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Cinquestelle, le tante retromarce: così perdono l'anima ambientalista e di sinistra

Il sì al Tap, la mancata chiusura dell'Ilva, la stretta sui migranti: la svolta governista provoca malessere e abbandoni sul territorio
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Dietro la crisi dei numeri, c'è una crisi di coscienza. Il Movimento 5 stelle cala al ritmo di due punti al mese, il sondaggio di Demos pubblicato ieri su Repubblica lo dava al 27,6 per cento contro il 30 della Lega (il mese prima era al 29,4). Ma stenta, soprattutto, a sanare le profonde ferite aperte al suo interno dall'alleanza con il Carroccio. E dalla mutazione governista che sta tradendo una promessa dopo l'altra: il no alla riapertura dell'Ilva, il blocco dei cantieri Tap, lo smantellamento delle antenne Muos, una linea condivisa trovata a stento sull'immigrazione che prevedeva fermezza in Europa, senza però intaccare i diritti dei rifugiati.

Il tradimento riguarda soprattutto l'anima ambientalista dei 5 stelle. Non è un caso che ieri, nella diretta video in cui Luigi Di Maio si definisce ancora una volta "sotto attacco", il capo politico M5S dica: "Dall'anno prossimo potremo dedicarci di più a leggi di rio…
Dietro la crisi dei numeri, c'è una crisi di coscienza. Il Movimento 5 stelle cala al ritmo di due punti al mese, il sondaggio di Demos pubblicato ieri su Repubblica lo dava al 27,6 per cento contro il 30 della Lega (il mese prima era al 29,4). Ma stenta, soprattutto, a sanare le profonde ferite aperte al suo interno dall'alleanza con il Carroccio. E dalla mutazione governista che sta tradendo una promessa dopo l'altra: il no alla riapertura dell'Ilva, il blocco dei cantieri Tap, lo smantellamento delle antenne Muos, una linea condivisa trovata a stento sull'immigrazione che prevedeva fermezza in Europa, senza però intaccare i diritti dei rifugiati.

Il tradimento riguarda soprattutto l'anima ambientalista dei 5 stelle. Non è un caso che ieri, nella diretta video in cui Luigi Di Maio si definisce ancora una volta "sotto attacco", il capo politico M5S dica: "Dall'anno prossimo potremo dedicarci di più a leggi di riorganizzazione delle tematiche ambientali: consumo di suolo, rifiuti, riutilizzo e riuso. Rimetteremo al centro i beni comuni".

Sono il pallino del presidente della Camera Roberto Fico, uno degli atti fondativi del Movimento. Dimenticati, traditi da quel condono per Ischia che non è una cambiale pagata alla Lega, ma una norma voluta dal vicepremier per il suo collegio elettorale. Così, la rivolta dei quattro senatori che si rifiutano di votare il decreto sicurezza di Matteo Salvini è solo il sintomo di un malessere molto più grande. I cui segnali si ritrovano tutti a livello locale.

"Tradimento-Ilva di Taranto" si intitola un documentario che l'attore Michele Riondino, grande sostenitore dei 5 stelle in campagna elettorale, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook: "Questo bellissimo documentario racconta la truffa perpetrata dal Movimento ai danni dei tarantini", scrive l'interprete del giovane Montalbano. E continua, rivolto ai parlamentari eletti a Taranto: "La vostra dignità vale meno di quella di un meridionale che vota Lega, siete traditori del popolo e truffatori di speranze". Per poi affondare, rispondendo ai commenti: "Quando un blocco di adepti lobotomizzati decide che il grande capo ha ragione non ci si può fare niente".

La Puglia è la patria delle promesse tradite. A Taranto il consigliere Massimo Battista si era dimesso, l'11 settembre, dicendo tra l'altro che "allearsi con un partito xenofobo e razzista come la Lega ha segnato lo spartiacque tra un Movimento spontaneo, cresciuto dal basso, e un partito conservatore che soffia sulle paure della gente". Dopo la questione Tap, perfino i dirigenti del M5S pugliese - che già si vedevano vincenti alle prossime regionali, tra un anno e mezzo - non riescono a nascondere la rabbia contro Di Maio e Conte, da cui si sono sentiti presi in giro. Tre parlamentari hanno perfino presentato un esposto in procura per cercare di fermare i lavori del Tap, sconfessando la stessa azione del governo (e litigando furiosamente in una riunione dei parlamentari meridionali con la ministra del Sud Barbara Lezzi).

In Sicilia, a Giampiero Trizzino, consigliere regionale che aveva preso sul serio le promesse vaghe di Di Maio sullo smantellamento del sistema satellitare americano, dopo l'altolà arrivato dal governo, è stato creato il vuoto attorno. Il capogruppo Cancelleri si è subito allineato. I comitati No Muos sono stati scomunicati. "Il Movimento sta ormai accodandosi al peggior populismo, quello alla Trump o alla Bolsonaro", scrive in una lettera che ha ricevuto centinaia di condivisioni Lorenzo Tosa, ormai ex addetto stampa del gruppo M5S in Liguria. "Stiamo costruendo un mondo in cui, se fai figli, ti regalano un terreno da coltivare, in un'equazione prole-raccolto-forza lavoro che credevo di ripassare giusto in qualche volume di Jacques Le Goff. Come fai, di fronte a questa onda anomala, a continuare a ripeterti e a ripetere a tuo figlio che lo stai facendo per lui, quando 200 uomini, donne e bambini vengono tenuti in ostaggio per giorni in mezzo al mare?". Parla proprio di crisi di coscienza, Tosa, e lascia. Senza che nessuno possa dirgli: "Lo fai per tenerti i soldi", perché lui, a uno stipendio, sta rinunciando.

In tutto questo, a fare bilanci positivi è solo Davide Casaleggio. A oggi le donazioni alla piattaforma Rousseau sono raddoppiate rispetto allo scorso anno: 628.695 euro. Nel 2017 l'associazione chiuse con 135mila euro di perdite, quest'anno le cose vanno molto meglio. Per i 300 euro al mese che tutti i neoeletti sono costretti a versare. E perché parte dei dipendenti di Rousseau (lo scorso anno quattro part-time e due a tempo pieno) sono ora in carico alla collettività nei vari staff governativi: Pietro Dettori (spin doctor da 130mila euro), il socio Massimo Bugani (a Palazzo Chigi per 80mila). E pensare che nel 2017 per il personale, sei persone più una stagista e un collaboratore, l'associazione aveva pagato in tutto 103mila euro.