Ue, Tajani: “Mai un'alleanza con i sovranisti in Europa. E in Italia tra pochi mesi sarà il caos. Salvini ci ripensi”
Carmelo Lopapa , dal nostro inviato CARMELO LOPAPAIl presidente del Parlamento europeo parla da Helsinki, dove è riunito il congresso del Ppe: "L'Internazionale populista non andrà lontano"
HELSINKI - Mai con Salvini e i populisti, è il monito che risuona dal congresso Ppe di Helsinki. "Tra pochi mesi in Italia sarà il caos. E i sondaggi, che oggi ridono ai due del governo gialloverde, decreteranno il loro tracollo. Presto gli italiani scopriranno che il reddito di cittadinanza dovranno pagarlo anche a milioni di immigrati, perché una quarantina di trattati internazionali parlano chiaro. Si accorgeranno che con le pensioni a quota cento si svuoteranno ospedali, scuole, università. E la manovra che avrà compromesso i conti farà schizzare gli interessi e i mutui. Allora suoneremo le campane a morto, il de profundis, per un governo che non doveva nemmeno nascere, a Matteo Salvini lo avevamo detto e lo diciamo ancora: torni nel centrodestra finché è in tempo". Antonio Tajani, abito grigio e senza cravatta, sbarca con volo Finnair ad Helsinki, destinazione centro congressi Messukeskus alla periferia della capit…
HELSINKI - Mai con Salvini e i populisti, è il monito che risuona dal congresso Ppe di Helsinki. "Tra pochi mesi in Italia sarà il caos. E i sondaggi, che oggi ridono ai due del governo gialloverde, decreteranno il loro tracollo. Presto gli italiani scopriranno che il reddito di cittadinanza dovranno pagarlo anche a milioni di immigrati, perché una quarantina di trattati internazionali parlano chiaro. Si accorgeranno che con le pensioni a quota cento si svuoteranno ospedali, scuole, università. E la manovra che avrà compromesso i conti farà schizzare gli interessi e i mutui. Allora suoneremo le campane a morto, il de profundis, per un governo che non doveva nemmeno nascere, a Matteo Salvini lo avevamo detto e lo diciamo ancora: torni nel centrodestra finché è in tempo". Antonio Tajani, abito grigio e senza cravatta, sbarca con volo Finnair ad Helsinki, destinazione centro congressi Messukeskus alla periferia della capitale.
Va in scena il congresso Ppe più delicato degli ultimi anni, che incoronerà il bavarese Manfred Weber quale Spitzenkandidat per la guida della Commissione Ue del dopo voto 2019, sfidato dal finlandese Alexander Stubb. Continuare a guardare ai socialisti o stringere il patto del diavolo coi populisti di Salvini?, è il dilemma.
"Il problema non si pone nemmeno", si schermisce il presidente del Parlamento europeo, venuto qui anche nelle vesti di vicepresidente di Forza Italia. Silvio Berlusconi all'ultimo ha dato forfait. Tramontati i tempi d'oro dei congressi Ppe di Marsiglia o Malta, con claque di centinaia di deputati al seguito. L'età, gli acciacchi, la Finlandia troppo lontana, il partito sotto il 10 per cento e la prospettiva poco edificante di parlare nella prima giornata (ieri), tra i leader di opposizione, anziché oggi con Merkel, Orbàn e gli altri big.
L'alleanza coi sovranisti proprio non è data, stronca sul nascere Tajani. Nel loro intervento, la cancelliera e poi Juncker e altri saranno tutti altrettanto risoluti (tranne l'ungherese Orbán). "L'internazionale populista non andrà lontano, alle Europee - continua il presidente - Su 751 parlamentari non raggiungerà i 200. E in ogni caso l'alleanza con loro non la faremo mai. Il Ppe resterà centrale, decisivo, con più di 350 deputati, e si alleerà con i liberali, con Macron, se sarà necessario ancora una volta con i socialisti. Nemmeno Orbán o l'austriaco Kurz voterebbero mai per Salvini presidente della Commissione, figurarsi gli altri".
E siccome i commissari sono designati dai governi - insiste il presidente dell'Europarlamento - al massimo i sovranisti di Le Pen e compagni potranno esprimerne due su 27, quelli indicati dall'Italia appunto e dalla Polonia, poco altro". Il patto di stabilità "deve essere compreso da tutti i Paesi dell'Unione", ha incalzato ieri sera lasciando il congresso di Helsinki anche il cancelliere di Vienna Sebastian Kurz, presidente di turno del Consiglio Ue, sulla carta "amico" di Salvini.
