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Lega, dal nord al sud i nuovi fan di Salvini in piazza del Popolo: “Qui per Matteo e guai a chi lo tocca”

Lavoratori, studenti e piccoli imprenditori, alpini e meridionali: Il cemento è la fede nel vicepremier: “Con  Berlusconi è finita, ma anche coi Cinque Stelle dura poco”.“Con i grillini è solo un contratto”
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Sotto il sole di Roma se Salvini non è arrabbiato loro non sono arrabbiati, se dice dureremo 5 anni loro nemmeno un fiato sull'alleanza coi grillini. Si chiamava connessione sentimentale, magari ha cambiato nome ma non la sostanza. 

Una piazza tranquilla, piena di bandiere, con il Nord che si mischia al Sud ("Castrovillari c'è" recita uno striscione gialloblù), il sardo al piemontese in nome dell'autonomia e i tanti tricolori che vegliano su questo tentativo di tenere insieme il Paese, come fu per la Democrazia Cristiana.

La vecchia destra la vedi nelle facce non di primo pelo del servizio d'ordine curato dai militanti dell'Ugl, il sindacato che fu vicino al Movimento sociale. Niente di più. Antonietta Mongello, leghista di Melfi, però è incavolata nera, vorrebbe qualche slogan in più, un maggiore fermento perché non vede l'ora di votare il Carroccio alle regionali.

"Siamo talmente s…
Sotto il sole di Roma se Salvini non è arrabbiato loro non sono arrabbiati, se dice dureremo 5 anni loro nemmeno un fiato sull'alleanza coi grillini. Si chiamava connessione sentimentale, magari ha cambiato nome ma non la sostanza. 

Una piazza tranquilla, piena di bandiere, con il Nord che si mischia al Sud ("Castrovillari c'è" recita uno striscione gialloblù), il sardo al piemontese in nome dell'autonomia e i tanti tricolori che vegliano su questo tentativo di tenere insieme il Paese, come fu per la Democrazia Cristiana.

La vecchia destra la vedi nelle facce non di primo pelo del servizio d'ordine curato dai militanti dell'Ugl, il sindacato che fu vicino al Movimento sociale. Niente di più. Antonietta Mongello, leghista di Melfi, però è incavolata nera, vorrebbe qualche slogan in più, un maggiore fermento perché non vede l'ora di votare il Carroccio alle regionali.

"Siamo talmente stufi dei Pittella - urla furibonda - della dittatura dei Pittella, dei mafiosi in Basilicata. Qualunque permesso passa dalla mafia lucana, peggiore di quella siciliana".

Ha un gilet bianco con lo stemma del partito: "Voto Lega perché sono italiana". E il Movimento 5stelle? "Mi auguro che il rapporto con loro duri poco. Viva il centrodestra, con Salvini leader". È un punto di vista. 

Salvini è il centro del leghismo 2.0, che celebra una manifestazione a Piazza del Popolo a Roma e sposta il baricentro verso il meridione senza scontentare il Nord. Almeno qui, nella pancia della manifestazione.

Piena di donne. Tre perugine, Fortuna Di Giuseppe, Oriana Ciriani e Stefania Cintia, sono pronte alle barricate nel nome del leader: "Siamo a Roma per Salvini, è il più forte. Accettiamo tutto quello che fa. E se qualcuno prova a toccarlo, allora scappa fuori la rivoluzione".

Ciriani era del Movimento sociale: "Non mi sento né razzista, né fascista. Credo nelle cose giuste". Di Giuseppe ha un'azienda agricola e quando parla il ministro Centinaio gongola: "Quello di prima, Martina, non distingueva un melone da un cetriolo". 

Al centro della piazza Dino, ex alpino di Brescia, ha il cappello con la piuma e una maglietta leggera a maniche lunghe. Fanno 20 gradi. Quelli del Nord si spogliano mentre i romani tengono comunque il cappotto.

"Alt - dice Dino - . Quella coi 5 stelle non è un'alleanza ma un contratto". Meglio Berlusconi? "Alt. Forza Italia è finita". E allora? "Andiamo avanti con Di Maio". Anche facendo la figuraccia della manovra economica? "Non è un arretramento, non è debolezza. È realismo. L'Europa impaurisce con lo spread ma dopo le elezioni cambieremo anche quella". Morale? "Lei è del Tg3". Repubblica, per la verità. "È uguale. Siete sempre contro".

La piazza è quasi piena. I gilet gialli qui sono del servizio d'ordine. Le transenne tengono a bada Giulia Spanu, romana di 25 anni, che vuole consegnare un ritratto di Salvini al soggetto del quadro. "L'ha fatto mia mamma, in arte Klirò". Il "Capitano" è serio, quasi accigliato. "Perché è una persona seria. E, se nota, è stanco perché lavora troppo".

Poco più dietro tre ragazzi sono allegri e sventolano la bandiera veneta dell'autonomia. Uno si chiama Antimo Mozzillo, 30 anni di Marcianise. Emigrato? "No, trasferito a Treviso. Faccio l'infermiere". Sta abbracciato a Michele Toaldo e Adalberto Bordin. "Sotto la bandiera nazionale tutte le regioni devono avere una loro autonomia", spiega Antimo.

Michele invece è preoccupato: "Salvini più viene attaccato più sale nei sondaggi. Ma se l'assedio continua dovremo pensare a una vera rivoluzione. Non vogliamo arrivare a distruggere le città come in Francia, ma insomma...".

Difendere il capo, parlare del capo, venerare il capo. Poi, in mezzo al popolo leghista, ci sono anche i "calcolatori" in mezzo. Elisabeth Valzan, 29 anni, torinese, è tra le poche a pensare alla Lega come un corpo più grande. "Dobbiamo dire grazie a Salvini, ma dietro c'è una squadra".

E nell'area riservata vicina al palco, l'ex volto di Mediaset Marco Francioso, amico di Salvini da 20 anni, ragiona sul futuro: "Col 60 per cento di consenso oggi puoi fare le riforme. Se torni a votare col centrodestra, prendi meno del 50 e può essere complicato". In effetti, il leader in piazza tiene tutto fermo. E il suo popolo lo aspetta.