"Mai più una riunione come questa": era il settembre dell'anno scorso quando Giuliano Pisapia si ritrovò ad un incontro di Mdp-Campo progressista con 19 uomini e una sola donna, Cecilia Guerra. Fu il segnale premonitore di ciò che accadde dopo le politiche del 4 marzo: il salto indietro delle donne nella politica italiana. Ma quel che più stupisce è che la sinistra non fa eccezione, anzi. Mentre nella società civile le donne, in gran parte provenienti proprio da quell'area, riempiono le piazze e guidano movimenti di opinione su temi nient'affatto femminili come la Tav , il degrado urbano e l'immigrazione, ci si avvia verso primarie del Pd dove probabilmente non ci sarà neanche una candidata. E se ci fosse di sicuro non sarebbe in partita.
È perché mancano donne leader o perché il cosiddetto glass ceiling, il tetto di cristallo che impedisce alle donne di emergere in politica si abbassa sem…
È perché mancano donne leader o perché il cosiddetto glass ceiling, il tetto di cristallo che impedisce alle donne di emergere in politica si abbassa sem…
"Mai più una riunione come questa": era il settembre dell'anno scorso quando Giuliano Pisapia si ritrovò ad un incontro di Mdp-Campo progressista con 19 uomini e una sola donna, Cecilia Guerra. Fu il segnale premonitore di ciò che accadde dopo le politiche del 4 marzo: il salto indietro delle donne nella politica italiana. Ma quel che più stupisce è che la sinistra non fa eccezione, anzi. Mentre nella società civile le donne, in gran parte provenienti proprio da quell'area, riempiono le piazze e guidano movimenti di opinione su temi nient'affatto femminili come la Tav , il degrado urbano e l'immigrazione, ci si avvia verso primarie del Pd dove probabilmente non ci sarà neanche una candidata. E se ci fosse di sicuro non sarebbe in partita.
È perché mancano donne leader o perché il cosiddetto glass ceiling, il tetto di cristallo che impedisce alle donne di emergere in politica si abbassa sempre di più? "Stiamo assistendo ad una fase di restaurazione al maschile, tutte le leve di comando sono in mano agli uomini", dice Silvia Marchionini, sindaca pd di Verbania. Una amministrazione la sua sempre in vetta alle classifiche di gradimento dei cittadini. Eppure poco dopo l'elezione nel 2014 confessò che non ce l'avrebbe mai fatta se non ci fossero state le primarie. Oggi vede con favore i nuovi movimenti dove le donne emergono perché "scelgono il fare, l'impegno civile, hanno senso pratico. Mentre i litigi li fanno di solito gli uomini. Per questo il Pd deve uscire da questa fase comatosa di faide interne e aprirsi alle liste civiche".
Intanto anche le possibili candidate alle primarie dem si sfilano. Lo fa Elisabetta Gualmini, politologa e vicepresidente dell'Emilia Romagna. "Avrei preferito che ci fosse stata una candidatura femminile. Però credo sia più importante avere un segretario che affronti i temi cruciali di inclusione, sicurezza sviluppo. Per questo ho deciso non di sostenere, ma di sfidare, un candidato come Zingaretti sui questi fronti". E forse la scelta di fare un passo indietro è a suo modo un tentativo di sottrarsi a logiche tutte maschili: "So bene che nel partito le candidature degli outsider servono spesso solo a crearsi delle microcorrenti. Mentre il Pd che verrà secondo me deve dire no alle correnti".