Certo, resta un equivoco di fondo. Il candidato alla presidenza Weber ancora ieri qui in Finlandia si è tenuto sul vago, parlando della necessità di "dialogare con tutti", che strinde col "mai con Salvini" di Stubb. Tajani è convinto invece che non ci siano ambiguità e sponsorizza a spada tratta il tedesco. In cambio del sostegno del futuro presidente della Commissione alla sua riconferma allo scranno più alto dell'Europarlamento, si dice nei capannelli del Congresso. "Weber intanto non è espressione della Cdu della Merkel ma della Csu bavarese, avrà delle posizioni più rigide sull'immigrazione ma con lui si supererà definitivamente la fase dell'Austerity", sostiene il numero due di Fi.
Ma guai a dare Merkel per tramontata, tanto meno per ininfluente: lascia la guida della Cdu a dicembre ma non la Cancelleria. Resterà la madre nobile anche del futuro Ppe. E Silvio Berlusconi? I più vicini (la famiglia) sconsigliano la sua ricandidatura alle Europee, troppo stress e troppo alto il rischio di un ultimo flop. "Io sono convinto invece che Fi sia in grande crescita, ben sopra il 10, la linea dell'opposizione al governo paga, conclude Tajani entrando al Congress centre. "E il presidente farà bene a candidarsi, gli chiederò di farlo, anche in tutte le circoscrizioni". Bisognerà convincere lui, poi i figli. Non sarà facile.
Va in scena il congresso Ppe più delicato degli ultimi anni, che incoronerà il bavarese Manfred Weber quale Spitzenkandidat per la guida della Commissione Ue del dopo voto 2019, sfidato dal finlandese Alexander Stubb. Continuare a guardare ai socialisti o stringere il patto del diavolo coi populisti di Salvini?, è il dilemma.
"Il problema non si pone nemmeno", si schermisce il presidente del Parlamento europeo, venuto qui anche nelle vesti di vicepresidente di Forza Italia. Silvio Berlusconi all'ultimo ha dato forfait. Tramontati i tempi d'oro dei congressi Ppe di Marsiglia o Malta, con claque di centinaia di deputati al seguito. L'età, gli acciacchi, la Finlandia troppo lontana, il partito sotto il 10 per cento e la prospettiva poco edificante di parlare nella prima giornata (ieri), tra i leader di opposizione, anziché oggi con Merkel, Orbàn e gli altri big.
L'alleanza coi sovranisti proprio non è data, stronca sul nascere Tajani. Nel loro intervento, la cancelliera e poi Juncker e altri saranno tutti altrettanto risoluti (tranne l'ungherese Orbán). "L'internazionale populista non andrà lontano, alle Europee - continua il presidente - Su 751 parlamentari non raggiungerà i 200. E in ogni caso l'alleanza con loro non la faremo mai. Il Ppe resterà centrale, decisivo, con più di 350 deputati, e si alleerà con i liberali, con Macron, se sarà necessario ancora una volta con i socialisti. Nemmeno Orbán o l'austriaco Kurz voterebbero mai per Salvini presidente della Commissione, figurarsi gli altri".
E siccome i commissari sono designati dai governi - insiste il presidente dell'Europarlamento - al massimo i sovranisti di Le Pen e compagni potranno esprimerne due su 27, quelli indicati dall'Italia appunto e dalla Polonia, poco altro". Il patto di stabilità "deve essere compreso da tutti i Paesi dell'Unione", ha incalzato ieri sera lasciando il congresso di Helsinki anche il cancelliere di Vienna Sebastian Kurz, presidente di turno del Consiglio Ue, sulla carta "amico" di Salvini.
Certo, resta un equivoco di fondo. Il candidato alla presidenza Weber ancora ieri qui in Finlandia si è tenuto sul vago, parlando della necessità di "dialogare con tutti", che strinde col "mai con Salvini" di Stubb. Tajani è convinto invece che non ci siano ambiguità e sponsorizza a spada tratta il tedesco. In cambio del sostegno del futuro presidente della Commissione alla sua riconferma allo scranno più alto dell'Europarlamento, si dice nei capannelli del Congresso. "Weber intanto non è espressione della Cdu della Merkel ma della Csu bavarese, avrà delle posizioni più rigide sull'immigrazione ma con lui si supererà definitivamente la fase dell'Austerity", sostiene il numero due di Fi.
Ma guai a dare Merkel per tramontata, tanto meno per ininfluente: lascia la guida della Cdu a dicembre ma non la Cancelleria. Resterà la madre nobile anche del futuro Ppe. E Silvio Berlusconi? I più vicini (la famiglia) sconsigliano la sua ricandidatura alle Europee, troppo stress e troppo alto il rischio di un ultimo flop. "Io sono convinto invece che Fi sia in grande crescita, ben sopra il 10, la linea dell'opposizione al governo paga, conclude Tajani entrando al Congress centre. "E il presidente farà bene a candidarsi, gli chiederò di farlo, anche in tutte le circoscrizioni". Bisognerà convincere lui, poi i figli. Non sarà facile.