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(ansa)

Condono, maxisconto di imposta per chi è in difficoltà e tassa sugli immigrati

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Nel decreto fiscale Salvini rinuncia a una misura tanto discussa quanto inefficace ma ottiene una sanatoria che spera possa essere molto più produttiva: quella sulle cartelle ex Equitalia
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Scompare il condono fiscale per chi, non avendo dichiarato tutto il dovuto, era invitato a integrare quella somma pagando solo il 20%. Ma arriva in cambio un altro condono per chi ha ricevuto una cartella esattoriale e si trova in difficoltà economiche. Si chiamerà "saldo e stralcio", espressione già inserita in modo generico nel contratto di governo pentaleghista, ma che poi non si era concretizzata nel decreto fiscale approvato dall'esecutivo.
 

Al di là della rottamazione

La misura, che sarà inserita la prossima settimana con un emendamento, va molto al di là della "rottamazione ter", che consente di non pagare sanzioni e interessi sulle cartelle esattoriali: lo sconto alleggerirà anche le imposte dovute e sarà tanto più forte quanto più debole è la situazione economica delle famiglie e delle imprese che hanno debiti con il fisco. Le aliquote previste per sanare quei debiti dov…
Scompare il condono fiscale per chi, non avendo dichiarato tutto il dovuto, era invitato a integrare quella somma pagando solo il 20%. Ma arriva in cambio un altro condono per chi ha ricevuto una cartella esattoriale e si trova in difficoltà economiche. Si chiamerà "saldo e stralcio", espressione già inserita in modo generico nel contratto di governo pentaleghista, ma che poi non si era concretizzata nel decreto fiscale approvato dall'esecutivo.
 

Al di là della rottamazione

La misura, che sarà inserita la prossima settimana con un emendamento, va molto al di là della "rottamazione ter", che consente di non pagare sanzioni e interessi sulle cartelle esattoriali: lo sconto alleggerirà anche le imposte dovute e sarà tanto più forte quanto più debole è la situazione economica delle famiglie e delle imprese che hanno debiti con il fisco. Le aliquote previste per sanare quei debiti dovrebbero essere tre: 6, 10 e 25 per cento.

Dopo aver rinunciato alla discussa sanatoria sulle dichiarazioni, Salvini si prepara così a incassare (oltre al rinvio delle norme sul carcere agli evasori) un condono alternativo che interviene nella fase finale del rapporto tra contribuente e fisco e che la Lega ritiene possa incrementare di oltre 2 miliardi l'anno il gettito atteso dall'intera manovra di "pacificazione fiscale". Gettito che fin qui si prospetta assai magro: il governo si è infatti accorto che dal condono fiscale complessivo avrebbe ottenuto un "tesoretto" quasi duecento volte inferiore a quello previsto: 180 milioni l'anno invece dei 35 miliardi attesi dalla Lega prima che il decreto fosse approvato. Decisamente troppo poco per compensare l'imbarazzante costo in termini di immagine oltre che di minori gettiti futuri che un condono del genere avrebbe provocato. In altri termini, ci si è resi conto della scarsa attrattività del piatto forte della pace fiscale: la cosiddetta "dichiarazione integrativa speciale".


La dichiarazione integrativa

Si consentiva per 5 anni di dichiarare fino al 30% in più, entro un tetto annuo di 100 mila euro di imponibile, e di pagare solo il 20% di imposta. Teoricamente un forte sconto, soprattutto rispetto alle aliquote Irpef che arrivano fino al 43%. Ma tra i vari inconvenienti di una norma confusa e scritta male, a detta di molti esperti tributari, ce n'era uno insormontabile: in caso di evasione oltre quei limiti, il contribuente avrebbe corso il rischio di accendere su di sé il faro dell'Agenzia delle entrate per l'eccedenza del reddito dichiarato, esponendosi per di più alla punibilità dei relativi reati. Di qui la previsione di un assai limitato interesse ad aderire da parte dei contribuenti.

Ecco dunque maturare lo scambio: Salvini rinuncia a una misura tanto discussa quanto inefficace, Di Maio incassa la vittoria con la cancellazione del condono, ma lo stesso leader leghista ottiene una sanatoria che spera possa essere molto più produttiva: quella sulle cartelle ex Equitalia.


Il prossimo emendamento

L'emendamento verrà incontro alle famiglie in difficoltà economica e alle imprese in crisi di liquidità. I contribuenti con Isee inferiore ai 15 mila euro dovrebbero pagare solo il 6%, quelli tra 15 e 22 mila il 10%, quelli tra 22 e 30 mila il 25. Ma quest'ultima soglia potrebbe salire a 40 mila euro per i genitori single con un minore a carico, e a 60 mila in caso di gravi patologie del contribuente o di un suo congiunto.

Ci sarebbe tuttavia anche un altro paletto: la differenza tra il proprio reddito e il debito col fisco non dovrebbe superare i 9 mila euro. Per esempio, se il reddito è di 15 mila euro e il debito è di 6 mila, l'adesione alla sanatoria sarebbe possibile. Non così se la cartella è di 5 mila euro. Per le imprese, invece, le aliquote del 6, 10 e 25% si applicheranno rispettivamente se l'indice di liquidità è inferiore allo 0,3%, tra 0,3 e 0,6 e tra 0,6 e 0,8.


Immigrati e bonus bebé

Per il resto, il decreto fiscale dovrebbe confermare le altre sanatorie previste. Con l'aggiunta probabile di una norma, fortemente voluta dalla Lega, che tassa all'1,5% i money transfer degli immigrati che superano i 10 euro. E con la reintroduzione del bonus bebé.

Quanto alle sanatorie, ci sarà uno sconto di sanzioni e interessi per chi ha dichiarato il dovuto ma non lo ha versato, e un aiuto a chi ha commesso lievi irregolarità (sanabili con 200 euro). Restano in piedi gli sconti su sanzioni e interessi e la più generosa rateazione per chi ha ricevuto processi verbali di constatazione e avvisi di accertamento. Resta lo stralcio totale delle mini-cartelle fino a mille euro. Resta la sanatoria delle liti che consente di pagare il 50% della somma dovuta a chi ha vinto in primo grado e solo il 20% a chi ha vinto in secondo. Così come rimangono gli sconti per rivenditori di sigarette elettroniche e società sportive dilettantistiche. La Finanza potrà infine accedere alla banca dati su carte di credito e conti correnti, senza dover più chiedere l'autorizzazione alla magistratura.