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(ansa)

Manovra, alla Cdp immobili per 1,8 miliardi: la carta delle dismissioni

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Trattativa per evitare la procedura Ue. Goldman Sachs taglia le stime del Pil e lancia l’allarme recessione
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La recessione evocata da Goldman Sachs per l'inizio del 2019, il taglio della crescita italiana allo 0,4% secondo l'outlook europeo della banca d'affari, la paura di nuovi rialzi dello spread, il calo del Pil nel terzo trimestre: tutto conduce il governo giallo-verde a sedersi, ancora, al tavolo dell'Europa per trattare e evitare la procedura di infrazione sulla manovra di Bilancio. Con una carta nuova: la cessione degli immobili pubblici a Cassa depositi e prestiti.

Ieri mattina il vicepremier M5S Luigi Di Maio ha incontrato l'ad di Cdp Fabrizio Palermo. Tentando di accelerare un'operazione che prevederebbe il passaggio di immobili di proprietà dello Stato e delle amministrazioni locali per un totale di 1,8 miliardi. La decisione era stata annunciata nella lettera del Tesoro a Bruxelles del 13 novembre: in risposta alle contestazioni della Commissione sulla scarsa riduzione del debito pubblico, il ministro dell'Economia Giovanni Tria si era impegna…
La recessione evocata da Goldman Sachs per l'inizio del 2019, il taglio della crescita italiana allo 0,4% secondo l'outlook europeo della banca d'affari, la paura di nuovi rialzi dello spread, il calo del Pil nel terzo trimestre: tutto conduce il governo giallo-verde a sedersi, ancora, al tavolo dell'Europa per trattare e evitare la procedura di infrazione sulla manovra di Bilancio. Con una carta nuova: la cessione degli immobili pubblici a Cassa depositi e prestiti.

Ieri mattina il vicepremier M5S Luigi Di Maio ha incontrato l'ad di Cdp Fabrizio Palermo. Tentando di accelerare un'operazione che prevederebbe il passaggio di immobili di proprietà dello Stato e delle amministrazioni locali per un totale di 1,8 miliardi. La decisione era stata annunciata nella lettera del Tesoro a Bruxelles del 13 novembre: in risposta alle contestazioni della Commissione sulla scarsa riduzione del debito pubblico, il ministro dell'Economia Giovanni Tria si era impegnato a portare la quota di privatizzazioni dallo 0,3% del Pil, fissata nel Draft Budgetary Plan, all'1% (circa 18 miliardi). Con questo impegno il rapporto debito-Pil del 2019 è già stato ridotto dal 130% ipotizzato in settembre all'attuale 129,2.

Non è Tria, però, quello chiamato a trattare. Ieri a Bruxelles ha incontrato il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno e il vicepresidente della Commissione europea Valdis Drombovskis con in tasca la nota del giorno prima, in cui Di Maio e Salvini affidavano tutto nelle mani del presidente del Consiglio Conte. Un modo per isolare il ministro dell'Economia. Soprattutto - dicono fonti della maggioranza - per frenare la sua propensione a cedere troppo. Così il premier dice a margine di una conferenza stampa che avrà presto una nuova interlocuzione con l'Europa (sarà telefonica) e a domanda su un possibile taglio del deficit sotto il 2% risponde: "Non sto lavorando a questo obiettivo". Che vuol dire forse potersi attestare proprio su quella percentuale, 7 miliardi in meno da mettere in manovra. O essere fermi ancora al 2,1%, 5 miliardi in meno. A fronte di una richiesta Ue che è ora dell'1,95%. Palazzo Chigi è certo di poter arrivare a un'intesa e registra come un primo risultato il fatto che ieri notte la nota conclusiva dell'Eurogruppo non menzionasse la procedura di infrazione.

A questo punto, i miliardi che si possono recuperare dalle dismissioni sono fondamentali. È probabile che si pratichi una gigantesca partita di giro per cui la proprietà degli immobili passerebbe dalle amministrazioni centrali e locali a Cdp. Per quanto riguarda le amministrazioni locali, dalle Regioni ai Comuni, potrebbe esserci un'operazione di debt-equity-swap: la Cassa, che vanta crediti per mutui erogati a regioni e comuni per 75 miliardi, trasformerebbe il suo attivo in azioni di un mega fondo cui gli immobili verrebbero conferiti. Cdp è dal 2002 fuori del perimetro della pubblica amministrazione, come le consorelle europee, e questa circostanza consente di utilizzare le risorse per ridurre il debito senza problemi. Tuttavia l'Eurostat, che cataloga con attenzione tutto ciò che è dentro e fuori la PA, potrebbe storcere il naso per il ruolo "strumentale" di Cdp a fronte delle indicazioni del Tesoro.

