“Il potere inebria, la Carta tutela tutti”
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAMattarella difende Bankitalia e le autorità assediate da Di Maio e Salvini: "L'indipendenza dei tecnici garanzia per il sistema". Duello nel governo sui tempi di reddito e pensioni. I 5Stelle: no a precedenze, entrambi ad aprile
L'esercizio del potere può inebriare. Più che una "lectio" di diritto costituzionale è un memorandum dell'abc della convivenza democratica, del rispetto delle regole. Si tiene davanti a una platea di studenti delle scuole medie, ma è fuori dal Quirinale che le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella acquistano il peso del monito. Il richiamo al valore costituzionale della divisione dei poteri, al rispetto dovuto alle autorità indipendenti matura dopo i giorni in cui un vicepremier invita Bankitalia a candidarsi alle prossime elezioni e un altro attacca la Commissione europea, dopo che il governo delegittima l'Ufficio parlamentare di bilancio e l'Autorità anticorruzione considerandoli corpi estranei che remano contro la manovra. Un monito che piomba nelle aule del Parlamento e "rovina" i festeggiamenti della maggioranza per l'approvazione della nota al Def, cornice della legge di bilancio…
L'esercizio del potere può inebriare. Più che una "lectio" di diritto costituzionale è un memorandum dell'abc della convivenza democratica, del rispetto delle regole. Si tiene davanti a una platea di studenti delle scuole medie, ma è fuori dal Quirinale che le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella acquistano il peso del monito. Il richiamo al valore costituzionale della divisione dei poteri, al rispetto dovuto alle autorità indipendenti matura dopo i giorni in cui un vicepremier invita Bankitalia a candidarsi alle prossime elezioni e un altro attacca la Commissione europea, dopo che il governo delegittima l'Ufficio parlamentare di bilancio e l'Autorità anticorruzione considerandoli corpi estranei che remano contro la manovra. Un monito che piomba nelle aule del Parlamento e "rovina" i festeggiamenti della maggioranza per l'approvazione della nota al Def, cornice della legge di bilancio. Appena 24 ore prima, durante il pranzo al Colle, al premier Conte e all'esecutivo era stato rivolto l'invito a moderare i toni con l'Europa.
"Nella nostra Costituzione c'è un sistema complesso di pesi e contrappesi - sottolinea il capo dello Stato -. Perché la storia insegna che l'esercizio del potere può provocare il rischio di far inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell'esercizio del potere". E decisiva nel sistema è la divisione dei poteri e il ruolo delle "autorità indipendenti, che non sono dipendenti dagli organi politici ma che, dovendo governare aspetti tecnici, li governano prescindendo dalle scelte politiche, a garanzia di tutti". Come non pensare al tiro a bersaglio di questi giorni caldi in cui Lega e 5Stelle si sono esercitati contro Banca d'Italia e altre autorità, come se il governo fosse l'unico soggetto legittimato a pronunciarsi in quanto eletto.
Matteo Salvini esce dal Senato a voto acquisito e si morde la lingua, liquidando ironico il commento con un "bellissime parole". Tace Di Maio. Ma il no comment più eloquente è del ministro euroscettico del governo, Paolo Savona, che lascia così la Camera dopo aver sostituito il collega Tria al dibattito sul Def: "Meno parlo meglio è". Più diplomatico e più criptico, come di consueto, il premier Conte: "Le autorità indipendenti hanno un ruolo istituzionale e si esprimono in modo articolato, applicano algoritmi differenti dai nostri".
Mentre lo spread schizza di nuovo a 305 e la Borsa perde, Lega e M5S litigano ancora sotto banco sulle due misure-bandiera per le quali mancano le risorse. Ai grillini viene spiegato dal Tesoro che oltre ai 10 miliardi stanziati ce ne vorrebbero almeno altri 2,5 per entrare a regime col reddito di cittadinanza già a gennaio. Il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli coglie allora la palla al balzo e annuncia che slitta a quel punto anche al riforma delle pensioni tanto cara ai leghisti.
"Ritengo che in primavera, forse ad aprile, possano partire sia la riforma della Fornero che il reddito di cittadinanza". Uscita non concordata. Al quartier generale della Lega saltano sulla poltrona. È vero che mancano 600 milioni per far partire la famosa "quota 100" da gennaio, ma proprio per questo Salvini e Giorgetti hanno deciso che diventa operativa da febbraio-marzo, non oltre. Di Maio non transige: nessun vantaggio, si parte tutti da aprile. Comunque in tempo per andare all'incasso alle Europee del 26 maggio.
"Nella nostra Costituzione c'è un sistema complesso di pesi e contrappesi - sottolinea il capo dello Stato -. Perché la storia insegna che l'esercizio del potere può provocare il rischio di far inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell'esercizio del potere". E decisiva nel sistema è la divisione dei poteri e il ruolo delle "autorità indipendenti, che non sono dipendenti dagli organi politici ma che, dovendo governare aspetti tecnici, li governano prescindendo dalle scelte politiche, a garanzia di tutti". Come non pensare al tiro a bersaglio di questi giorni caldi in cui Lega e 5Stelle si sono esercitati contro Banca d'Italia e altre autorità, come se il governo fosse l'unico soggetto legittimato a pronunciarsi in quanto eletto.
Matteo Salvini esce dal Senato a voto acquisito e si morde la lingua, liquidando ironico il commento con un "bellissime parole". Tace Di Maio. Ma il no comment più eloquente è del ministro euroscettico del governo, Paolo Savona, che lascia così la Camera dopo aver sostituito il collega Tria al dibattito sul Def: "Meno parlo meglio è". Più diplomatico e più criptico, come di consueto, il premier Conte: "Le autorità indipendenti hanno un ruolo istituzionale e si esprimono in modo articolato, applicano algoritmi differenti dai nostri".
Mentre lo spread schizza di nuovo a 305 e la Borsa perde, Lega e M5S litigano ancora sotto banco sulle due misure-bandiera per le quali mancano le risorse. Ai grillini viene spiegato dal Tesoro che oltre ai 10 miliardi stanziati ce ne vorrebbero almeno altri 2,5 per entrare a regime col reddito di cittadinanza già a gennaio. Il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli coglie allora la palla al balzo e annuncia che slitta a quel punto anche al riforma delle pensioni tanto cara ai leghisti.
"Ritengo che in primavera, forse ad aprile, possano partire sia la riforma della Fornero che il reddito di cittadinanza". Uscita non concordata. Al quartier generale della Lega saltano sulla poltrona. È vero che mancano 600 milioni per far partire la famosa "quota 100" da gennaio, ma proprio per questo Salvini e Giorgetti hanno deciso che diventa operativa da febbraio-marzo, non oltre. Di Maio non transige: nessun vantaggio, si parte tutti da aprile. Comunque in tempo per andare all'incasso alle Europee del 26 maggio.