✕
(ansa)

Tav e Tap, per la Lega i lavori devono proseguire. Salvini ai suoi: “Silenzio o viene giù tutto”

Ascolta l'audio

I gialloverdi spaccati sul gasdotto pugliese e sull'alta velocità Torino-Lione. Vertice tra i vicepremier sulla Rai, ma dalle banche all'editoria il governo è diviso su tutto
3 minuti di lettura
L'ordine di scuderia arriva da Matteo Salvini. Per una volta l'invito rivolto ai suoi (oltre che, con fatica, a se stesso) è a non fiatare: silenzio. Non una sola parola sullo stop alla Tav rilanciato dal "socio" Luigi Di Maio. Perché se dovesse replicare, verrebbe giù tutto.

Legge le dichiarazioni del capo del Movimento che parla dalla Sicilia mentre è seduto in platea alla cerimonia del Premio Sciacca alla Pontificia università urbaniana di Roma, il ministro dell'Interno. E trasecola. Un no comment che - nel suo mood - equivale al segnale che la soglia di tolleranza è superata. Silenzio anche perché basterà pazientare fino a oggi, dato che è in programma un inconsueto faccia a faccia domenicale per affrontare il grande rompicapo delle direzioni di tg e reti Rai ancora contese dai due. Sarà l'occasione per dire all'alleato che così non vanno lontano. Che si ritrovano già…
L'ordine di scuderia arriva da Matteo Salvini. Per una volta l'invito rivolto ai suoi (oltre che, con fatica, a se stesso) è a non fiatare: silenzio. Non una sola parola sullo stop alla Tav rilanciato dal "socio" Luigi Di Maio. Perché se dovesse replicare, verrebbe giù tutto.

Legge le dichiarazioni del capo del Movimento che parla dalla Sicilia mentre è seduto in platea alla cerimonia del Premio Sciacca alla Pontificia università urbaniana di Roma, il ministro dell'Interno. E trasecola. Un no comment che - nel suo mood - equivale al segnale che la soglia di tolleranza è superata. Silenzio anche perché basterà pazientare fino a oggi, dato che è in programma un inconsueto faccia a faccia domenicale per affrontare il grande rompicapo delle direzioni di tg e reti Rai ancora contese dai due. Sarà l'occasione per dire all'alleato che così non vanno lontano. Che si ritrovano già sotto assedio su tutti i fronti, in Italia e in Europa, che se si spaccano anche sul gasdotto pugliese e sull'alta velocità Torino-Lione, sullo scudo fiscale e sulla tutela delle banche, sulla Bce e sui giornali, allora altro che 2019. "Se resistiamo, il prossimo sarà il vero anno del cambiamento", ha annunciato Di Maio parlando da Scordia, nel Catanese.

Ma prima del 2019 bisognerà chiarirsi su tante, forse troppe cose. Ormai da giorni si è trasformata in sfogatoio collettivo la chat interna dei sottosegretari leghisti. Leit motiv la complicata convivenza con i colleghi e i ministri grillini. È un generale "io non ce la faccio più con quelli". Incompatibilità a parte, ci sono i dossier sul tavolo che giorno dopo giorno si trasformano in macigni difficili da sollevare. La Tav piemontese si sta maledettamente complicando, con il commissario che adesso è sul punto di denunciare il governo per omissione d'atti d'ufficio mentre il premier Conte e il vice M5S fanno tandem per congelare l'opera. Il capo del Viminale non ci sta. Lo ha detto in tutte le sedi. Stessa storia con il Tap pugliese, con la sola differenza che in quel caso Di Maio ieri si è rassegnato e fatto notare ai movimentisti ribelli che va comunque realizzato per non pagare penali miliardarie. "Per quanto mi riguarda, l'opera si fa, quel che serve a far pagare meno gli italiani va avanti", gli manda a dire Salvini intercettato dall'Agi. Concetto più in generale ribadito in giornata su tutte le grandi opere dal ministro dell'Economia Giovanni Tria ("Bisogna sbloccare le opere pubbliche").

Sullo sfondo resta la battaglia campale che sui conti pubblici il governo gialloverde ha innescato con l'Ue. I due leader d'accordo sulla decisione di non rivedere la manovra e il 2,4 per cento di deficit. Ma sull'eventuale exit strategy, se la situazione dovesse ulteriormente peggiorare tra spread, borse e titoli bancari in affanno, le divergenze tra i due partiti aumentano. Salvini non ha fatto in tempo a ripetere, come i sottosegretari Giorgetti e Garavaglia, che "siamo pronti a intervenire se dovesse servire", che Di Maio ha sostenuto ieri l'esatto contrario: "Siamo vicini alle banche ma non ci metto un euro degli italiani". Il fatto è, come spiega un uomo di governo leghista, che "i grillini partono da un errore di fondo: identificano le banche coi banchieri, anziché come noi con i correntisti e gli imprenditori che grazie ai crediti sopravvivono". E se saltano anche poche banche è il caos.

È la stessa logica per la quale il capo del M5S ha accusato il governatore Bce Mario Draghi di non aiutare il suo Paese, mentre la Lega ha taciuto, per nulla convinta della strategia d'assalto contro Francoforte, che potrebbe essere l'ultima scialuppa di salvataggio in caso di crisi. L'ultima "incazzatura", per citare lo stesso Di Maio in un post Facebook di ieri sera, riporta a una nuova scoperta sul condono: nel decreto fiscale è rimasto il "riferimento ai capitali esteri, sia per la rottamazione che per il condono", cari alla Lega. "Ovviamente in Parlamento modificheremo il testo", chiosa il ministro dello Sviluppo, che ha evitato stavolta di riesumare l'ombra della "manina".

Ma è un botta e risposta su tutto, ormai. I Cinque stelle attaccano i giornali e vogliono tagliare le risorse per l'editoria? La stampa va difesa, rilancia adesso la Lega. Parla il presidente della commissione Trasporti alla Camera, Alessandro Morelli, ma è assai vicino al "giornalista" Salvini, e preannuncia un sostanziale veto alle sforbiciate annunciate. "L'editoria è una grande risorsa per ogni Paese. Vanno tutelate le piccole grandi testate che hanno sempre fatto informazione di qualità e servizio pubblico nei territori". Con buona pace di Di Maio e del sottosegretario Vito Crimi che una settimana fa, dal palco del Circo Massimo, aveva definito quello dell'informazione un "sistema malato".