Solidarietà Ue per Cécile Kyenge. Paragonata più volte a "un orango", definì la Lega "razzista". Ora è a processo per diffamazione
Quaranta politici di colore o appartenenti a minoranze etniche esprimono sul Guardian vicinanza all'ex ministra ora eurodeputata che ha rinunciato all'immunità. A insultarla erano stati l'ex ministro Roberto Calderoli e poi il segretario del Carroccio dell'Emilia Fabio Rainieri. A denunciarla il ministro dell'Interno Matteo Salvini
Ma l'epilogo incredibile di questa assurda vicenda di insulti a sfondo razziale è che a finire sotto processo, a Piacenza, è ora la vittima del reato: Kyenge si trova imputata per diffamazione per aver definito "razzista" la Lega. Epiteto pronunciato nel 2014. Matteo Salvini, anziché scusarsi con lei per gli insulti partiti da esponenti del suo movimento, l'ha denunciata per diffamazione. Pur potendosi avvalere della facoltà di evitare il processo essendo eurodeputata, l'esponente dem ha deciso di sfidare il segretario del Carroccio in un'aula di tribunale rinunciando all'immunità.
In solidarietà dell'europarlamentare dem sono scesi in campo quaranta politici europei di colore o appartenenti a minoranze etniche residenti in Gran Bretagna, Svezia, Ungheria, Polonia Germania e Belgio. Tutti hanno scritto una lettera di solidarietà pubblicata dal The Guardian, il quotidiano britannico vicino al Labour di Jeremy Corbin.
I politici, prevalentemente di origini africane e arabe, scrivono: "Sosteniamo pienamente Cécile e siamo al suo fianco nella decisione di rinunciare all'immunità parlamentare per combattere contro il razzismo, la xenofobia e altre forme di intolleranza".
In prima fila ci sono DIane Abbott, ministra ombra dell'Interno nel gabinetto Corbyn e fedelissima del leader laburista, il ministro ombra del Tesoro, Clive Lewis, nonché deputati neri di spicco come David Lammy o come l'anti-corbyniano Chuka Umunna. Tutti denunciano "le intimidazioni della Lega contro Cècile".
L'ultimo episodio che aveva indotto Kyenge a definire "razzista" il movimento Lumbard fu in occasione del Festival dell'Unità di Fontevivo, in provincia di Parma, dopo che furono pubblicati su Facebook post offensivi nei suoi confronti. In particolare, quello del segretario emiliano del partito Fabio Rainieri, che aveva paragonato Kyenge a "un orango". Rainieri è stato poi condannato per diffamazione con l'aggravante della discriminazione razziale introdotta nel sistema normativo italiano nel 2015.