Manovra, la mano di Mattarella dietro la svolta del governo. I consigli del presidente a Conte
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISIncontro a pranzo fra il capo dello Stato e il premier: "Non badate ai decimali o pagheremo di più dopo"
Non ha fatto la trattativa. "Quella la conduce e la chiude il governo", ci tiene a precisare Sergio Mattarella. Ma nel pranzo di ieri con metà esecutivo il presidente della Repubblica ha offerto dei suggerimenti così precisi, così informati da far apparire chiaro a tutti il suo ruolo nella riscrittura della manovra.
Primo: "Occorre trovare un accordo. La procedura di infrazione rischia di creare problemi pesanti all'economia del nostro Paese". Tradotto: attaccarsi a un decimale in più significa poi pagare una multa superiore al valore di quel decimale. Senza contare il prezzo che si sconta sui mercati, legato allo spread e all'andamento della Borsa. Ci conviene?
Secondo: i colloqui non possono girare solo intorno ai numeri del deficit. È decisivo capire come viene riformulata la legge di bilancio. Come si distribuiscono le risorse. Il deficit nominale, quel numeretto intorno al quale ruota il primo scambio tra Gius…
Primo: "Occorre trovare un accordo. La procedura di infrazione rischia di creare problemi pesanti all'economia del nostro Paese". Tradotto: attaccarsi a un decimale in più significa poi pagare una multa superiore al valore di quel decimale. Senza contare il prezzo che si sconta sui mercati, legato allo spread e all'andamento della Borsa. Ci conviene?
Secondo: i colloqui non possono girare solo intorno ai numeri del deficit. È decisivo capire come viene riformulata la legge di bilancio. Come si distribuiscono le risorse. Il deficit nominale, quel numeretto intorno al quale ruota il primo scambio tra Gius…
Non ha fatto la trattativa. "Quella la conduce e la chiude il governo", ci tiene a precisare Sergio Mattarella. Ma nel pranzo di ieri con metà esecutivo il presidente della Repubblica ha offerto dei suggerimenti così precisi, così informati da far apparire chiaro a tutti il suo ruolo nella riscrittura della manovra.
Primo: "Occorre trovare un accordo. La procedura di infrazione rischia di creare problemi pesanti all'economia del nostro Paese". Tradotto: attaccarsi a un decimale in più significa poi pagare una multa superiore al valore di quel decimale. Senza contare il prezzo che si sconta sui mercati, legato allo spread e all'andamento della Borsa. Ci conviene?
Secondo: i colloqui non possono girare solo intorno ai numeri del deficit. È decisivo capire come viene riformulata la legge di bilancio. Come si distribuiscono le risorse. Il deficit nominale, quel numeretto intorno al quale ruota il primo scambio tra Giuseppe Conte e Jean Claude Juncker, conta ma conta ancora di più il deficit strutturale che non considera le misure una tantum tipo il condono. La commissione vuole chiarezza su questo aspetto. E attende risposte sull'andamento della spesa corrente rispetto alla spesa per investimenti. La prima non produce crescita, la seconda potenzialmente sì. Aiuterebbe a giustificare le stime che il ministero del Tesoro ha scritto nella Finanziaria.
Attorno al tavolo del Quirinale, in vista del Consiglio europeo, si sono seduti il premier, il vice Luigi Di Maio, Giovanni Tria, Paolo Savona, Enzo Moavero, Elisabetta Trenta, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Assente giustificato Salvini in viaggio in Israele. Nella discussione Mattarella ha avuto il totale sostegno di Conte. Un'intesa salda e necessaria per arrivare al risultato finale. Ha insistito molto sul punto della procedura da evitare. Senza entrare nel dettaglio delle misure da limare.
Giorgetti ha espresso la posizione della Lega: fare di tutto per annullare la sanzione della commissione ma rispettare gli impegni presi con gli elettori. Anche perché il Carroccio, nelle ultime ore, ha registrato un'ostilità quasi preconcetta della Commissione. Anche di fronte alle aperture italiane. Quindi, qualche dubbio, prima della partenza di Conte per Bruxelles, è ancora in piedi.
Ma non è questa la posizione del capo dello Stato. Non lo è fin dall'inizio. Il Colle considera trattativisti Juncker e Moscovici. Molto meno disponibili i capi di governo dei Paesi rigoristi. Non impiccarsi ai decimali è del resto il messaggio che, attraverso i suoi canali, il Quirinale ha fatto arrivare anche ai vertici europei. Altrimenti il dialogo non ha senso. E se la procedura viene tenuta sospesa, una minaccia immanente, mai tolta dall'orizzonte italiano, beh allora il governo perché dovrebbe scendere verso il 2 per cento? Terrebbe la posizione e lascerebbe la manovra com'è.
