rilancia gli interrogativi sulla storia, sul suo statuto nelle società contemporanee. Cosa trasmettere e come farlo, quali percorsi privilegiare a fronte di un'indiscutibile difficoltà che coinvolge le giovani generazioni di mezzo mondo? Le percentuali di chi negli ultimi anni sceglieva l'argomento storico nell'esame di maturità sono più che marginali. Per molti una sfida troppo impegnativa, un sapere lontano e indistinto, un infinito insieme di eventi e nozioni imperscrutabile e alieno dalle domande e dai percorsi del contemporaneo.
Non è bastato intervenire sui programmi, insistere perché l'ultimo anno sia interamente dedicato al secolo scorso, ribadire una centralità antica nella definizione di strategie possibili di accesso alla cittadinanza. Il vento è sembrato soffiare nella direzione opposta ridimensionando strumenti e metodi della conoscenza storica riducendo le ore settimanali sin dalla scuola dell'obbligo e rafforzando l'idea di un sapere accessorio, utile a sostenere altre discipline e contesti. Eppure il recente intervento sull'esame di maturità ha una valenza più profonda, va ben al di là delle riflessioni di chi si sta domandando cosa possano diventare i percorsi di conoscenza del passato. Sembra uno strappo non tanto con una tradizione discutibile e incerta quanto con le elaborazioni di chi lavora nel mondo della scuola e cerca tra mille difficoltà occasioni di aggiornamento, appuntamenti di formazione, esperienze didattiche da condividere e perfezionare. Il metodo storico si basa sul sapere critico, sul rifiuto di verità ufficiali e precostituite sul confronto pluralistico di idee e punti di vista. Una palestra di vita per formare cittadini attenti e consapevoli si diceva qualche anno fa con un pizzico di presunzione. Oggi tutto appare più difficile il passato sembra a portata di click o di connessione, manipolabile a seconda delle esigenze del momento, cancellabile se scomodo o problematico. A cosa serve discutere e approfondire, cercare le radici di processi che hanno cambiato mentalità, abitudini radicate o stili di vita. Cancellare non vuol dire riformare: il passato aiuta a comprendere il presente e la scuola è il luogo migliore per iniziare un lungo cammino.