Legittima difesa, i dem processano sé stessi per il sì all'articolo 2: “Scelta insensata”
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISL'ex ministro Orlando parla di "cretinata". Delrio: alla Camera discutiamo e vediamo. Critiche da Verini, Richetti, Gori, Cuperlo
Il cortocircuito del Pd sulla legittima difesa ha fatto infuriare Andrea Orlando, ha mandato in tilt il deputato che aveva seguito il provvedimento la scorsa legislatura, Walter Verini, e ha costretto il capogruppo della Camera Graziano Delrio a mettere le mani avanti: "Noi ne discuteremo tra di noi quando arriverà a Montecitorio". Dove il voto democratico potrebbe cambiare bocciando stavolta tutto il provvedimento, anche l'articolo 2 sul quale i senatori dem si sono espressi a favore.
L'ex ministro della Giustizia non accetta spiegazioni o scuse: "È stata una cretinata votare Sì a un pezzo di quel testo. Andare dietro a questi della maggioranza non porta un voto, lo vogliamo capire". Le giustificazioni dei senatori si possono sintetizzare così: il grave turbamento come motivo non perseguibile della legittima difesa è un'invenzione del governo precedente, cioè quello a guida Gentiloni. Potevamo essere incoerent…
L'ex ministro della Giustizia non accetta spiegazioni o scuse: "È stata una cretinata votare Sì a un pezzo di quel testo. Andare dietro a questi della maggioranza non porta un voto, lo vogliamo capire". Le giustificazioni dei senatori si possono sintetizzare così: il grave turbamento come motivo non perseguibile della legittima difesa è un'invenzione del governo precedente, cioè quello a guida Gentiloni. Potevamo essere incoerent…
Il cortocircuito del Pd sulla legittima difesa ha fatto infuriare Andrea Orlando, ha mandato in tilt il deputato che aveva seguito il provvedimento la scorsa legislatura, Walter Verini, e ha costretto il capogruppo della Camera Graziano Delrio a mettere le mani avanti: "Noi ne discuteremo tra di noi quando arriverà a Montecitorio". Dove il voto democratico potrebbe cambiare bocciando stavolta tutto il provvedimento, anche l'articolo 2 sul quale i senatori dem si sono espressi a favore.
L'ex ministro della Giustizia non accetta spiegazioni o scuse: "È stata una cretinata votare Sì a un pezzo di quel testo. Andare dietro a questi della maggioranza non porta un voto, lo vogliamo capire". Le giustificazioni dei senatori si possono sintetizzare così: il grave turbamento come motivo non perseguibile della legittima difesa è un'invenzione del governo precedente, cioè quello a guida Gentiloni. Potevamo essere incoerenti su una formula creata da noi? Anna Rossomando ha risposto in aula astenendosi in dissenso dal gruppo: "Era inaccettabile votare a favore". Conferma Verini. "Nemmeno io non avrei votato l'articolo 2". Rincara Orlando: "Avevamo studiato quella norma in un altro contesto. Per assecondare un clima eppoi era finita su un binario morto. Ma oggi abbiamo fatto un mezzo regalo alla Lega. Non ce lo possiamo permettere".
La scorsa legislatura il testo del Pd era stato approvato alla Camera e si era fermato al Senato prima delle elezioni. Succede quando non si crede molto in un provvedimento. Appena iniziata l'avventura della maggioranza gialloverde, Matteo Salvini ha invece fatto della legittima difesa una legge spot per rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini. E dopo il caso della ragazza morta a San Lorenzo ieri è stato anticipato di un giorno il voto a Palazzo Madama. Per dare l'idea di una reazione immediata a un episodio violento e tragico.
Maurizio Martina è stato colto di sorpresa ma preferisce mettere l'accento sul voto finale del suo partito. "Abbiamo votato no alla legge - dice il segretario - il cui cuore è l'articolo 1 non l'articolo 2. Questa è la realtà". Ma monta una rivolta nel Pd per come è stata condotta la battaglia nell'aula del Senato, per come si sta organizzando l'opposizione o non lo si sta facendo. "Meglio che sto zitto" si morde la lingua il candidato alle primarie Matteo Richetti. "Posso dire che anche stavolta la Lega fa solo propaganda e non aumenta affatto la sicurezza dei cittadini".
