Manovra, Salvini abbassa i toni, ma avverte Conte: “Con la Ue tratto io"
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPABagno di folla a Piazza del Popolo e e sfida all’alleato: “Ora siamo noi siamo il primo partito”. E cita De Gasperi. Irritazione M5S: ha iniziato la campagna elettorale
Tolta la felpa della polizia per indossare un familiare maglione, deposto il "celodurismo" per il più rassicurante "buonsensismo", ammainate le bandiere verdi padane per un più moderno blu trumpiano, rimosso dalla playlist il Va pensiero del Nabucco bossiano per il "Vincerò" del Nessun dorma pucciniano più in linea coi sondaggi,
Eccolo il "nuovo" Matteo Salvini. Per la prima volta si presenta davanti a una Piazza del Popolo gremita - realisticamente 25-30 mila - non più nei panni del pasdaran estremista da nuova destra, ma da leader di un forza di massa. "Siamo il primo partito, chi l'avrebbe mai detto", scandisce con buona pace degli alleati.
Poi scavalca Conte sulla Ue, invocando dalla piazza il mandato a trattare "per conto degli italiani". Irritando non poco il premier.
Discorso a braccio di 50 minuti, a tratti perfino ecumenico. Volutamente rassicurante, calibrato sull…
Eccolo il "nuovo" Matteo Salvini. Per la prima volta si presenta davanti a una Piazza del Popolo gremita - realisticamente 25-30 mila - non più nei panni del pasdaran estremista da nuova destra, ma da leader di un forza di massa. "Siamo il primo partito, chi l'avrebbe mai detto", scandisce con buona pace degli alleati.
Poi scavalca Conte sulla Ue, invocando dalla piazza il mandato a trattare "per conto degli italiani". Irritando non poco il premier.
Discorso a braccio di 50 minuti, a tratti perfino ecumenico. Volutamente rassicurante, calibrato sull…
Tolta la felpa della polizia per indossare un familiare maglione, deposto il "celodurismo" per il più rassicurante "buonsensismo", ammainate le bandiere verdi padane per un più moderno blu trumpiano, rimosso dalla playlist il Va pensiero del Nabucco bossiano per il "Vincerò" del Nessun dorma pucciniano più in linea coi sondaggi,
Eccolo il "nuovo" Matteo Salvini. Per la prima volta si presenta davanti a una Piazza del Popolo gremita - realisticamente 25-30 mila - non più nei panni del pasdaran estremista da nuova destra, ma da leader di un forza di massa. "Siamo il primo partito, chi l'avrebbe mai detto", scandisce con buona pace degli alleati.
Poi scavalca Conte sulla Ue, invocando dalla piazza il mandato a trattare "per conto degli italiani". Irritando non poco il premier.
Discorso a braccio di 50 minuti, a tratti perfino ecumenico. Volutamente rassicurante, calibrato sulla platea di famiglie, delle migliaia di meridionali (non più solo veneti e lombardi) arrivati al sole della Capitale nel giorno di festa.
È una ponderata virata neocentrista, con l'obiettivo di puntare dritto sull'elettorato moderato, quello di Forza Italia in fuga, a pochi mesi dalle Europee, vera prova regina della scalata al potere. Non già della Lega, ma di Matteo Salvini.
Lui lo sa: quelle decine di migliaia non sono simpatizzanti del vecchio Carroccio. Si sono mobilitati per lui. È già l'elettorato del nuovo copyright "Lega per Salvini premier", nulla a che vedere con l'archeologica "Lega per l'indipendenza della Padania". È già tutta un'altra storia.
E allora bisogna nominare cinque volte il "buon Dio", ricordare che tiene in tasca il rosario, che bisogna fare il presepe e non nascondere il Crocifisso, citare in due passaggi "San Giovanni Papa II, il visionario" che "voleva un'Europa fondata sul lavoro e le identità".
E poi Alcide De Gasperi ("Un bravo politico non pensa alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni") e Martin Luther King. Ossequiare a distanza Papa Francesco che poco più tardi avrebbe raggiunto Piazza di Spagna. Il palco è solo per il leader, preceduto dai ministri leghisti e da Giancarlo Giorgetti.
I cento sindaci con fascia tricolore e la squadra dei cuochi italiani premiati a fare da sfondo. Se era una prova di forza in chiave interna, è riuscita. Come la festa di piazza a misura di "classe media", turbata però dalla tragedia dell'Anconetano ricordata dal Salvini "padre di famiglia" col minuto di silenzio iniziale (andrà nelle Marche poi nel pomeriggio).
Silvio Berlusconi, il centrodestra, sono già lontani ricordi. Mai citati, né l'uno né l'altro. Il loro elettorato, del resto, a sentire molti in piazza, adesso è qui. A destra, è il messaggio, esiste solo il suo partito personale. Ma "dureremo cinque anni, non farò mai saltare un governo che lavora per gli italiani neanche se arriviamo all'80% nei sondaggi", assicura dal palco perché Luigi Di Maio intenda.
