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(ansa)

Manovra, la Ue chiede di più: mancano 4,5 miliardi per l'intesa

Moscovici: "L'Italia faccia altri passi". Poi frena: "C'è la volontà di accordarsi". Ma resta una distanza dello 0,25 per cento sul deficit. Conte cerca il consenso di Paesi falchi e vede il premier olandese Rutte
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BRUXELLES. Si negozia a oltranza, la volontà politica di trovare un accordo c'è, ma per evitare la pesante procedura sul debito italiano resta da colmare un nuovo buco nei conti giallo-verdi da 4,5 miliardi e da risolvere il nodo Fornero. Ormai il tempo stringe, la trattativa tra governo e Ue deve essere chiusa entro domenica, con il ministro Tria che resterà a Bruxelles fino alla fine dei negoziati con la Commissione europea. Il premier Conte ieri è tornato nella capitale belga per il summit Ue, a margine del quale intende proseguire i colloqui politici con i leader - a partire da Angela Merkel - per facilitare l'intesa con Juncker.

Dopo la marcia indietro del governo da 6,4 miliardi di mercoledì, con il deficit sceso dal 2,4 al 2,04% del Pil, in mattinata a gelare l'euforia italiana su un imminente compromesso è stato il commissario Ue Pierre Moscovici: "Passi avanti, ma non basta". Verso le 11 Tria atterra a Bruxelles…
BRUXELLES. Si negozia a oltranza, la volontà politica di trovare un accordo c'è, ma per evitare la pesante procedura sul debito italiano resta da colmare un nuovo buco nei conti giallo-verdi da 4,5 miliardi e da risolvere il nodo Fornero. Ormai il tempo stringe, la trattativa tra governo e Ue deve essere chiusa entro domenica, con il ministro Tria che resterà a Bruxelles fino alla fine dei negoziati con la Commissione europea. Il premier Conte ieri è tornato nella capitale belga per il summit Ue, a margine del quale intende proseguire i colloqui politici con i leader - a partire da Angela Merkel - per facilitare l'intesa con Juncker.

Dopo la marcia indietro del governo da 6,4 miliardi di mercoledì, con il deficit sceso dal 2,4 al 2,04% del Pil, in mattinata a gelare l'euforia italiana su un imminente compromesso è stato il commissario Ue Pierre Moscovici: "Passi avanti, ma non basta". Verso le 11 Tria atterra a Bruxelles con un paio d'ore di ritardo causa rallentamento del traffico aereo e incontra sia il francese che il vice presidente della Commissione, il falco Dombrovskis. Al termine dei colloqui Moscovici smorza i toni: "Sono stato male interpretato, c'è la volontà di arrivare rapidamente a una soluzione".

Tria resterà nella capitale europea fino alla fumata - bianca o nera che sia - accompagnato dai più stretti collaboratori e dal direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera. Il negoziato al Berlaymont, sede della Commissione, sarà un'altalena di riunioni tra tecnici e bilaterali tra ministro e commissari. Bisogna chiudere entro domenica, visto che se vuole evitare la procedura Ue il governo lunedì dovrà depositare il maxi-emendamento al Senato per correggere la manovra. Se sarà rottura, mercoledì 19 dicembre la Commissione pubblicherà le raccomandazioni con le pesanti correzioni dei conti per i prossimi anni. Se invece sarà accordo, Bruxelles rimarrà in silenzio, rinviando ogni decisione a gennaio in attesa che il Parlamento approvi le modifiche alla finanziaria. Quindi dopo l'Epifania la Commissione darà un via libera condizionato al debito italiano, con stretto monitoraggio e nuova pagella in primavera.

Intanto dall'altro lato di Rue de la Loi, all'Europa Building, sede del Consiglio europeo, Conte ha dato vita a una serie di bilaterali (è partito dal portoghese Costa) che proseguiranno oggi per accertarsi che i governi sostengano l'eventuale accordo con la Commissione, che per forza di cose sarà al limite delle regole Ue. Un sostegno fondamentale, perché, come confidava ieri Juncker in un incontro riservato a margine del summit, le capitali del Nord restano sul piede di guerra contro Roma. Da qui la scelta di Conte di vedersi a quattr'occhi anche con il premier olandese Mark Rutte, considerato il capo dell'ala rigorista. Ma gli incontri decisivi potrebbero essere quelli con Merkel e, ancora, con Juncker.

Il negoziato ruota intorno agli importi e alla qualità della manovra. Per la Commissione resta ferma la necessità di abbassare il deficit strutturale (calcolato al netto delle una tantum) dello 0,1%, sforzo imposto dalle regole Ue per ridurre il gigantesco debito italiano. Per il governo il 2,04% assicura questo miglioramento, per i tecnici di Bruxelles invece i calcoli italiani sono ancora una volta "ottimistici" e per raggiungere l'obiettivo manca ancora uno 0,25%, ovvero 4,5 miliardi (cifra comunque calcolata con grande generosità da Bruxelles) da aggiungere ai 6,4 appena tagliati da Conte. Si discute anche su dove reperire le risorse, con la Ue che non ha mai nascosto di preferire una sforbiciata alla controriforma della Fornero voluta da Salvini, considerata pericolosa per la sostenibilità del debito.

Se per qualche osservatore gli europei nel chiuso del Berlaymont stanno facendo riscrivere la manovra agli italiani, di fatto i negoziatori cercano nuovi escamotage in grado di restringere la distanza da 4,5 miliardi e permettere al governo di uscire dall'angolo con un (secondo) taglio meno doloroso. Sarà per questo che da entrambi i fronti ieri filtrava ottimismo, si parlava di ostacoli non insormontabili e si ricordava la comune volontà di trovare l'intesa. Ma le prossime saranno comunque ore cariche di tensione.