E un grido di sconforto sul rapporto tra donne e politica arriva da Teresa Bellanova, renziana, ex viceministro, anche lei entrata per alcuni mesi nella rosa delle primarie. All'ultima Leopolda scaldò la platea così: "Troppo testosterone dentro al Pd". E oggi conferma il giudizio: "La misoginia torna a prevalere, è vero che c'è un arretramento delle donne e questo succede quando la politica si ripiega a parlare di ruoli e di incarichi. Dopo il 50 per cento del governo Renzi la presenza delle donne è diminuita anche dentro al Pd, sono tornati in campo i padri nobili, ma non le madri nobili, che pure ci sono". I movimenti oggi però possono aiutare. "Spero che questo ritrovato protagonismo delle donne nella società civile invada anche i partiti, perché sono i partiti i luoghi della decisione e bisogna prendersi gli spazi". Ma la sinistra è messa veramente peggio della destra e dei grillini?
Nel governo gialloverde solo cinque donne su 18 ministri, nessuna con ruoli di primissimo piano. Certo i grillini vantano due sindache nelle grandi città, Roma e Torino ma entrambe oggi in grande difficoltà. Secondo Michela Marzano, filosofa ed ex deputata dem, il tetto di cristallo "è trasversale, ma a sinistra stupisce di più per chi si riconosce nei valori di uguaglianza, solidarietà, inclusione". E anche quando ci sono donne in posizione di potere è perché "sono legate ad un rapporto di fiducia col capo. È stato così per Boschi", è così secondo Marzano anche dentro Forza Italia che pure appare il partito che oggi ha più donne in posizioni di comando: Casellati presidente del Senato, Carfagna vicepresidente della Camera, Bernini e Gelmini capogruppo. "Sono state promosse quelle più vicine a Berlusconi. Nei movimenti del sociale invece emergono donne più libere, che non hanno voglia di sottomettersi. Nei partiti non vedo figure femminili che hanno dato prova di grande autonomia, anche perché in quel caso vengono espulse. Per questo me ne sono andata, per non rinunciare alla mia autonomia".
Giudizi che naturalmente Mara Carfagna non condivide: "Nel nostro partito c'è sempre stato spazio per il protagonismo femminile". Ma è d'accordo nel giudicare l'attuale fase come un arretramento, perché mentre negli Usa "una nuova onda al femminile trasversale ha portato all'affermazione elettorale di tante donne" e "a Torino e a Roma, cittadine determinate e innamorate delle loro città hanno organizzato una protesta contro il degrado targato M5S, nella politica italiana assistiamo ad una involuzione: abbiamo il Parlamento più rosa della storia, mentre il governo si potrebbe definire, per accenti e azioni, indifferente e perfino poco amico delle donne".
Non vede il problema invece Susanna Ceccardi, la donna più in vista della Lega dopo Giulia Bongiorno. Ceccardi, sindaca di Cascina (Pisa) e consigliera di Salvini vede "positivamente la mobilitazione delle donne della società civile, anche se non sempre condivido le loro idee. Ma io sono contro le quote rosa e non ho mai avuto problemi da donna a fare politica nella Lega. Scelgo spesso collaboratrici, però non ne faccio una questione di genere, ma di capacità. E sa che le dico: se qualcuno oggi mi dicesse di sostituire Salvini o Centinaio con una donna sinceramente non sarei d'accordo".
È perché mancano donne leader o perché il cosiddetto glass ceiling, il tetto di cristallo che impedisce alle donne di emergere in politica si abbassa sempre di più? "Stiamo assistendo ad una fase di restaurazione al maschile, tutte le leve di comando sono in mano agli uomini", dice Silvia Marchionini, sindaca pd di Verbania. Una amministrazione la sua sempre in vetta alle classifiche di gradimento dei cittadini. Eppure poco dopo l'elezione nel 2014 confessò che non ce l'avrebbe mai fatta se non ci fossero state le primarie. Oggi vede con favore i nuovi movimenti dove le donne emergono perché "scelgono il fare, l'impegno civile, hanno senso pratico. Mentre i litigi li fanno di solito gli uomini. Per questo il Pd deve uscire da questa fase comatosa di faide interne e aprirsi alle liste civiche".
