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(ansa)

Salvini attacca gli industriali: “Mi interessano più gli operai”

Il vicepremier leghista: "Confindustria zitta per anni, ci lascino lavorare. L'intesa con l'Europa alla fine si troverà". Ma le imprese pensano a una nuova protesta a Milano. Tav, Toninelli rinvia i bandi al 2019
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A tre giorni dalla piazza romana anti europea che sogna di riempire con almeno 100 mila simpatizzanti, Matteo Salvini alza il livello dello scontro. Anche con gli industriali, dopo il grido d'allarme lanciato dal meeting di lunedì a Torino. Perché "i miei interlocutori sono ormai i cittadini, gli operai, i lavoratori e i piccoli e medi imprenditori, sono loro che ci votano e ci fanno vincere, non la grande industria" ha spiegato ai ministri in queste ore.

In mattinata, commentando in tuta da Vigile del fuoco le parole del presidente di Confindustria Boccia, il capo del Viminale non era stato affatto diplomatico. "C'è qualcuno che è stato zitto per anni quando gli italiani, gli imprenditori e gli artigiani venivano massacrati. Ora ci lasciassero lavorare. Se Boccia vuole un caffè, glielo offro volentieri". Non sembra intenzionato a chiederlo quel caffè, il numero uno degli imprenditori. Anzi, in viale dell'Astro…
A tre giorni dalla piazza romana anti europea che sogna di riempire con almeno 100 mila simpatizzanti, Matteo Salvini alza il livello dello scontro. Anche con gli industriali, dopo il grido d'allarme lanciato dal meeting di lunedì a Torino. Perché "i miei interlocutori sono ormai i cittadini, gli operai, i lavoratori e i piccoli e medi imprenditori, sono loro che ci votano e ci fanno vincere, non la grande industria" ha spiegato ai ministri in queste ore.

In mattinata, commentando in tuta da Vigile del fuoco le parole del presidente di Confindustria Boccia, il capo del Viminale non era stato affatto diplomatico. "C'è qualcuno che è stato zitto per anni quando gli italiani, gli imprenditori e gli artigiani venivano massacrati. Ora ci lasciassero lavorare. Se Boccia vuole un caffè, glielo offro volentieri". Non sembra intenzionato a chiederlo quel caffè, il numero uno degli imprenditori. Anzi, in viale dell'Astronomia sta prendendo forma una suggestione che potrebbe trasformarsi in una seconda spallata al governo. Ripetere cioè il meeting di Torino con un analogo appuntamento a Milano. A "casa" di Salvini, nella "tana" della Lega. A inizio anno se non addirittura prima di Natale. Solo un'ipotesi al momento. Ma col Carroccio il canale di dialogo gli industriali lo tengono aperto comunque: è il partito di governo del sì alle grandi opere e alla Tav, e non è un dettaglio. Oggi il premier Conte col vice Di Maio e il ministro Toninelli incontreranno i pro Tav piemontesi ma intanto lo stesso responsabile grillino ai Trasporti ha congelato e rinviato al 2019 (dopo la famosa analisi costi-benefici) la pubblicazione dei bandi per la gara dell'alta velocità. Scatenando nuove proteste.

A tenere aperto il confronto con gli imprenditori nella Lega ci pensa Giancarlo Giorgetti. Mentre gli industriali lanciavano il loro "manifesto" da Torino, il sottosegretario parlava a un evento di industriali lombardi a Monza del "dovere di ascoltare le imprese", sottolineando che "non viviamo sulla luna". Il filo con Boccia e altri non sarà tranciato giusto adesso. Chi è davvero preoccupato, raccontano dentro la Lega, è invece il governatore veneto Luca Zaia. Perché se la protesta degli industriali ha un epicentro, è proprio nel triangolo Padova-Verona-Treviso, dove già il mondo imprenditoriale si è mobilitato contro la manovra e lo spettro della procedura di infrazione europea.

Tutto questo accade nel silenzio spiazzato di Luigi Di Maio e del Movimento. Loro e il premier Conte disposti a trattare con Bruxelles, il leghista che alza sempre più il tiro. "Ma per portarci dove?" si stanno chiedendo al quartier generale pentastellato. La paura di fondo è che l'approdo possa essere una crisi e nuove elezioni. Salvini continua a giurare che non sarà così. Alla presentazione del libro di Bruno Vespa il leghista ha smorzato i toni: "Alla fine un accordo con l'Ue si troverà". Disposto, dicono i suoi, anche a ritoccare la Fornero e ridurre di qualche decimale il deficit, ma non sotto il 2%. Coi due paletti annunciati: vigilanza sul reddito di cittadinanza a "rischio furbetti" e quota 100 sulle pensioni prima di giugno. Anche perché con quella si giocherà le Europee di maggio. Alle quali potrebbe correre da candidato di bandiera dello schieramento populista. Deciderà in primavera, glissa, "se non hanno niente di meglio" da proporre.