A Piazza Grande, la convention di Zingaretti, sembra tutto fermo: dopo l'annuncio della probabile candidatura di Minniti alle primarie del Pd, il fronte non è smottato. Il ragionamento del governatore del Lazio si può sintetizzare così: pensavano che avrei perso pezzi, che Gentiloni si sarebbe ricreduto, persino che mi sarei spaventato e ritirato dalla competizione invece vado avanti. Alla fine il vero obiettivo di Matteo Renzi, continua il ragionamento, è creare le condizioni per far saltare il congresso più che giocarsela in campo aperto. "Ma quando dico vado avanti - spiega Zingaretti - dico non sulla stessa strada che ci ha portato a fallire. Voglio cambiare strada".
Dunque congresso vero, sfida accettata. Zingaretti si sente comunque in vantaggio. Quando sei in testa l'importante è non commettere errori, osservare le mosse degli avversari. Stamattina Paolo Gentiloni non darà un sostegno esplicito alla sua candida…
Dunque congresso vero, sfida accettata. Zingaretti si sente comunque in vantaggio. Quando sei in testa l'importante è non commettere errori, osservare le mosse degli avversari. Stamattina Paolo Gentiloni non darà un sostegno esplicito alla sua candida…
A Piazza Grande, la convention di Zingaretti, sembra tutto fermo: dopo l'annuncio della probabile candidatura di Minniti alle primarie del Pd, il fronte non è smottato. Il ragionamento del governatore del Lazio si può sintetizzare così: pensavano che avrei perso pezzi, che Gentiloni si sarebbe ricreduto, persino che mi sarei spaventato e ritirato dalla competizione invece vado avanti. Alla fine il vero obiettivo di Matteo Renzi, continua il ragionamento, è creare le condizioni per far saltare il congresso più che giocarsela in campo aperto. "Ma quando dico vado avanti - spiega Zingaretti - dico non sulla stessa strada che ci ha portato a fallire. Voglio cambiare strada".
Dunque congresso vero, sfida accettata. Zingaretti si sente comunque in vantaggio. Quando sei in testa l'importante è non commettere errori, osservare le mosse degli avversari. Stamattina Paolo Gentiloni non darà un sostegno esplicito alla sua candidatura, ma basterà la sua presenza a far capire da che parte sta. Semmai, visto che non è tutto fermo e la corsa di Minniti ha scosso gli equilibri, sta facendo una lavoro ancora più utile alla causa. Tutto sottotraccia, pura diplomazia come ha imparato negli anni alla Farnesina. Vuole convincere l'ex ministro dell'Interno a chiudere la sua fase di riflessione con un "no grazie".
All'ex dogana di Roma, trasformata nella Piazza Grande dello slogan, c'è molta gente. Il modello è quello della Leopolda. Del resto in privato Zingaretti non si sottrae al paragone: "Diventerà l'appuntamento più importante della sinistra dieci anni dopo la prima kermesse organizzata da Renzi". Ci sono i sindaci civici che bastonano il vecchio Pd e sperano in un rinnovamento. Ci sono tanti che si erano allontanati nelle stagione del renzismo. Per esempio, un gruppo di dirigenti della Città della scienza di Napoli attratti dai 5 stelle e tornati a farsi vedere. Sono i voti dei grillini il bersaglio grosso del governatore.
Partecipa anche Maurizio Martina. È schierata al completo la corrente di Area dem, quella di Dario Franceschini, e questo è il segnale che si aspettava Zingaretti in chiave congressuale. Niente ripensamenti dopo la lettera dei sostenitori di Minniti. Lontani dal palco, ma attivi nelle retrovie. Dei franceschiniani non manca nessuno. Ed è presente anche Roberta Pinotti, grande amica di Minniti, sulla cui defezione i renziani contavano molto. È qui, non vacilla. C'è anche Andrea Orlando. A cosa serve lo schieramento? A dimostrare che l'esercito non è in rotta e che l'ex ministro dell'Interno, se vuole correre, dovrà schiacciarsi, suo malgrado, sui renziani. Ovvero, diventare il candidato di Renzi.
Non è facile, per via della figura di Minniti. Sicuramente autonoma, sicuramente con una sua storia . "Chi può guardarlo negli occhi e sostenere che è renziano?", dicono i suoi amici. Ma le dinamiche degli schieramenti poi volano anche sopra le vicende personali. Senza altri alleati che non siano i sindaci che lo sostengono, i margini di manovra si riducono. E la corrente del senatore fiorentino si prepara a battere cassa con il candidato. "Marco non è renziano - dice un fedelissimo dell'ex premier - ma il coordinatore della sua campagna congressuale lo sarà. Visibile e riconoscibile. Non tipo Boschi, ma quasi". Quindi niente è fermo nel fronte di Zingaretti ma tutto si muove anche dalla parte di Minniti.