Verini parla di "valutazione forse poco approfondita al Senato. Di certo alla Camera la battaglia sarà frontale". Gianni Cuperlo non vuole entrare nelle dinamiche parlamentari, ma dice che in assoluto "non ha senso votare, anche solo in parte, delle bandiere di Salvini". Ieri Renzi non era in aula e non commenta. I suoi fedelissimi si limitano a dire che oggi il segretario è Martina e l'ex premier non ha alcun controllo sui gruppi. La posizione dell'attuale numero uno del Pd è comprensibile. La sostanza è il no del Pd a una legge ingiusta. E il partito in questo momento non può permettersi divisioni su un errore che non cambia quella sostanza. Anzi, deve far passare il messaggio di una misura ingiusta e inutile. Anche sui territori, anche nelle aree dove la Lega è più forte. "La difesa delle persone - osserva il sindaco Pd di Bergamo Giorgio Gori - spetta allo Stato e non all'auto-organizzazione dei cittadini. Questa legge significa un'apertura al possesso delle armi e porta a situazione molto pericolose".
L'ex ministro della Giustizia non accetta spiegazioni o scuse: "È stata una cretinata votare Sì a un pezzo di quel testo. Andare dietro a questi della maggioranza non porta un voto, lo vogliamo capire". Le giustificazioni dei senatori si possono sintetizzare così: il grave turbamento come motivo non perseguibile della legittima difesa è un'invenzione del governo precedente, cioè quello a guida Gentiloni. Potevamo essere incoerenti su una formula creata da noi? Anna Rossomando ha risposto in aula astenendosi in dissenso dal gruppo: "Era inaccettabile votare a favore". Conferma Verini. "Nemmeno io non avrei votato l'articolo 2". Rincara Orlando: "Avevamo studiato quella norma in un altro contesto. Per assecondare un clima eppoi era finita su un binario morto. Ma oggi abbiamo fatto un mezzo regalo alla Lega. Non ce lo possiamo permettere".
La scorsa legislatura il testo del Pd era stato approvato alla Camera e si era fermato al Senato prima delle elezioni. Succede quando non si crede molto in un provvedimento. Appena iniziata l'avventura della maggioranza gialloverde, Matteo Salvini ha invece fatto della legittima difesa una legge spot per rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini. E dopo il caso della ragazza morta a San Lorenzo ieri è stato anticipato di un giorno il voto a Palazzo Madama. Per dare l'idea di una reazione immediata a un episodio violento e tragico.
Maurizio Martina è stato colto di sorpresa ma preferisce mettere l'accento sul voto finale del suo partito. "Abbiamo votato no alla legge - dice il segretario - il cui cuore è l'articolo 1 non l'articolo 2. Questa è la realtà". Ma monta una rivolta nel Pd per come è stata condotta la battaglia nell'aula del Senato, per come si sta organizzando l'opposizione o non lo si sta facendo. "Meglio che sto zitto" si morde la lingua il candidato alle primarie Matteo Richetti. "Posso dire che anche stavolta la Lega fa solo propaganda e non aumenta affatto la sicurezza dei cittadini".
Verini parla di "valutazione forse poco approfondita al Senato. Di certo alla Camera la battaglia sarà frontale". Gianni Cuperlo non vuole entrare nelle dinamiche parlamentari, ma dice che in assoluto "non ha senso votare, anche solo in parte, delle bandiere di Salvini". Ieri Renzi non era in aula e non commenta. I suoi fedelissimi si limitano a dire che oggi il segretario è Martina e l'ex premier non ha alcun controllo sui gruppi. La posizione dell'attuale numero uno del Pd è comprensibile. La sostanza è il no del Pd a una legge ingiusta. E il partito in questo momento non può permettersi divisioni su un errore che non cambia quella sostanza. Anzi, deve far passare il messaggio di una misura ingiusta e inutile. Anche sui territori, anche nelle aree dove la Lega è più forte. "La difesa delle persone - osserva il sindaco Pd di Bergamo Giorgio Gori - spetta allo Stato e non all'auto-organizzazione dei cittadini. Questa legge significa un'apertura al possesso delle armi e porta a situazione molto pericolose".