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(ansa)

Di Maio, il debutto del “capro espiatorio” nell'album di famiglia dei politici

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Testa bassa, testo scritto e appello agli altri papà "che mi capiscono": il video del padre del vicepremier e gli altri precedenti sulle grane in casa
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Solo pochi mesi fa, per il pranzo di Pasqua, aveva regalato un bel sorriso agli agiografi pentastellati. Antonio Di Maio, padre di Luigi, aveva la cravatta slacciata, la faccia soddisfatta post prandium, attorniato dai figli, dalla moglie. Piatti di plastica per il dolce, sorrisi da famiglia del Mulino Bianco. Com'è cambiata l'aria. Adesso Di Maio senior è ingrugnito, con il capo metaforicamente cosparso di cenere. Protagonista unico del "video della costrizione". Per la serie: è colpa mia, solo mia, se Giggino è nella bufera. Lavoratori senza contratto, fabbricati abusivi, rapporto non chiaro con il fisco... Povero figlio, lui non c'entra, non sapeva, non vedeva, giura "il piccolo imprenditore" di Pomigliano.

E tiene la testa bassa. Alza gli occhi solo in determinate occasioni, non casuali. Ad esempio quando dice, evocando gli "errori" commessi "per non far mancare nulla alla mia famiglia": "So che …
Solo pochi mesi fa, per il pranzo di Pasqua, aveva regalato un bel sorriso agli agiografi pentastellati. Antonio Di Maio, padre di Luigi, aveva la cravatta slacciata, la faccia soddisfatta post prandium, attorniato dai figli, dalla moglie. Piatti di plastica per il dolce, sorrisi da famiglia del Mulino Bianco. Com'è cambiata l'aria. Adesso Di Maio senior è ingrugnito, con il capo metaforicamente cosparso di cenere. Protagonista unico del "video della costrizione". Per la serie: è colpa mia, solo mia, se Giggino è nella bufera. Lavoratori senza contratto, fabbricati abusivi, rapporto non chiaro con il fisco... Povero figlio, lui non c'entra, non sapeva, non vedeva, giura "il piccolo imprenditore" di Pomigliano.

E tiene la testa bassa. Alza gli occhi solo in determinate occasioni, non casuali. Ad esempio quando dice, evocando gli "errori" commessi "per non far mancare nulla alla mia famiglia": "So che tanti papà mi capiscono". Tanti papà come lui, con gli operai in nero. Poi di nuovo giù con la testa, fisso sul foglio che deve leggere. "Video in stile prigioniero politico", commenta Giovanni Paglia di Leu. Ed è un po' così.

Il "prigioniero politico" è andato dal barbiere, si è messo elegante, la cravatta non allentata come a Pasqua, bensì annodata con cura. Pochi minuti, due, per fare buona impressione. Location pauperista, ufficio un po' anonimo: tabellone blu con post-it gialli (chissà, magari i ricordati di pagare questo o quello), la lampada Tolomeo di Artemide, la poltrona di pelle nera e una posizione non aggressiva, come usa per chi deve chiedere scusa: "Mi dispiace per mio figlio Luigi". Un misto di espiazione con qualche incursione a muso duro: "Dovete lasciar stare la mia famiglia". E qui sì che alza gli occhi.

Perché ha sbagliato? C'è la sociologia spicciola ad aiutarlo: le condizioni del Sud, dei "piccoli imprenditori", le commesse non pagate, la crisi. Chi non si commuove è sicuro del Pd. È sicuro uno che gufa contro l'astro nascente, Giggino. Non ci sono libri nella stanza, il prigioniero Antonio Di Maio usa una sola citazione: "Come ha scritto mia cugina, pur di screditare Luigi", farebbero di tutto. Grane di famiglia che non lo fermeranno. Occhi che bruciano i detrattori. Poi il video sfuma. Di Maio senior sparisce nel nulla dell'etere. Chissà se è piaciuto in famiglia questo stile comunicativo definito dai malevoli "Chiagni e fotti".

Comunque trovata molto in uso, il video. L'ha usato Maria Elena Boschi pochi giorni fa parlando direttamente ad Antonio Di Maio: "Le auguro di non vivere mai quello che suo figlio e gli amici di suo figlio hanno fatto vivere a mio padre e alla mia famiglia". L'ex ministra parlava in primo piano, con più dimestichezza, l'intera Treccani dietro le spalle. Nel 2010 toccò a Gianfranco Fini esporsi alle telecamere per il caso Montecarlo: "Mi devo rimproverare solo una certa ingenuità", disse, dallo studio dorato di Montecitorio, sibilando contro il cognato Tulliani.

E c'è anche il cammeo Facebook della pentastellata Paola Taverna, ufficio del Senato, con bandiera italiana ed europea. Era ottobre di quest'anno quando scoppiò il caso di sua madre, inquilina di una casa popolare che si opponeva allo sfratto. Messa di sguincio, alla Lilli Gruber d'antan, Taverna guardava dritta l'obiettivo: "Io non mi vergogno di far sapere che vengo da una famiglia povera e che i miei non si sono arricchiti con il mio lavoro".

Nell'epoca dei social e della presa diretta, il video sulla famiglia sta diventando un genere.