Intanto anche le possibili candidate alle primarie dem si sfilano. Lo fa Elisabetta Gualmini, politologa e vicepresidente dell'Emilia Romagna. "Avrei preferito che ci fosse stata una candidatura femminile. Però credo sia più importante avere un segretario che affronti i temi cruciali di inclusione, sicurezza sviluppo. Per questo ho deciso non di sostenere, ma di sfidare, un candidato come Zingaretti sui questi fronti". E forse la scelta di fare un passo indietro è a suo modo un tentativo di sottrarsi a logiche tutte maschili: "So bene che nel partito le candidature degli outsider servono spesso solo a crearsi delle microcorrenti. Mentre il Pd che verrà secondo me deve dire no alle correnti".
E un grido di sconforto sul rapporto tra donne e politica arriva da Teresa Bellanova, renziana, ex viceministro, anche lei entrata per alcuni mesi nella rosa delle primarie. All'ultima Leopolda scaldò la platea così: "Troppo testosterone dentro al Pd". E oggi conferma il giudizio: "La misoginia torna a prevalere, è vero che c'è un arretramento delle donne e questo succede quando la politica si ripiega a parlare di ruoli e di incarichi. Dopo il 50 per cento del governo Renzi la presenza delle donne è diminuita anche dentro al Pd, sono tornati in campo i padri nobili, ma non le madri nobili, che pure ci sono". I movimenti oggi però possono aiutare. "Spero che questo ritrovato protagonismo delle donne nella società civile invada anche i partiti, perché sono i partiti i luoghi della decisione e bisogna prendersi gli spazi". Ma la sinistra è messa veramente peggio della destra e dei grillini?
Nel governo gialloverde solo cinque donne su 18 ministri, nessuna con ruoli di primissimo piano. Certo i grillini vantano due sindache nelle grandi città, Roma e Torino ma entrambe oggi in grande difficoltà. Secondo Michela Marzano, filosofa ed ex deputata dem, il tetto di cristallo "è trasversale, ma a sinistra stupisce di più per chi si riconosce nei valori di uguaglianza, solidarietà, inclusione". E anche quando ci sono donne in posizione di potere è perché "sono legate ad un rapporto di fiducia col capo. È stato così per Boschi", è così secondo Marzano anche dentro Forza Italia che pure appare il partito che oggi ha più donne in posizioni di comando: Casellati presidente del Senato, Carfagna vicepresidente della Camera, Bernini e Gelmini capogruppo. "Sono state promosse quelle più vicine a Berlusconi. Nei movimenti del sociale invece emergono donne più libere, che non hanno voglia di sottomettersi. Nei partiti non vedo figure femminili che hanno dato prova di grande autonomia, anche perché in quel caso vengono espulse. Per questo me ne sono andata, per non rinunciare alla mia autonomia".
Giudizi che naturalmente Mara Carfagna non condivide: "Nel nostro partito c'è sempre stato spazio per il protagonismo femminile". Ma è d'accordo nel giudicare l'attuale fase come un arretramento, perché mentre negli Usa "una nuova onda al femminile trasversale ha portato all'affermazione elettorale di tante donne" e "a Torino e a Roma, cittadine determinate e innamorate delle loro città hanno organizzato una protesta contro il degrado targato M5S, nella politica italiana assistiamo ad una involuzione: abbiamo il Parlamento più rosa della storia, mentre il governo si potrebbe definire, per accenti e azioni, indifferente e perfino poco amico delle donne".
Non vede il problema invece Susanna Ceccardi, la donna più in vista della Lega dopo Giulia Bongiorno. Ceccardi, sindaca di Cascina (Pisa) e consigliera di Salvini vede "positivamente la mobilitazione delle donne della società civile, anche se non sempre condivido le loro idee. Ma io sono contro le quote rosa e non ho mai avuto problemi da donna a fare politica nella Lega. Scelgo spesso collaboratrici, però non ne faccio una questione di genere, ma di capacità. E sa che le dico: se qualcuno oggi mi dicesse di sostituire Salvini o Centinaio con una donna sinceramente non sarei d'accordo".