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Cantieri d’Italia bloccati dai veti grillini. La Francia sulla Tav: tempo scaduto

Il ministro Toninelli elude il confronto con Regioni e aziende in attesa del via libera. E gli “approfondimenti” servono anche a far digerire alla base l’inevitabilità di andare avanti
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L'ultimo episodio è di due settimane fa: la risposta di Marc Papinutti, capo della segreteria di Elisabeth Borne, ministra dei Trasporti francese, alla richiesta di tregua di Gino Scaccia, capo di gabinetto di Toninelli, che chiedeva "qualche settimana di tempo" per definire la posizione del governo italiano sulla Torino-Lione. I francesi hanno risposto che una tregua è possibile fino novembre ma che "l'attesa può durare qualche settimana, non mesi". Perché per Parigi "è valido l'impegno sottoscritto dal Presidente Macron il 27 settembre 2017 a Lione" per realizzare la Tav. In poche parole, un ultimatum. Che sta per scadere.

Toninelli dice di attendere la valutazione della commissione che redige l'analisi costi/benefici, guidata dal professore No Tav Marco Ponti. Ma il ministro non è mai andato a visitare i cantieri e non ha mai incontrato né il presidente del Piemonte Chiamparino, né…
L'ultimo episodio è di due settimane fa: la risposta di Marc Papinutti, capo della segreteria di Elisabeth Borne, ministra dei Trasporti francese, alla richiesta di tregua di Gino Scaccia, capo di gabinetto di Toninelli, che chiedeva "qualche settimana di tempo" per definire la posizione del governo italiano sulla Torino-Lione. I francesi hanno risposto che una tregua è possibile fino novembre ma che "l'attesa può durare qualche settimana, non mesi". Perché per Parigi "è valido l'impegno sottoscritto dal Presidente Macron il 27 settembre 2017 a Lione" per realizzare la Tav. In poche parole, un ultimatum. Che sta per scadere.

Toninelli dice di attendere la valutazione della commissione che redige l'analisi costi/benefici, guidata dal professore No Tav Marco Ponti. Ma il ministro non è mai andato a visitare i cantieri e non ha mai incontrato né il presidente del Piemonte Chiamparino, né i vertici di Telt, la società italo-francese che ha già scavato i primi 6 chilometri di tunnel di base. La strategia del ministro 5 stelle è quella di comportarsi come se i cantieri non esistessero e ci fosse una carta geografica intonsa su cui decidere se aprirli o meno. Così accade per le grandi opere (Tav, Tap, Terzo Valico) e addirittura per quelle finora mai messe in discussione come il tunnel del Brennero che, pochi giorni fa, il ministro Fraccaro ha solennemente annunciato essere inutile.

Ma non ci sono solo i ministri. Nei comuni guidati dai 5 stelle piccoli Toninelli crescono. In tutta la Penisola una serie di opere è stata congelata da mesi: strade, sottopassi, piste di aeroporto, ferrovie urbane, tutti bloccati come nel castello della Bella addormentata in attesa di approfondimenti e nuove valutazioni. Come se fino ad oggi i progetti non fossero stati sottoposti ad analisi dei costi e valutazioni di impatto ambientale. L'esito di questi approfondimenti, come già accaduto per il Tap, sarà in molti casi che ormai i cantieri sono troppo avanti per bloccare le opere. Questo, per la verità, era già vero prima delle elezioni ma, avendo promesso il blocco di tutte le opere agli elettori, le lungaggini di oggi servono a far loro digerire l'amara realtà.

Così, proprio mentre ministri e parlamentari continuano a giurare che mai e poi mai le grandi opere inutili si realizzeranno, più discretamente altri grillini trattano le "exit strategy" per non bloccare i cantieri e perdere un sacco di soldi. Discretamente confessando: "I movimenti contro le grandi opere? Noi siamo i 5 Stelle, non ci identifichiamo con loro".