Ovviamente un presidente che vuole una trattativa condotta e chiusa dal governo, come impone la separazione dei poteri, non interviene direttamente con la Commissione e con le Cancellerie. Ma quelle puntualizzazioni sui punti della manovra da affrontare lasciano intendere che un filo diretto tra il Colle e chi conta nell'Unione è costante.
Con Mario Draghi, governatore della Banca Centrale. E con Juncker, il presidente della commissione. In questi ultimi giorni più con lui che con il commissario francese all'Economia Pierre Moscovici, indebolito dalla richiesta di sforamento del suo Paese. Gli Stati del Nord adesso guardano storto anche lui. Attraverso questi canali informali e il ruolo di Conte c'è la speranza che il dialogo resti vivo e che il 19 dicembre, giorno in cui la Commissione europea si riunisce per decidere, la procedura resti nel cassetto.
Primo: "Occorre trovare un accordo. La procedura di infrazione rischia di creare problemi pesanti all'economia del nostro Paese". Tradotto: attaccarsi a un decimale in più significa poi pagare una multa superiore al valore di quel decimale. Senza contare il prezzo che si sconta sui mercati, legato allo spread e all'andamento della Borsa. Ci conviene?
Secondo: i colloqui non possono girare solo intorno ai numeri del deficit. È decisivo capire come viene riformulata la legge di bilancio. Come si distribuiscono le risorse. Il deficit nominale, quel numeretto intorno al quale ruota il primo scambio tra Giuseppe Conte e Jean Claude Juncker, conta ma conta ancora di più il deficit strutturale che non considera le misure una tantum tipo il condono. La commissione vuole chiarezza su questo aspetto. E attende risposte sull'andamento della spesa corrente rispetto alla spesa per investimenti. La prima non produce crescita, la seconda potenzialmente sì. Aiuterebbe a giustificare le stime che il ministero del Tesoro ha scritto nella Finanziaria.
Attorno al tavolo del Quirinale, in vista del Consiglio europeo, si sono seduti il premier, il vice Luigi Di Maio, Giovanni Tria, Paolo Savona, Enzo Moavero, Elisabetta Trenta, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Assente giustificato Salvini in viaggio in Israele. Nella discussione Mattarella ha avuto il totale sostegno di Conte. Un'intesa salda e necessaria per arrivare al risultato finale. Ha insistito molto sul punto della procedura da evitare. Senza entrare nel dettaglio delle misure da limare.
Giorgetti ha espresso la posizione della Lega: fare di tutto per annullare la sanzione della commissione ma rispettare gli impegni presi con gli elettori. Anche perché il Carroccio, nelle ultime ore, ha registrato un'ostilità quasi preconcetta della Commissione. Anche di fronte alle aperture italiane. Quindi, qualche dubbio, prima della partenza di Conte per Bruxelles, è ancora in piedi.
Ma non è questa la posizione del capo dello Stato. Non lo è fin dall'inizio. Il Colle considera trattativisti Juncker e Moscovici. Molto meno disponibili i capi di governo dei Paesi rigoristi. Non impiccarsi ai decimali è del resto il messaggio che, attraverso i suoi canali, il Quirinale ha fatto arrivare anche ai vertici europei. Altrimenti il dialogo non ha senso. E se la procedura viene tenuta sospesa, una minaccia immanente, mai tolta dall'orizzonte italiano, beh allora il governo perché dovrebbe scendere verso il 2 per cento? Terrebbe la posizione e lascerebbe la manovra com'è.
Ovviamente un presidente che vuole una trattativa condotta e chiusa dal governo, come impone la separazione dei poteri, non interviene direttamente con la Commissione e con le Cancellerie. Ma quelle puntualizzazioni sui punti della manovra da affrontare lasciano intendere che un filo diretto tra il Colle e chi conta nell'Unione è costante.
Con Mario Draghi, governatore della Banca Centrale. E con Juncker, il presidente della commissione. In questi ultimi giorni più con lui che con il commissario francese all'Economia Pierre Moscovici, indebolito dalla richiesta di sforamento del suo Paese. Gli Stati del Nord adesso guardano storto anche lui. Attraverso questi canali informali e il ruolo di Conte c'è la speranza che il dialogo resti vivo e che il 19 dicembre, giorno in cui la Commissione europea si riunisce per decidere, la procedura resti nel cassetto.