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 Massimo D'Alema a Beirut nel 2006 con un dirigente di Hezbollah e il ministro degli Esteri libanese 

Governo, D'Alema: “Salvini è andato in Israele alla parata di Netanyahu contro i militari italiani”

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Massimo D'Alema, ex premier ed ex ministro degli Esteri. Gli Hezbollah sono terroristi islamici come dice Salvini?  Ha ragione? 
"Sembra una definizione superficiale; anzitutto perché per terrorismo islamico noi intendiamo organizzazioni di matrice salafita o wahabita. Noi conosciamo Isis e Al qaeda e rispetto a questi movimenti Hezbollah è una forza che li contrasta vivamente e che concorse in modo molto rilevante a combattere lo Stato islamico. Forse Salvini dovrebbe approfondire la conoscenza di questo mondo complicato. Sicuramente Hezbollah è un partito armato, ma fa parte della vita democratica libanese e ha un'ampia rappresentanza in Parlamento e di tanto in tanto anche al governo. Quindi, definirlo un gruppo terroristico è una definizione semplicistica e sbagliata, un errore. È superficiale dal punto di vista culturale e politicamente è del tutto improduttivo".
 
 
Le sue parole mettono a risch…
Massimo D'Alema, ex premier ed ex ministro degli Esteri. Gli Hezbollah sono terroristi islamici come dice Salvini?  Ha ragione? 
"Sembra una definizione superficiale; anzitutto perché per terrorismo islamico noi intendiamo organizzazioni di matrice salafita o wahabita. Noi conosciamo Isis e Al qaeda e rispetto a questi movimenti Hezbollah è una forza che li contrasta vivamente e che concorse in modo molto rilevante a combattere lo Stato islamico. Forse Salvini dovrebbe approfondire la conoscenza di questo mondo complicato. Sicuramente Hezbollah è un partito armato, ma fa parte della vita democratica libanese e ha un'ampia rappresentanza in Parlamento e di tanto in tanto anche al governo. Quindi, definirlo un gruppo terroristico è una definizione semplicistica e sbagliata, un errore. È superficiale dal punto di vista culturale e politicamente è del tutto improduttivo".
 
 
Le sue parole mettono a rischio la missione Unifil e i nostri soldati? Ha ragione il ministro della Difesa?
"Ha ragione il Ministro della Difesa a prendere le distanze da questa considerazione; anche perché a differenza di Salvini, parla con cognizione di causa. Ma la cosa che mi colpisce di più, e che non è stata messa in luce fino ad ora, è che Netanyahu ha coinvolto impropriamente Salvini in una manifestazione propagandistica. Questa manifestazione aveva chiaramente come scopo esercitare una pressione critica verso il modo in cui Unifil svolge il proprio ruolo. Tant'è che dopo questa parata propagandistica  Netanyahu ha detto a Salvini che i militari italiani devono combattere Hezbollah, cosa che non fa parte del mandato delle Nazioni Unite. Quello che trovo inaccettabile per un ministro della Repubblica Italiana, che dice "Prima gli italiani" è il non rendersi conto di andare ad una manifestazione contro i militari italiani. Mi sembra un dovere elementare, per uno che va al confine tra Israele e Libano che da dodici anni è presidiato dalle forze armate italiane, informarsi con le nostre forze armate di cosa pensano loro della situazione di quel confine anziché andare a fare il portavoce della posizione di Netanyahu. Chi governa l'Italia, andando in una zona di mondo presidiata dalle forze armate italiane, prima di aprire bocca e dargli fiato dovrebbe sentire qual è la loro l'opinione rispetto a quello che accade su quel confine, altrimenti altro che prima gli italiani. E credo sia questo che abbia urtato la sensibilità del Ministro della Difesa".
 
