Giorgetti: "Reddito di cittadinanza piace all'Italia che non ci piace". Di Maio: "A me l'Italia piace tutta"
Giancarlo Giorgetti al convegno sul sovranismo con Giorgia Meloni (lapresse)
Il leghista, sottosegretario alla presidenza del consiglio, dice anche che la misura chiave del programma M5S "può aumentare il lavoro nero al sud". Ed evoca lo scenario elettorale: "Se non si realizza il contratto, torniamo alle urne". Irritazione dei 5Stelle
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Una frase buttata lì nel corso di un convegno. Che cristallizza però la distanza siderale tra Cinquestelle e Lega, soprattutto sull'economia. E fa pensare a un'accelerazione verso il voto anticipato. A pronunciarla è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. "Purtroppo il programma elettorale di M5s al Sud - dice - ha registrato larghi consensi probabilmente anche perchè era previsto il reddito di cittadinanza. Credo che abbia orientato pochissimi elettori della mie zone. Magari è l'Italia che non ci piace ma con cui dobbiamo confrontarci e governare".
Reddito cittadinanza, Giorgetti (Lega): "Piace all'Italia che non ci piace, rischio lavoro nero"
La risposta irritata di Luigi Di Maio arriva da Pescara, dove il vicepremier si trova per sostenere la candidata presidente per le regionali, Sara Marcozzi. "Ho letto - ha detto Di Maio - di una sua dichiarazione per cui il reddito di cittadinanza piace ad un'Italia che non piace a Giorgetti. A me l'Italia piace tutta, dalla Sicilia alla Valle d'Aosta, e sono orgoglioso di questo Paese". E il capogruppo al Senato del Movimento, Stefano Patuanelli: "Stupiscono le parole di Giorgetti. È un'offesa nei confronti di milioni di cittadini che il 4 marzo hanno scelto noi perché siamo da sempre l'unica forza politica innovativa e di cambiamento".
Dunque alla Lega - o almeno a Giorgetti - non piace l'Italia che ha votato i 5Stelle per la misura bandiera del loro programma politico. Ma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio non si ferma qui. E aggiunge, sempre riferendosi al reddito di cittadinanza: "È una misura del contratto di governo finalizzata a incentivare i posti di lavoro ma il pericolo che vedo è che possa alimentare il lavoro nero". Anche su questo ribatte Di Maio: "Non è tra i rischi che stiamo contemplando nel senso che l'ispettorato del lavoro e la Guardia di Finanza saranno a lavoro ogni giorno".
Giorgetti, che ha parlato durante un convegno con Giorgia Meloni su sovranismo e populismo, non si limita a sottolineare la distanza dall'alleato pentastellato. Evoca anche lo scenario del voto. "Il nostro impegno dura nella misura in cui sarà possibile realizzare il contratto di governo: quando non sarà possibile finirà, ma allora la parola torni al popolo perché senza il suo consenso un governo non può esistere".
Certo Giorgetti è uno degli esponenti del Carroccio più lontani dai 5Stelle. E anche in passato non sono mancate tensioni come quando, in ambienti grillini, il nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato avvicinato all'emendamento sul peculato spuntato a sorpresa nel ddl anticorruzione. Ma le parole di oggi sembrano indicare il deterioramento finale di un clima. E il dietrofront cui il governo è stato costretto a Bruxelles sulla manovra certo non aiuta.