Isoardi-Salvini, l'amore ai tempi del sovranismo rosa
Filippo Ceccarelli
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di FILIPPO CECCARELLI
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"Se pure la faccenda avesse a che fare con le nomine Rai (l'autore del Cuoco isoardiano, l'avellinese Casimiro Lieto in bramosa aspettativa di qualche rete, ma contrastato dall'avidità a cinque stelle), tocca riconoscere che è ormai Sua Maestà il Gossip a dettare l'agenda del potere"
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Dunque, si sono lasciati. E pazienza. Sembra questa, una bonaria e perfino allegra rassegnazione, la maniera migliore per non cadere nella trappola del sovranismo rosa, né consegnare anche solo per un attimo un pezzettino del proprio cuore alle tribolazioni social della ex coppia, forse, Salvini-Isoardi. Perché attenzione, c'è sempre il rischio che ricomincino, la riconciliazione essendo l'altra faccia della crisi, e allora lui, e allora lei...
Per cui vale la pena ripeterlo: pazienza. Nel corso della storia sono passati imperi e amori invincibili, passerà anche il ricordo di questo estremo selfie, e nostalgico, il vicepresidente del Consiglio addormentato, si suppone non solo a torso nudo, sulla spalla della starlette dall'occhio languido abbandonatasi alla cerimonia ottica dell'autoscatto, addio, addio, come dice Giò Evan (chi era costui?), condividete, lacrime e cuoricini benvenuti.
Dunque, si sono lasciati. E pazienza. Sembra questa, una bonaria e perfino allegra rassegnazione, la maniera migliore per non cadere nella trappola del sovranismo rosa, né consegnare anche solo per un attimo un pezzettino del proprio cuore alle tribolazioni social della ex coppia, forse, Salvini-Isoardi. Perché attenzione, c'è sempre il rischio che ricomincino, la riconciliazione essendo l'altra faccia della crisi, e allora lui, e allora lei...
Per cui vale la pena ripeterlo: pazienza. Nel corso della storia sono passati imperi e amori invincibili, passerà anche il ricordo di questo estremo selfie, e nostalgico, il vicepresidente del Consiglio addormentato, si suppone non solo a torso nudo, sulla spalla della starlette dall'occhio languido abbandonatasi alla cerimonia ottica dell'autoscatto, addio, addio, come dice Giò Evan (chi era costui?), condividete, lacrime e cuoricini benvenuti.
Oh, povero giornalismo politico, come sei calato in basso! E se pure la faccenda avesse a che fare con le nomine Rai (l'autore del Cuoco isoardiano, l'avellinese Casimiro Lieto in bramosa aspettativa di qualche rete, ma contrastato dall'avidità a cinque stelle), tocca riconoscere che è ormai Sua Maestà il Gossip a dettare l'agenda del potere, imponendola a una generazione di osservatori forgiati dalle turbolenze meta-coniugali del tardo-berlusconismo, da Veronica designata "povera donna" sotto gli occhi esterrefatti dell'allora premier danese Anders Fogh Rasmussen (era l'autunno del 2002!).
E tuttavia dagli abissi della professione, dal fondo della narrazione sentimental-trash, non senza aver compiuto un minimo di indagine su chi sia questo Giò Evan e preso atto - come sostiene Isoardi - che i due si erano lasciati già due mesi e mezzo prima dell'ultima tornata di nomine Rai, ecco, da quaggiù si deve anche segnalare la possibilità di un altro approccio a tutta la vicenda, forse salutare, più probabilmente no. E allora, e comunque: chi se ne frega, se si sono lasciati.
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Ben altri problemi battono nel cielo della patria malandatissima; che poi, per restare alla strettissima attualità, e allo statuto dei ruoli, proprio quando l'Italia veniva posta innanzi alla foto desnuda dell'amore perduto, ecco che giusto ieri un tipo asserragliatosi con ostaggi in un ufficio postale armi in pugno voleva parlare con chi? Con il ministro dell'Interno, indovinato. Sì, il terrore dei migranti, quello che si vedeva dormire come un bimbo nel lettone, e che da tempo il benemerito Dagospia aveva ribattezzato "Isoardo": strano paese davvero ("prima gli italiani", non c'è dubbio al riguardo).
Senonché, oltre a essere una brutta frase, "chi se ne frega" non potrebbe suonare più salviniana; e infatti negli ultimi dieci giorni lui se ne è uscito almeno due volte in questo modo, o secondo la variante storica e già più nociva, anche per lui, del "me ne frego".
Così, all'estremo opposto, si valuta anche l'ulteriore opportunità di lasciarsi sprofondare, per giunta col senno di poi, nella ricostruzione archeologica di questa paparazzatissima love story apparecchiata secondo i crismi delle celebrities, quindi pienamente all'insegna della vigente endogamia mediatica. E allora, in rapida sintesi: lo stentato avvio (gennaio 2015), il primo bacio su "Chi" ("eccezionale servizio fotografico"), l'ufficializzazione sempre attraverso i rotocalchi ("C'è una chimica"), lo splendore mondano e perfino umanizzante ("è un tenerone incontenibile"), l'assestamento comprensivo dell'"inseparabile barboncino Zen"; e poi, ti pareva, le inevitabili insinuazioni della vita in pubblico, le occasioni variamente Vip (concerto di Vasco, Sanremo, mostra di Venezia, Cernobbio) e i sussurri velenosi, la crisi, le corna (a Ibiza, luglio 2017: dove altro?).
Ma poi non è vero, è colpa dei "giornaloni da spiaggia", accusa lui, tutto va bene madama la sorpresa, stanno di nuovo insieme, altroché, lei gli stira pure le camicie, che però non sono le sue, e comunque vuole "dare luce al suo uomo" (apriti cielo). Frattanto, con il dovuto corredo di citazioni by Giò Evan, poeta cantante e sciamano di Instagram, nonché elettore di "Potere al popolo", il tormentoso Canone Social procede all'impudico cannibalico auto-trituramento del rapporto: ecco postata da Isoardi l'immaginetta di una particolare Madonna che "scioglie i nodi", segno c'è ancora qualche aggrovigliato impiccio, ma poi si chiarisce che l'invocazione non era per Salvini, come del resto confermato da patinatissime "coccole hard" sulla spiaggia di Milano Marittima.
Per cui, fra una puntata e l'altra del Cuoco del Cambiamento, da cui pure si lamenta l'espulsione di chef irrispettosi del buon cibo italiano, filtrano bisbigli e sussurri che si fanno credenze e... basta, viene da dire, stop, aiuto!
Ed eccoci qui. Estenuati, però sempre più convinti, a tanti anni ormai dall'innesco dei processi di personalizzazione e dalla caduta dei confini tra sfera pubblica e sfera privata, che questa roba qui, la sua insidiosa innocenza, il suo potere ipnotico, la sua torva irrilevanza, ecco, tutto faccia parte, anzi contibuisca a muovere e spintonare quell'entità che per pigrizia seguitiamo a chiamare politica. E per la quale, in mancanza di meglio, serve un sovrappiù di rassegnata e allegra pazienza.