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(ansa)

Congresso Pd, i renziani alla finestra. Boschi: “Andarcene no, ma il partito va rifatto”

L'Assemblea dell'Ergife ha mostrato anche fisicamente la separazione fra gli uomini dell'ex segretario, assente, e il resto dei dirigenti. Fiano ammette: “Qualcuno pensa alla scissione, ma non coltiviamo questo progetto”
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Maria Elena Boschi è in prima fila, sempre fra le autorità, ma ha il riserbo dell'ospite, non socializza. Chiodo di pelle nero, pantaloni scuri: "Il clima di questa assemblea Pd? Non è esaltante, va vissuto con pragmatismo".

Esserci o non esserci, partecipare, tramare, collaborare: sono i dubbi dei renziani, assente il Capo che scansa sistematicamente le occasioni istituzionali. Sì, ha ragione Boschi: l'assemblea del Pd, l'ultima contrassegnata dallo strapotere rappresentativo dei renziani, non è un happening di passione.

Poltrone vuote e grandi pour parler fuori sala, sommersi i protagonisti della futura competizione, trionfa il percorso carsico da "posizionamento". Chi sta con chi.

Gli unici diretti fino alla brutalità sono i giovani Pd under 35 dell'Associazione Centofiori: "Se continua così, - denuncia Brando Benifei - il rischio scissione c'è e noi non vogliamo stare a guardare…
Maria Elena Boschi è in prima fila, sempre fra le autorità, ma ha il riserbo dell'ospite, non socializza. Chiodo di pelle nero, pantaloni scuri: "Il clima di questa assemblea Pd? Non è esaltante, va vissuto con pragmatismo".

Esserci o non esserci, partecipare, tramare, collaborare: sono i dubbi dei renziani, assente il Capo che scansa sistematicamente le occasioni istituzionali. Sì, ha ragione Boschi: l'assemblea del Pd, l'ultima contrassegnata dallo strapotere rappresentativo dei renziani, non è un happening di passione.

Poltrone vuote e grandi pour parler fuori sala, sommersi i protagonisti della futura competizione, trionfa il percorso carsico da "posizionamento". Chi sta con chi.

Gli unici diretti fino alla brutalità sono i giovani Pd under 35 dell'Associazione Centofiori: "Se continua così, - denuncia Brando Benifei - il rischio scissione c'è e noi non vogliamo stare a guardare.Basta con lo strapotere degli eletti, basta umiliare territori ed iscritti". 

I renziani ("Quelli veri sono 16", precisa Michele Anzaldi) si riconoscono quasi plasticamente, comunità nella comunità. 
Giorni fa, un militante della Rete ha lanciato l'appello alla rivolta: "Liberiamoci di questa zavorra di partito! Una prateria ci aspetta!".

Renzi lo ha schifato? No, anzi ha messo il suo like, scatenando scientemente l'interpretazione scissionista. Boschi non ridimensiona, declina diversamente: "Quel like va interpretato come una esigenza di riforma del partito. Prima o poi, al di là dei risultati del congresso, il tema della riforma del Pd va affrontato".

Restare per riformare, sfilarsi e fare altro. "In qualcuno la tentazione di uscire c'è - ammette Emanuele Fiano - ma la gran parte di noi non coltiva questo disegno. Se Renzi voleva rompere con il Pd, l'avrebbe fatto a Salsomaggiore (dove si è riunito con i suoi, ndr)".

Concorda Gennaro Migliore, già Rifondazione, già Sel: "Se vuoi farlo lo fai subito". Piero Fassino il saggio non crede alle fughe: "Leu insegna. Non ha funzionato con i militanti, figurarsi se proponi un partito di opinione". 

Li vedi orgogliosamente corpo a sé. Lassù, sul palco, Francesco Bonifazi e Andrea Marcucci, fanno coppia, visibilmente annoiati dal rito assembleare. Gli altri colleghi, da Del Rio alla Pollastrini, a Matteo Orfini, a Martina, applaudono, forse solo per disciplina metabolizzata nel passato, loro quasi mai, non sono mica alla Leopolda.

Bonifazi, appena può, lascia la postazione e raggiunge Boschi per una chiacchiera; Boschi, a sua volta, siede accanto a Teresa Bellanova, sottosegretaria al Lavoro e poi viceministra allo Sviluppo Economico, molto amata da Matteo Renzi.

Da giorni il gossip la vuole in ticket con Marco Minniti. Lei, in rosa cipria, ragiona a voce alta, e di buon umore, sul senso della parola ticket, soprattutto nella versione uomo/donna: "Io sono per la gestione paritaria...".

Arriva una telefonata, Bellanova risponde: "Ma sono matte? Le donne stanno raccogliendo firme per candidarmi segretaria in assemblea!". Lavorìo classico da retropalco. Non piace alla peraltro navigata delegata Tarasconi che, al microfono, si scaglia contro "gli arroganti" nel partito. 

Niente sorprese dell'ultima ora, l'assemblea dimessa si scioglie. Franco Marini, vecchio lupo, scuote la testa: "Il partito si sarebbe dovuto presentare agli elettori con una sola bandiera, un solo nome. Nei momenti difficili ci vuole più coraggio" 

Povera sinistra. Franz Timmermans, guest star, candidato socialista al dopo Juncker, usa in perfetto italiano la metafora del ristorante in disgrazia: "Se vuoi che i clienti tornino, non basta parlare male del menu degli altri, devi avere tu un buon menu da offrire".