Decreto sicurezza, Fico sdogana il dissenso
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREA"Sono rimasto fuori dall'aula per prendere le distanze". Per il M5S è una svolta. Di Maio ammette: "Lo sapevo"
Roberto Fico conferma: mercoledì non era in aula, durante il voto finale sul decreto sicurezza, in segno di dissenso. "Una presa di distanza" di cui il presidente della Camera non ha parlato prima per rispetto del suo ruolo istituzionale, ma che non vuole tacere oltre. Anche perché, così facendo, protegge i dieci parlamentari che come lui non sono entrati in aula per protestare contro una legge su cui avevano dovuto votare la fiducia, ma che non hanno condiviso dal primo all'ultimo momento.
Non ci saranno provvedimenti contro di loro. "Ma è l'ultima volta", minaccia, con una pistola evidentemente scarica, il capogruppo alla Camera Francesco D'Uva. Perché tra i tanti cambiamenti del Movimento 5 stelle alle prese con il governo, ce n'è uno taciuto, la violazione di un tabù: il dissenso interno esiste. Si è fatto strada al Senato, su immigrazione e condono di Ischia. È entrato a Montecitor…
Non ci saranno provvedimenti contro di loro. "Ma è l'ultima volta", minaccia, con una pistola evidentemente scarica, il capogruppo alla Camera Francesco D'Uva. Perché tra i tanti cambiamenti del Movimento 5 stelle alle prese con il governo, ce n'è uno taciuto, la violazione di un tabù: il dissenso interno esiste. Si è fatto strada al Senato, su immigrazione e condono di Ischia. È entrato a Montecitor…
Roberto Fico conferma: mercoledì non era in aula, durante il voto finale sul decreto sicurezza, in segno di dissenso. "Una presa di distanza" di cui il presidente della Camera non ha parlato prima per rispetto del suo ruolo istituzionale, ma che non vuole tacere oltre. Anche perché, così facendo, protegge i dieci parlamentari che come lui non sono entrati in aula per protestare contro una legge su cui avevano dovuto votare la fiducia, ma che non hanno condiviso dal primo all'ultimo momento.
Non ci saranno provvedimenti contro di loro. "Ma è l'ultima volta", minaccia, con una pistola evidentemente scarica, il capogruppo alla Camera Francesco D'Uva. Perché tra i tanti cambiamenti del Movimento 5 stelle alle prese con il governo, ce n'è uno taciuto, la violazione di un tabù: il dissenso interno esiste. Si è fatto strada al Senato, su immigrazione e condono di Ischia. È entrato a Montecitorio, con una lettera aperta in cui 16 deputati hanno chiesto al loro capo di poter contare e dire la loro. Ed è sancito addirittura dalle parole di Fico, che alla battuta di Matteo Salvini che a SkyTg24 dice: "Non ho capito se hanno letto il decreto", ribatte subito:
"È chiaro che l'ho letto, io li leggo i provvedimenti, ma ci sono tante cose che non avrei voluto leggere lì dentro". Sposa senza esitazioni la linea dei parlamentari ribelli, il presidente della Camera. Ma lo fa senza aver sabotato nulla, tanto da far dire a Luigi Di Maio: "Che Roberto non fosse d'accordo con il decreto sicurezza lo sapevo e lo sapevamo. Apprezzo molto il fatto che abbia aspettato l'approvazione definitiva per poi dichiarare la sua contrarietà pubblicamente. Così fa un presidente della Camera che non è d'accordo, ma rispetta la volontà del Parlamento".
Sul Global Compact, però, né Fico né i suoi intendono aspettare: "Per me si deve assolutamente firmare", dice il presidente di Montecitorio, perché in quel documento l'Onu mette nero su bianco quel che i 5 stelle hanno sempre chiesto: un approccio globale, multilaterale, a un problema che non è solo italiano. Lo stesso fanno le senatrici Paola Nugnes ed Elena Fattori: ricordano che il premier aveva detto sì alla ratifica durante il suo intervento all'Assemblea Generale dell'Onu, che il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano aveva fatto lo stesso. Per mantenere quegli impegni, Di Maio dovrebbe trovare ora il coraggio di mettersi contro la Lega. Cosa che i suoi, davanti a sondaggi che li vedono a picco, gli stanno chiedendo senza remore.
Non ci saranno provvedimenti contro di loro. "Ma è l'ultima volta", minaccia, con una pistola evidentemente scarica, il capogruppo alla Camera Francesco D'Uva. Perché tra i tanti cambiamenti del Movimento 5 stelle alle prese con il governo, ce n'è uno taciuto, la violazione di un tabù: il dissenso interno esiste. Si è fatto strada al Senato, su immigrazione e condono di Ischia. È entrato a Montecitorio, con una lettera aperta in cui 16 deputati hanno chiesto al loro capo di poter contare e dire la loro. Ed è sancito addirittura dalle parole di Fico, che alla battuta di Matteo Salvini che a SkyTg24 dice: "Non ho capito se hanno letto il decreto", ribatte subito:
"È chiaro che l'ho letto, io li leggo i provvedimenti, ma ci sono tante cose che non avrei voluto leggere lì dentro". Sposa senza esitazioni la linea dei parlamentari ribelli, il presidente della Camera. Ma lo fa senza aver sabotato nulla, tanto da far dire a Luigi Di Maio: "Che Roberto non fosse d'accordo con il decreto sicurezza lo sapevo e lo sapevamo. Apprezzo molto il fatto che abbia aspettato l'approvazione definitiva per poi dichiarare la sua contrarietà pubblicamente. Così fa un presidente della Camera che non è d'accordo, ma rispetta la volontà del Parlamento".
Sul Global Compact, però, né Fico né i suoi intendono aspettare: "Per me si deve assolutamente firmare", dice il presidente di Montecitorio, perché in quel documento l'Onu mette nero su bianco quel che i 5 stelle hanno sempre chiesto: un approccio globale, multilaterale, a un problema che non è solo italiano. Lo stesso fanno le senatrici Paola Nugnes ed Elena Fattori: ricordano che il premier aveva detto sì alla ratifica durante il suo intervento all'Assemblea Generale dell'Onu, che il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano aveva fatto lo stesso. Per mantenere quegli impegni, Di Maio dovrebbe trovare ora il coraggio di mettersi contro la Lega. Cosa che i suoi, davanti a sondaggi che li vedono a picco, gli stanno chiedendo senza remore.