Almeno fino a maggio sarà così. Certo, sempre all'indirizzo dell'alleato mette in chiaro che "nessuna nuova tassa, su auto, case e conte correnti sarà approvata con noi da questo governo".
E siccome sono ore di trattativa serrata con Bruxelles, perfino i toni sull'Europa si fanno prudenti. Il vicepremier però scavalca Palazzo Chigi quando chiede alla piazza "il mandato per trattare con l'Ue a nome di 60 milioni di italiani".
Come dire, è che con lui, con la sua linea che dovranno fare i conti: "Se l'Europa si ferma allo spread, agli zero virgola, è destinata a fallire". Il premier Conte non la prende bene. Per il M5S il leghista ha iniziato la sua campagna elettorale.
È ora di pranzo, per le famiglie. Vasco Rossi, Bennato, Cremonini fanno da colonna sonora al segretario che in camicia bianca si tuffa tra la folla. Come in un copione da manuale.
Eccolo il "nuovo" Matteo Salvini. Per la prima volta si presenta davanti a una Piazza del Popolo gremita - realisticamente 25-30 mila - non più nei panni del pasdaran estremista da nuova destra, ma da leader di un forza di massa. "Siamo il primo partito, chi l'avrebbe mai detto", scandisce con buona pace degli alleati.
Poi scavalca Conte sulla Ue, invocando dalla piazza il mandato a trattare "per conto degli italiani". Irritando non poco il premier.
Discorso a braccio di 50 minuti, a tratti perfino ecumenico. Volutamente rassicurante, calibrato sulla platea di famiglie, delle migliaia di meridionali (non più solo veneti e lombardi) arrivati al sole della Capitale nel giorno di festa.
È una ponderata virata neocentrista, con l'obiettivo di puntare dritto sull'elettorato moderato, quello di Forza Italia in fuga, a pochi mesi dalle Europee, vera prova regina della scalata al potere. Non già della Lega, ma di Matteo Salvini.
Lui lo sa: quelle decine di migliaia non sono simpatizzanti del vecchio Carroccio. Si sono mobilitati per lui. È già l'elettorato del nuovo copyright "Lega per Salvini premier", nulla a che vedere con l'archeologica "Lega per l'indipendenza della Padania". È già tutta un'altra storia.
E allora bisogna nominare cinque volte il "buon Dio", ricordare che tiene in tasca il rosario, che bisogna fare il presepe e non nascondere il Crocifisso, citare in due passaggi "San Giovanni Papa II, il visionario" che "voleva un'Europa fondata sul lavoro e le identità".
E poi Alcide De Gasperi ("Un bravo politico non pensa alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni") e Martin Luther King. Ossequiare a distanza Papa Francesco che poco più tardi avrebbe raggiunto Piazza di Spagna. Il palco è solo per il leader, preceduto dai ministri leghisti e da Giancarlo Giorgetti.
I cento sindaci con fascia tricolore e la squadra dei cuochi italiani premiati a fare da sfondo. Se era una prova di forza in chiave interna, è riuscita. Come la festa di piazza a misura di "classe media", turbata però dalla tragedia dell'Anconetano ricordata dal Salvini "padre di famiglia" col minuto di silenzio iniziale (andrà nelle Marche poi nel pomeriggio).
Silvio Berlusconi, il centrodestra, sono già lontani ricordi. Mai citati, né l'uno né l'altro. Il loro elettorato, del resto, a sentire molti in piazza, adesso è qui. A destra, è il messaggio, esiste solo il suo partito personale. Ma "dureremo cinque anni, non farò mai saltare un governo che lavora per gli italiani neanche se arriviamo all'80% nei sondaggi", assicura dal palco perché Luigi Di Maio intenda.
Almeno fino a maggio sarà così. Certo, sempre all'indirizzo dell'alleato mette in chiaro che "nessuna nuova tassa, su auto, case e conte correnti sarà approvata con noi da questo governo".
E siccome sono ore di trattativa serrata con Bruxelles, perfino i toni sull'Europa si fanno prudenti. Il vicepremier però scavalca Palazzo Chigi quando chiede alla piazza "il mandato per trattare con l'Ue a nome di 60 milioni di italiani".
Come dire, è che con lui, con la sua linea che dovranno fare i conti: "Se l'Europa si ferma allo spread, agli zero virgola, è destinata a fallire". Il premier Conte non la prende bene. Per il M5S il leghista ha iniziato la sua campagna elettorale.
È ora di pranzo, per le famiglie. Vasco Rossi, Bennato, Cremonini fanno da colonna sonora al segretario che in camicia bianca si tuffa tra la folla. Come in un copione da manuale.