Prescrizione, scontro totale M5S-Lega
Annalisa Cuzzocrea , Liana Milella , di ANNALISA CUZZOCREA e LIANA MILELLAMuro di Salvini sullo stop dopo il primo grado voluto dai grillini: "Così processi infiniti, per noi è inaccettabile". Verso la fiducia al Senato sulla sicurezza. I dissidenti dei 5Stelle usciranno dall'aula. Nugnes: "Non va giù a tanti
S'incrociano i destini del decreto sicurezza e della prescrizione. E procurano scintille. Il primo, al Senato, marcia ormai verso la fiducia. Che dovrebbe essere annunciata già stamattina, sulla base di un maxi-emendamento costato oltre una giornata di lavoro, che però non accoglie le richieste "umanitarie" dei dissidenti grillini. Ben più a rischio, alla Camera, la prescrizione, dove M5S e Lega sono fermi al muro contro muro.
Il Guardasigilli Alfonso Bonafede, in una riunione al Ministero con i relatori del disegno di legge anti-corruzione e i leghisti interessati, ha chiarito: "Il Paese non può più aspettare, la norma è lì e da lì non si può muovere". Il deputato Igor Iezzi gli ha replicato, a nome del Carroccio, che si tratta di una proposta "inaccettabile" e che bisogna stralciarla. Bonafede insiste, ricorda le vittime di stragi in attesa di giustizia, spiega che il blocco si appliche…
Il Guardasigilli Alfonso Bonafede, in una riunione al Ministero con i relatori del disegno di legge anti-corruzione e i leghisti interessati, ha chiarito: "Il Paese non può più aspettare, la norma è lì e da lì non si può muovere". Il deputato Igor Iezzi gli ha replicato, a nome del Carroccio, che si tratta di una proposta "inaccettabile" e che bisogna stralciarla. Bonafede insiste, ricorda le vittime di stragi in attesa di giustizia, spiega che il blocco si appliche…
S'incrociano i destini del decreto sicurezza e della prescrizione. E procurano scintille. Il primo, al Senato, marcia ormai verso la fiducia. Che dovrebbe essere annunciata già stamattina, sulla base di un maxi-emendamento costato oltre una giornata di lavoro, che però non accoglie le richieste "umanitarie" dei dissidenti grillini. Ben più a rischio, alla Camera, la prescrizione, dove M5S e Lega sono fermi al muro contro muro.
Il Guardasigilli Alfonso Bonafede, in una riunione al Ministero con i relatori del disegno di legge anti-corruzione e i leghisti interessati, ha chiarito: "Il Paese non può più aspettare, la norma è lì e da lì non si può muovere". Il deputato Igor Iezzi gli ha replicato, a nome del Carroccio, che si tratta di una proposta "inaccettabile" e che bisogna stralciarla. Bonafede insiste, ricorda le vittime di stragi in attesa di giustizia, spiega che il blocco si applicherà solo ai nuovi reati, per cui prima di vederlo operativo passeranno almeno tre anni. Nel frattempo lui conta di cambiare il processo penale, di cui la prescrizione sarà "la cornice". Niente da fare. I leghisti non si convincono.
Ma i relatori M5S mantengono l'emendamento tale e quale (prescrizione bloccata dopo il primo grado) e lo ripropongono nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia con un escamotage per superare il pericolo della non ammissibilità: il titolo dell'intera legge, oltre che parlare di "corruzione", parlerà anche di "prescrizione". Quando il foglietto arriva a Montecitorio, nella sala del Mappamondo esplode la collera leghista. Ancora Iezzi ribadisce a favore di telecamere che "serve una legge ad hoc, non si può ottenere una riforma con un emendamento di solo tre righe cui è stato cambiato il titolo...". Lo sostiene Salvini dall'Africa: "La legge si può fare, ma i processi infiniti sono inaccettabili".
La battaglia si incrocia a quanto sta accadendo al Senato. A ora di pranzo a Palazzo Madama arriva il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro: c'è aria di fiducia, fatta filtrare da Palazzo Chigi. Ma è lo stesso premier Giuseppe Conte a frenare dall'Algeria: "Decideremo domani". L'aula viene sospesa. Il Pd insorge: "È un mercato delle vacche"!. Le opposioni tuonano contro una decisione che va contro quanto previsto: voto sugli emendamenti, seduta notturna. "Il governo dica cosa vuole fare!", è la richiesta del capogruppo pd Marcucci.
Ma i vertici M5S prendono tempo: la pistola dei dissidenti grillini pronti a votare contro la maggioranza negli scrutini segreti viene tenuta carica per ottenere qualcosa sull'altro tavolo. Non funziona però, ed è lo stesso capo politico Luigi Di Maio a spiegare dalla Cina il senso della fiducia. Dicendo però di aspettarsi "altrettanta lealtà sulla prescrizione e sullo spazzacorrotti". La verità, come dice in un capannello il senatore Elio Lannutti, è che i 5 stelle non potevano permettersi di far passare il decreto grazie ai voti di Fratelli d'Italia e forse anche di Forza Italia, apparendo una sorta di costola del centrodestra.