Come è nata la missione in Libano dodici anni fa? E' stata una sua iniziativa?  E' stata un successo? 
La Missione in Libano è nata perché l'Italia, -  d'intesa con l'Unione europea e con gli Stati Uniti, dopo lo scoppiò nell'estate del 2006 del conflitto tra Israele e Libano causato da una incursione, una provocazione militare di Hezbollah seguita da una reazione molto pesante di Israele, -  prese l'iniziativa per cercare di promuovere la pace in quella regione. Fu organizzato a Roma un incontro internazionale con la partecipazione del Segretario di Stato americano, i principali ministri europei, sotto l'egida dell'Italia. E dopo un intenso lavoro diplomatico condotto dall'Italia, si arrivò alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che pose fine al conflitto. Fu naturale che l'Italia assumesse il comando della missione Unifil2. Questo fu uno dei maggiori successi politici del nostro paese ed è stata la prima volta che l'Italia ha avuto il comando di una missione internazionale di questo rilievo dal dopoguerra".
 
L'Italia ha avuto per la quarta volta il comando della missione. E' il riconoscimento di un ruolo specifico per il nostro Paese?
"Credo che sia una pagina di storia di cui dobbiamo essere orgogliosi e di cui dovremmo mostrarci degni soprattutto per rispetto ai nostri militari che hanno svolto quel ruolo in modo egregio. Perché lungo quel confine, in cui erano scoppiate quattro guerre, in questi 12 anni non è accaduto nulla di particolarmente significativo anche grazie al lavoro dei nostri militari. Almeno questo, spero che un Ministro della Repubblica Italiana lo voglia rivendicare".
 
 Oggi Salvini si è detto favorevole a Gerusalemme capitale, come Trump, Orban,  Bolsonaro e Le Pen. E' pericoloso l'asse con  Netanyahu?
Secondo il diritto internazionale le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu, Gerusalemme è una città in parte occupata da Israele e le Nazioni Unite e l'Unione europea gli chiedono di ritrarsi dai territori occupati con la guerra del '67. E questo vuol dire anche da una parte di Gerusalemme. Quindi, l'annessione di Gerusalemme da parte di Israele è un atto contrario al diritto internazionale, contrario alle risoluzioni delle Nazioni Unite ed è un atto fortemente lesivo della sensibilità dell'intero mondo arabo. Non credo che sarebbe ragionevole che l'Italia si unisse al riconoscimento di questa annessione. Oltre tutto sarebbe un ostacolo ad una soluzione pacifica".
 
Anni fa destò scalpore la sua foto a Beirut  con un esponente di Hezbollah. Rifarebbe quella passeggiata?
"Quella fotografia fu scattata il giorno in cui il conflitto cessò. Nelle due ore precedenti alla fine del conflitto ci fu un bombardamento nel quartiere sciita di Beirut e quando io arrivai, accolto dal Ministro degli esteri del governo libanese, con il quale noi negoziavamo la tregua, andai a visitare i quartieri colpiti dai bombardamenti. Chi si impegna per la pace  deve essere vicino alle vittime della guerra. Essendo noi i mediatori per la pace era impensabile non avere un rapporto con le autorità di governo di quel Paese democraticamente elette dai cittadini. La visita ad un quartiere bombardato dove le persone cercano tra le macerie i propri cari è difficilmente definibile "passeggiata" e spero che non debba più ricapitarmi". 
 
Oggi Haaretz ha scritto che la Gerusalemme diu Netanyahu è diventata una fabbrica di certificati di perdono per i nazionalisti di tutto il mondo. E' d'accordo?
"Colpisce molto che l'attuale leadership israeliana sia diventata il punto di riferimento di tutta la destra del mondo.  Che credo sia qualcosa che non appartenga alla tradizione di Israele. Io penso che l'esasperazione delle tensioni in cui si impegna Netanyahu ha un'altra ragione: distogliere l'opinione pubblica  israeliana dagli scandali, dalle accuse di corruzione che sono state rivolte contro di lui, non dai terroristi islamici ma dalla polizia del suo paese. Con tutte le opposizioni che chiedono le sue dimissioni ed elezioni anticipate E dunque c'è una esasperazione delle emergenze del nemico esterno.  A maggior ragione sarei cauto nell'andare a spalleggiarlo perché in questo momento si tratta di un governo che è particolarmente in discussione nel suo paese".