Manovra, con lo spread a 300 anche nel 2019 la spesa sale a 5,9 miliardi
Valentina Conte , di VALENTINA CONTEL'Osservatorio dei conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli calcola quanti soldi in più serviranno con l'aumento degli interessi sui titoli di Stato. Una seria ipoteca sui numeri del prossimo anno
Uno spread che si mantenga attorno ai 290-300 punti base per quel che resta del 2018 e tutto il 2019 farebbe esplodere i conti pubblici. La maggiore spesa per interessi, a carico del bilancio dello Stato, sarebbe di 2,2 miliardi. Una cifra importante da sommare ai 3,7 miliardi di extra costi già lievitati dal 15 maggio in poi e incorporati nei saldi. Ovvero dalla fase convulsa di formazione del governo ad oggi. In totale fanno 5,9 miliardi da pagare in più di quanto previsto agli investitori che hanno comprato titoli del nostro debito, considerato ora più rischioso di prima e perciò meglio remunerato.
A fare i primi conti di questa nuova stagione di fibrillazione politica e finanziaria è l'Osservatorio dei conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli presso l'università Cattolica di Milano. Se il governo gialloverde volesse limitare i danni - evitando di aggravare con ulteriori 2,2 miliardi le già provate finanze statali…
A fare i primi conti di questa nuova stagione di fibrillazione politica e finanziaria è l'Osservatorio dei conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli presso l'università Cattolica di Milano. Se il governo gialloverde volesse limitare i danni - evitando di aggravare con ulteriori 2,2 miliardi le già provate finanze statali…
Uno spread che si mantenga attorno ai 290-300 punti base per quel che resta del 2018 e tutto il 2019 farebbe esplodere i conti pubblici. La maggiore spesa per interessi, a carico del bilancio dello Stato, sarebbe di 2,2 miliardi. Una cifra importante da sommare ai 3,7 miliardi di extra costi già lievitati dal 15 maggio in poi e incorporati nei saldi. Ovvero dalla fase convulsa di formazione del governo ad oggi. In totale fanno 5,9 miliardi da pagare in più di quanto previsto agli investitori che hanno comprato titoli del nostro debito, considerato ora più rischioso di prima e perciò meglio remunerato.
A fare i primi conti di questa nuova stagione di fibrillazione politica e finanziaria è l'Osservatorio dei conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli presso l'università Cattolica di Milano. Se il governo gialloverde volesse limitare i danni - evitando di aggravare con ulteriori 2,2 miliardi le già provate finanze statali - dovrebbe agire per rassicurare gli investitori sulla tenuta del Paese, presentando una legge finanziaria sostenibile. Un valore medio dello spread di 230-240 punti base - calcola l'ex commissario alla spending review - benché consistente consentirebbe quantomeno di scongiurare l'esborso aggiuntivo.
Ma in totale di quanti soldi parliamo? Cottarelli ricorda che la spesa per interessi sui titoli di Stato è stata rivista all'insù dalla nota al Def, appena approvata. Per il 2019 vale il 3,7% del Pil, circa 63 miliardi. Superiore di 3,7 miliardi - come detto - a quanto stimava il Def di marzo. Per mantenere questo livello, stima Cottarelli, lo spread - ovvero la differenza tra i rendimenti dei titoli decennali di Italia e Germania - deve rimanere stabile intorno ai 230-240 punti da oggi fino alla fine del 2019, valore coerente con quello indicato dal ministro dell'Economia Giovanni Tria durante l'audizione di martedì alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Obiettivo al momento in bilico. Gli ultimi giorni - con i mercati sull'ottovolante - hanno fissato l'asticella ben più su, fino a sfondare in un paio di occasioni quota 300 (martedì lo spread ha toccato 315) come non accadeva da cinque anni. È il prezzo per l'azzardo nell'impostazione della manovra, duramente bocciata da Bankitalia, Corte dei Conti, Upb. E allo stesso tempo una seria ipoteca sui conti nel 2019, in grado di pregiudicare gli effetti della prossima legge di bilancio. Lo spread che sale e rimane alto per molto tempo si mangia un pezzo delle misure per la crescita. Peraltro già ridotte al lumicino.
A fare i primi conti di questa nuova stagione di fibrillazione politica e finanziaria è l'Osservatorio dei conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli presso l'università Cattolica di Milano. Se il governo gialloverde volesse limitare i danni - evitando di aggravare con ulteriori 2,2 miliardi le già provate finanze statali - dovrebbe agire per rassicurare gli investitori sulla tenuta del Paese, presentando una legge finanziaria sostenibile. Un valore medio dello spread di 230-240 punti base - calcola l'ex commissario alla spending review - benché consistente consentirebbe quantomeno di scongiurare l'esborso aggiuntivo.
Ma in totale di quanti soldi parliamo? Cottarelli ricorda che la spesa per interessi sui titoli di Stato è stata rivista all'insù dalla nota al Def, appena approvata. Per il 2019 vale il 3,7% del Pil, circa 63 miliardi. Superiore di 3,7 miliardi - come detto - a quanto stimava il Def di marzo. Per mantenere questo livello, stima Cottarelli, lo spread - ovvero la differenza tra i rendimenti dei titoli decennali di Italia e Germania - deve rimanere stabile intorno ai 230-240 punti da oggi fino alla fine del 2019, valore coerente con quello indicato dal ministro dell'Economia Giovanni Tria durante l'audizione di martedì alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Obiettivo al momento in bilico. Gli ultimi giorni - con i mercati sull'ottovolante - hanno fissato l'asticella ben più su, fino a sfondare in un paio di occasioni quota 300 (martedì lo spread ha toccato 315) come non accadeva da cinque anni. È il prezzo per l'azzardo nell'impostazione della manovra, duramente bocciata da Bankitalia, Corte dei Conti, Upb. E allo stesso tempo una seria ipoteca sui conti nel 2019, in grado di pregiudicare gli effetti della prossima legge di bilancio. Lo spread che sale e rimane alto per molto tempo si mangia un pezzo delle misure per la crescita. Peraltro già ridotte al lumicino.