Complessivamente il patrimonio immobiliare dello Stato ammonta a circa 400 miliardi, ma il cedibile si riduce di molto. Le amministrazioni centrali, il cui patrimonio è di circa 40 miliardi, possono contare su 14 miliardi di controvalore di immobili non strumentali e dunque cedibili, tant'è che l'Agenzia del demanio ha calcolato che 2.500 immobili sono immediatamente vendibili. Maggiore il valore degli immobili delle amministrazioni locali, pari complessivamente a 350 miliardi: di questi 20-40 miliardi sarebbero immediatamente cedibili (liberi, inutilizzati o affidati a terzi) e potrebbero dare da subito dai 2 ai 5 miliardi.
 

Scompare il fondo per le cure mediche ai migranti

Con un emendamento alla manovra il governo chiede che i 30,9 milioni l'anno che oggi vengono destinati all'assistenza agli immigrati vengano spostati, fatti confluire sulla spesa generale del servizio sanitario nazionale. Dunque non verranno eliminati, questo l'espediente, ma dispersi nel mare magnum della spesa sanitaria italiana. Saranno infatti ripartiti tra le Regioni secondo criteri e modalità "in materia di costi standard". Sarà poi ogni singola Regione in autonomia a decidere dove metterli. Quei 30,9 milioni dunque non spariscono. Ma se prima erano vincolati (si potevano usare solo per assistere gli immigrati) dal 1 gennaio 2019 questa garanzia non ci sarà più. Una sottrazione di risorse, poche tra l'altro, per le fasce meno protette della popolazione.
 

Banche, niente scudo: i risparmiatori truffati potranno fare causa

Il risarcimento ottenuto grazie al fondo per il risparmio tradito non impedisce ai risparmiatori truffati di far causa alle banche e ottenere l'intera somma perduta. Lo stabilisce un emendamento bipartisan approvato ieri dalla Commissione Bilancio della Camera, che abolisce lo "scudo" che tutelava gli amministratori delle banche fallite. E dunque i risparmiatori, anche nel caso in cui riescano a ottenere il risarcimento previsto dalla legge, che copre solo una quota del danno subito, potranno agire in giudizio per "ottenere il risarcimento della parte di danno eccedente il ristoro già corrisposto". Ad annunciare l'emendamento il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, inizialmente contestato, ma poi è arrivato l'accordo bipartisan.
 

Sondaggi contrari, il dossier Imu-Chiesa resta al palo

In manovra non ci sarà nulla sul dossier dei pagamenti Imu da parte della Chiesa. Un tema caro a Beppe Grillo, che aveva addirittura fatto un appello a Papa Francesco in questo senso. Secondo l'Adnkronos, il dossier dell'esecutivo sulla questione è congelato e verrà riaperto solo a gennaio, salvo blitz dell'ultimo minuto. Una decisione che sarebbe stata presa dopo una serie di sondaggi secondo cui gli italiani sono in realtà contrari a tassare la Chiesa. Percentuali bulgare avrebbero dimostrato che una decisione in questa direzione si trasformerebbe in un vero e proprio boomerang per il governo giallo-verde. Sul tavolo ci sarebbe invece l'idea di un intervento sui tanti immobili sfitti di proprietà del Vaticano, tassandoli per indurre a vendere proprietà in disuso.
 

Editoria, a sorpresa via l'emendamento. "Ma il taglio ci sarà"

Un "approfondimento tra le forze politiche", leggi un dissenso tra Lega e M5S in commissione Bilancio, ha portato al ritiro dell'emendamento che aboliva i finanziamenti all'editoria. Al momento dunque al momento i fondi per cinque quotidiani nazionali, Avvenire (5,9 milioni di euro), Italia Oggi (4,8 milioni), Libero quotidiano (3,7 milioni), Il manifesto (3 milioni), Il Foglio (800mila euro), per i settimanali cattolici e per le testate delle minoranze linguistiche, restano inalterati. Ma non è detto che debba finire così. "L'emendamento è stato ritirato perché verrà ripresentato al Senato", ha spiegato il sottosegretario Crimi. Ma a palazzo Madama i numeri per un provvedimento che non convince fino in fondo la Lega appaiono anche più risicati che alla Camera.