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(ansa)

Decreto sicurezza, niente fiducia: l'aiuto da destra convince Di Maio

La Lega spinge per questa soluzione: con il voto segreto, Fratelli d'Italia e Forza Italia compenserebbero i dissidenti M5S
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Sulla fiducia al decreto sicurezza, il governo sta cambiando idea. Soprattutto la sta cambiando il Movimento 5 stelle, convinto che legare la salvezza dell'esecutivo gialloverde alla legge voluta da Matteo Salvini creerebbe un problema politico di difficile gestione. Significherebbe - con ogni probabilità - ritrovarsi con quattro voti in meno, essere costretti a espellere quattro senatori e indebolirsi dal punto di vista dei numeri e dell'immagine. Che non è poco, nel momento in cui si cerca di approvare una manovra economica pericolosa secondo l'Europa e i mercati.

Così, le minacce fatte trapelare da Luigi Di Maio nei giorni scorsi - quelle che avrebbero dovuto avere il loro apice in un'assemblea congiunta rimandata già due volte - potrebbero restare lettera morta. Non si lavora tanto e solo per ricucire la ferita interna, si cerca piuttosto di capire come reggere ai 70 voti segreti previsti. E qui, la risposta è semplice e al capo …
Sulla fiducia al decreto sicurezza, il governo sta cambiando idea. Soprattutto la sta cambiando il Movimento 5 stelle, convinto che legare la salvezza dell'esecutivo gialloverde alla legge voluta da Matteo Salvini creerebbe un problema politico di difficile gestione. Significherebbe - con ogni probabilità - ritrovarsi con quattro voti in meno, essere costretti a espellere quattro senatori e indebolirsi dal punto di vista dei numeri e dell'immagine. Che non è poco, nel momento in cui si cerca di approvare una manovra economica pericolosa secondo l'Europa e i mercati.

Così, le minacce fatte trapelare da Luigi Di Maio nei giorni scorsi - quelle che avrebbero dovuto avere il loro apice in un'assemblea congiunta rimandata già due volte - potrebbero restare lettera morta. Non si lavora tanto e solo per ricucire la ferita interna, si cerca piuttosto di capire come reggere ai 70 voti segreti previsti. E qui, la risposta è semplice e al capo politico M5S l'ha suggerita anche Matteo Salvini (che la fiducia preferisce non metterla): sul decreto ci saranno i voti di Fratelli d'Italia e, nello scrutinio segreto, quelli di pezzi di Forza Italia.

Un soccorso azzurro su cui il Movimento punta per annacquare la dissidenza interna, che secondo i conti di chi guida le truppe al Senato non dovrebbe allargarsi di molto rispetto agli irriducibili Elena Fattori, Paola Nugnes, Gregorio De Falco e Matteo Mantero. Si potrebbero aggiungere i voti contrari di un'altra firmatrice degli emendamenti, Virginia La Mura. Ma non si va molto oltre.

Le pagine social dei quattro dissidenti sul decreto sicurezza, soprattutto per le parti considerate incostituzionali che riguardano i diritti degli immigrati e per quelle che renderanno ai comuni tutto ancora più difficile, sono assalite dagli insulti di chi li invita a rispettare il contratto senza fiatare. O a seguire il volere della "maggioranza", cui Fattori - che ha ricevuto anche minacce di morte - ribatte: "Veramente a maggioranza non stiamo decidendo più niente". Ci sono però anche attestati di solidarietà, come quelli che si ritrovano sotto il lungo post in cui Matteo Mantero spiega la sua posizione. Pronto a subirne le conseguenze, se necessario. Lo invitano a restare, a non mollare tutto per le ambizioni da scrittore (ha appena pubblicato per Bibliotheka il romanzo di fantascienza Falene, scritto nei lunghi viaggi in treno tra Roma e Savona).

Sarà battaglia in aula, quindi, la prossima settimana. E sarà battaglia anche alla Camera, perché a dividere Lega e 5 stelle c'è ora un altro tema: quello della sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio inserito nel disegno di legge anticorruzione. Il Carroccio fa asse con l'opposizione per allungare i tempi della discussione. Il presidente della prima commissione di Montecitorio, Giuseppe Brescia, M5S, conferma invece: "Non ci saranno rinvii".

E siccome i fronti aperti da una campagna elettorale piena di promesse non finiscono mai, tra le mani del capo politico è scoppiata anche la questione Muos, l'impianto satellitare di comunicazione americano nella riserva naturale della Sughereta di Niscemi. Il consigliere regionale siciliano Giampiero Trizzino ha annunciato: "Lo smantelleremo, presto Di Maio lo annuncerà". E il vicepremier in Sicilia aveva in effetti detto, con parole troppo vaghe, "ci saranno delle novità". Ma ieri fonti della Difesa hanno stroncato la discussione: "La linea sul Muos è molto chiara e il governo è al lavoro sul dossier. Qualsiasi altra esternazione o posizione assunta da esponenti non appartenenti all'esecutivo è da considerarsi espressione del singolo soggetto politico. L'unica voce ufficiale sul tema è e sarà quella del governo". Una frenata bruschissima, perché tutto quel che riguarda il Muos va trattato con gli Stati Uniti di Donald Trump. Nella sua visita a Washington, il presidente del Consiglio Conte non ne ha parlato e per gli americani il sistema satellitare non può essere messo in discussione. Serve una trattativa, probabilmente per arrivare a togliere al massimo un paio di antenne. Soprattutto, serve smetterla con le promesse impossibili. Che al governo, Di Maio e i suoi non possono più permettersi.