Quello che il M5S chiede ora è che la Lega bocci tutti i suoi emendamenti al ddl Bonafede, come ha fatto il Movimento al Senato con quelli presentati dai suoi "irriducibili". Anche perché, la trattativa in extremis per far entrare nel maxiemendamento almeno qualche modifica sulla protezione umanitaria e sui minori, cui garantire un sistema di piccola accoglienza, non è andata a buon fine. La senatrice Paola Nugnes parla di "un decreto ostico a tutti", dice "non lo voterei neanche se fossi leghista", ma sul voto di fiducia uscirà dall'aula.
Come Matteo Mantero, Elena Fattori ("Anche se dicessero: "Vi crocifiggiamo", non possiamo votare una legge contro i diritti umani") e forse Gregorio De Falco, che minacciato di espulsione da Stefano Buffagni ha replicato accusando il sottosegretario di "superficialità criminale". Se uscissero dall'aula, l'espulsione non sarebbe affatto scontata. Anzi. Ai 5 stelle non conviene mandar via nessuno. Al Senato la maggioranza ha sei voti di scarto, più quattro del gruppo misto. E sul tavolo dei probiviri M5S, è già pronta l'esulsione del senatore No Tap Saverio De Bonis: avrebbe nascosto una condanna della Corte dei Conti e due prescrizioni. Per il Movimento è fuori.
Il Guardasigilli Alfonso Bonafede, in una riunione al Ministero con i relatori del disegno di legge anti-corruzione e i leghisti interessati, ha chiarito: "Il Paese non può più aspettare, la norma è lì e da lì non si può muovere". Il deputato Igor Iezzi gli ha replicato, a nome del Carroccio, che si tratta di una proposta "inaccettabile" e che bisogna stralciarla. Bonafede insiste, ricorda le vittime di stragi in attesa di giustizia, spiega che il blocco si applicherà solo ai nuovi reati, per cui prima di vederlo operativo passeranno almeno tre anni. Nel frattempo lui conta di cambiare il processo penale, di cui la prescrizione sarà "la cornice". Niente da fare. I leghisti non si convincono.
Ma i relatori M5S mantengono l'emendamento tale e quale (prescrizione bloccata dopo il primo grado) e lo ripropongono nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia con un escamotage per superare il pericolo della non ammissibilità: il titolo dell'intera legge, oltre che parlare di "corruzione", parlerà anche di "prescrizione". Quando il foglietto arriva a Montecitorio, nella sala del Mappamondo esplode la collera leghista. Ancora Iezzi ribadisce a favore di telecamere che "serve una legge ad hoc, non si può ottenere una riforma con un emendamento di solo tre righe cui è stato cambiato il titolo...". Lo sostiene Salvini dall'Africa: "La legge si può fare, ma i processi infiniti sono inaccettabili".
La battaglia si incrocia a quanto sta accadendo al Senato. A ora di pranzo a Palazzo Madama arriva il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro: c'è aria di fiducia, fatta filtrare da Palazzo Chigi. Ma è lo stesso premier Giuseppe Conte a frenare dall'Algeria: "Decideremo domani". L'aula viene sospesa. Il Pd insorge: "È un mercato delle vacche"!. Le opposioni tuonano contro una decisione che va contro quanto previsto: voto sugli emendamenti, seduta notturna. "Il governo dica cosa vuole fare!", è la richiesta del capogruppo pd Marcucci.
Ma i vertici M5S prendono tempo: la pistola dei dissidenti grillini pronti a votare contro la maggioranza negli scrutini segreti viene tenuta carica per ottenere qualcosa sull'altro tavolo. Non funziona però, ed è lo stesso capo politico Luigi Di Maio a spiegare dalla Cina il senso della fiducia. Dicendo però di aspettarsi "altrettanta lealtà sulla prescrizione e sullo spazzacorrotti". La verità, come dice in un capannello il senatore Elio Lannutti, è che i 5 stelle non potevano permettersi di far passare il decreto grazie ai voti di Fratelli d'Italia e forse anche di Forza Italia, apparendo una sorta di costola del centrodestra.
Quello che il M5S chiede ora è che la Lega bocci tutti i suoi emendamenti al ddl Bonafede, come ha fatto il Movimento al Senato con quelli presentati dai suoi "irriducibili". Anche perché, la trattativa in extremis per far entrare nel maxiemendamento almeno qualche modifica sulla protezione umanitaria e sui minori, cui garantire un sistema di piccola accoglienza, non è andata a buon fine. La senatrice Paola Nugnes parla di "un decreto ostico a tutti", dice "non lo voterei neanche se fossi leghista", ma sul voto di fiducia uscirà dall'aula.
Come Matteo Mantero, Elena Fattori ("Anche se dicessero: "Vi crocifiggiamo", non possiamo votare una legge contro i diritti umani") e forse Gregorio De Falco, che minacciato di espulsione da Stefano Buffagni ha replicato accusando il sottosegretario di "superficialità criminale". Se uscissero dall'aula, l'espulsione non sarebbe affatto scontata. Anzi. Ai 5 stelle non conviene mandar via nessuno. Al Senato la maggioranza ha sei voti di scarto, più quattro del gruppo misto. E sul tavolo dei probiviri M5S, è già pronta l'esulsione del senatore No Tap Saverio De Bonis: avrebbe nascosto una condanna della Corte dei Conti e due prescrizioni. Per il Movimento è fuori.