Non potendosi fidare completamente, la prima scelta della corrente di Renzi resta non fare le primarie. La soluzione più unitaria, quella che evita il confronto, anche se i suoi giurano che, a oggi, Zingaretti può contare su truppe non più grandi di 35 mila iscritti su 300 mila. "Questi sono artifici. L'unità - ribatte Zanda - si fa dopo i congressi. Diverse voci sono una ricchezza per il partito. L'unità vera viene solo dopo. Con un segretario che rispetta le minoranze e le minoranze che non si fanno opposizioni". La trappola più temuta è quella di una sospensione delle cose. Zingaretti non vuole accettarla e se i suoi alleati reggono andrà fino in fondo. Comunque di questo si parla mentre gli interventi proseguono, le piazze tematiche discutono nei magazzini in disuso, gli ospiti fanno la fila davanti ai container trasformati in bar e i bambini giocano in un'area riservata che funziona. Il congresso è già partito, tutte le tappe preliminari sono incardinate. Difficile fermarlo.
Dunque congresso vero, sfida accettata. Zingaretti si sente comunque in vantaggio. Quando sei in testa l'importante è non commettere errori, osservare le mosse degli avversari. Stamattina Paolo Gentiloni non darà un sostegno esplicito alla sua candidatura, ma basterà la sua presenza a far capire da che parte sta. Semmai, visto che non è tutto fermo e la corsa di Minniti ha scosso gli equilibri, sta facendo una lavoro ancora più utile alla causa. Tutto sottotraccia, pura diplomazia come ha imparato negli anni alla Farnesina. Vuole convincere l'ex ministro dell'Interno a chiudere la sua fase di riflessione con un "no grazie".
All'ex dogana di Roma, trasformata nella Piazza Grande dello slogan, c'è molta gente. Il modello è quello della Leopolda. Del resto in privato Zingaretti non si sottrae al paragone: "Diventerà l'appuntamento più importante della sinistra dieci anni dopo la prima kermesse organizzata da Renzi". Ci sono i sindaci civici che bastonano il vecchio Pd e sperano in un rinnovamento. Ci sono tanti che si erano allontanati nelle stagione del renzismo. Per esempio, un gruppo di dirigenti della Città della scienza di Napoli attratti dai 5 stelle e tornati a farsi vedere. Sono i voti dei grillini il bersaglio grosso del governatore.
Partecipa anche Maurizio Martina. È schierata al completo la corrente di Area dem, quella di Dario Franceschini, e questo è il segnale che si aspettava Zingaretti in chiave congressuale. Niente ripensamenti dopo la lettera dei sostenitori di Minniti. Lontani dal palco, ma attivi nelle retrovie. Dei franceschiniani non manca nessuno. Ed è presente anche Roberta Pinotti, grande amica di Minniti, sulla cui defezione i renziani contavano molto. È qui, non vacilla. C'è anche Andrea Orlando. A cosa serve lo schieramento? A dimostrare che l'esercito non è in rotta e che l'ex ministro dell'Interno, se vuole correre, dovrà schiacciarsi, suo malgrado, sui renziani. Ovvero, diventare il candidato di Renzi.
Non è facile, per via della figura di Minniti. Sicuramente autonoma, sicuramente con una sua storia . "Chi può guardarlo negli occhi e sostenere che è renziano?", dicono i suoi amici. Ma le dinamiche degli schieramenti poi volano anche sopra le vicende personali. Senza altri alleati che non siano i sindaci che lo sostengono, i margini di manovra si riducono. E la corrente del senatore fiorentino si prepara a battere cassa con il candidato. "Marco non è renziano - dice un fedelissimo dell'ex premier - ma il coordinatore della sua campagna congressuale lo sarà. Visibile e riconoscibile. Non tipo Boschi, ma quasi". Quindi niente è fermo nel fronte di Zingaretti ma tutto si muove anche dalla parte di Minniti.
Non potendosi fidare completamente, la prima scelta della corrente di Renzi resta non fare le primarie. La soluzione più unitaria, quella che evita il confronto, anche se i suoi giurano che, a oggi, Zingaretti può contare su truppe non più grandi di 35 mila iscritti su 300 mila. "Questi sono artifici. L'unità - ribatte Zanda - si fa dopo i congressi. Diverse voci sono una ricchezza per il partito. L'unità vera viene solo dopo. Con un segretario che rispetta le minoranze e le minoranze che non si fanno opposizioni". La trappola più temuta è quella di una sospensione delle cose. Zingaretti non vuole accettarla e se i suoi alleati reggono andrà fino in fondo. Comunque di questo si parla mentre gli interventi proseguono, le piazze tematiche discutono nei magazzini in disuso, gli ospiti fanno la fila davanti ai container trasformati in bar e i bambini giocano in un'area riservata che funziona. Il congresso è già partito, tutte le tappe preliminari sono incardinate. Difficile fermarlo.